Alfie Evans, si torna alla Corte: tolta la potestà genitoriale

Dopo il tentativo di trasferire il piccolo, un ordine interdittivo del giudice impedisce ai genitori di prendere decisioni sul bambino: "Dittatura di Stato". Lunedì fissata una nuova udienza. La richiesta è il trasferimento al Bambino Gesù di Roma

13 aprile 2018

ROMA - Revoca della potestà genitoriale a Tom e Kate Evans, stop a qualsiasi tentativo di trasferire il bambino e sottolineatura, da parte del giudice, che in caso ci riprovasse il papà di Alfie Evans sarebbe arrestato. Ci sarà una nuova udienza giudiziaria sul caso del bambino inglese ricoverato (senza una diagnosi certa) all'Alder Hey Hospital di Liverpool e al centro di una battaglia legale fra la famiglia e l'ospedale che ha chiesto e ottenuto dalla magistratura l'autorizzazione al distacco del ventilatore che contribuisce a mantenerlo in vita.

Dopo il tentativo, nella tarda serata di giovedì 12 aprile, di trasportare il piccolo fuori dall'ospedale con l'aiuto di una équipe medica a tal fine incaricata dalla famiglia, la trattativa intrapresa dai legali delle due parti ha portato a un doppio risultato: da un lato il distacco del ventilatore, inizialmente previsto per le ore 12 di venerdì 13 aprile, è stato rinviato; dall'altro lato, del caso è stata nuovamente investita la Corte d'Appello, con una nuova udienza che si terrà nella giornata di lunedì 16 aprile. All'ordine del giorno c'è il ricorso della famiglia che si appella all’Habeas Corpus, il principio che regola, nel mondo anglosassone, l'inviolabilità personale, mirando in sostanza al riconoscimento della libertà personale del bambino - mediata per il tramite dei suoi genitori - ed ottenere così la possibilità di lasciare l'ospedale di LIverpool per potersi recare altrove.

Una possibilità che di fatto è stata sottratta ai genitori nel corso della notte scorsa, con l'ottenimento di un provvedimento, da parte del giudice, di tipo interdittivo: un ordine in seguito al quale i genitori, Thomas e Kate, non possono più operare la tutela del figlio. Non è una vera e propria revoca della potestà genitoriale, ma nella sostanza la conseguenza è quella di rendere illegale il trasferimento del bambino.

Il tentativo attuato la notte scorsa, infatti, si fondava proprio sulla possibilità di sollevare l'Alder Hey Hospital di Liverpool dalle cure ad Alfie, assegnandole ad un'altra équipe medica. "Ieri, 12 aprile - si legge in un comunicato ufficiale dei legali della famiglia Evans - i genitori hanno esercitato i loro diritti genitoriali revocando formalmente il Dovere di Cura dall’ospedale Alder Hey e dai suoi medici, e trasferendo il Dovere di cura a uno specialista del trasporto aereo, un qualificato medico di terapia intensiva proveniente dalla Polonia, per il trasporto all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il trasferimento del Dovere di Cura da parte dei genitori è un atto legalmente esecutivo in Gran Bretagna. L’ospedale di Alder Hey ha chiamato la polizia per fermare il trasferimento di Alfie, bloccando tutte le porte, attivando un allarme antincendio e rimuovendo tutti i bambini dal reparto di terapia intensiva". Un particolare, questo dell'attivazione da parte del personale dell'ospedale dell'allarme antincendio, che getta nuova luce anche sui "disagi" per gli altri pazienti che l'Alder Hey aveva denunciato con un comunicato nelle prime ore di venerdì 13 aprile: "La scorsa notte - recitava la nota - l'ospedale ha subito notevoli disagi a causa di una protesta di vasta portata riguardante uno dei nostri pazienti: desideriamo rendere omaggio al nostro straordinario staff, che ha lavorato instancabilmente in condizioni estremamente difficili per gestire le implicazioni di questa interruzione". Tutto quanto successo nella notte di giovedì - è il giudizio della famiglia - "dimostra semplicemente che Alder Hey agisce in violazione dei diritti dei genitori e che Alfie è davvero un prigioniero se viene utilizzata la polizia"."E' una dittatura di Stato", l'accusa.

Il tentativo attuato la scorsa notte dalla famiglia ha nei fatti posto un nuovo interrogativo, anch'esso anzitutto di natura legale: i genitori, in quanto rappresentanti legali del bambino, hanno (o avevano) - come sostenuto dai loro avvocati - il diritto di incaricare un'altra équipe medica di seguire il loro figlio, anche trasportandolo altrove, ovviamente nel pieno rispetto delle misure di sicurezza? E in tal caso quali sono le responsabilità dei medici dell'Alder Hey, e le loro facoltà? Tutti interrogativi sui quali si è giocata l'interlocuzione nelle ultime ore. Le decisioni assunte sul campo dicono chiaramente quali sono le intenzioni dell'ospedale e del giudice, che ha ribadito, nella sua comunicazione, che il distacco del ventilatore deve avvenire "il prima possibile", e comunque entro il 21 aprile. Al momento, insomma, non sembrano intravedersi le condizioni affinché la richiesta della famiglia venga accolta.

La richiesta è sempre la stessa: "La famiglia - si legge nella nota - desidera trasferire immediatamente Alfie in aereo-ambulanza all’ospedale Bambino Gesù di Roma, che ha offerto assistenza gratuita per il resto della vita di Alfie, tra cui la tracheostomia e il tubo di alimentazione PEG, che sono considerati standard per un livello di cura adeguata, che Alder Hey rifiuta di fornire. I genitori sono felici di accettare la generosa offerta del prestigioso Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, che mette a disposizione di Alfie uno staff di 300 persone per gestire una diagnostica completa. Ciò determinerà il corso delle future cure di Alfie e permetterà alla famiglia di rispondere alle domande e alle preoccupazioni a lungo ignorate. Dopo la diagnostica e il conseguente piano di assistenza, Alfie potrà essere trasferito a vivere a casa con i suoi genitori. Alfie non ha bisogno di cure palliative di per sé, perché non sta morendo. Ha subito lesioni al cervello di origine non diagnosticata, ma sta migliorando man mano che cresce e il sovradosaggio di farmaci sedativi è stato ridotto. Possiamo solo immaginare cosa potrebbe accadere quando Alfie riceverà una diagnosi adeguata e una cura umana standard, e i genitori sono pronti ad amare e prendersi cura del figlio in ogni caso". 

La eli-ambulanza incaricata dalla famiglia per il viaggio continua ad essere presente a Liverpool, in attesa degli sviluppi. La disponibilità del Bambino Gesù è stata da tempo confermata dallo stesso ospedale romano, che fu contattato dalla famiglia già molti mesi fa e i cui medici volarono a Liverpool, nel settembre 2017, per visitare il piccolo Alfie. Pur confermando l'assenza di possibilità terapeutiche, l'ospedale romano si è offerto per lavorare ad una diagnosi certa, oltre che per assistere il piccolo in ogni sua necessità. (ska)

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