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“Dite alle sirene che ripasso”, sul palco la comunità artistica dei Fiori blu

Il 24 maggio il Laboratorio di musicateatro rivolto a persone in misura alternativa o messa alla prova porterà al Teatro Duse uno spettacolo ispirato a Ulisse. Grazie al crowdfunding saranno realizzate scenografie, costumi e dispositivi tecnici. Prossimo passo: un documentario per raccontare l’esperienza

14 aprile 2018

BOLOGNA – Lavorare sulla ricerca dell’identità artistica delle persone, indipendentemente dalle loro storie di vita. È l’obiettivo del laboratorio di musicateatro “I fiori blu”, l’esperimento di comunità artistica portato avanti da 4 anni da Gruppo Elettrogeno Teatro e rivolto a persone che accedono a misure alternative alla detenzione o che usufruiscono della sospensione del procedimento con messa alla prova. Il 24 maggio al Teatro Duse andrà in scena lo spettacolo finale, “Dite alle sirene che ripasso”, ispirato al racconto di Ulisse e realizzato in collaborazione con il Coro Arcanto. “Parliamo di comunità artistica perché il laboratorio si è allargato fino a coinvolgere, oltre alle persone in misura alternativa e messa alla prova, anche loro parenti e attori professionisti e non – spiega Martina Palmieri del Gruppo Elettrogeno Teatro – Al Duse sul palco saremo una settantina”. Grazie alla campagna di crwowfunding lanciata su Ideaginger e andata a buon fine, sarà possibile realizzare le scenografie per lo spettacolo, i costumi e tutti i dispositivi tecnici necessari per una produzione complessa. Il prossimo passo? “Ci piacerebbe fare un documentario sul laboratorio, che racconti sì questa esperienza ma che possa anche partecipare a festival”, precisa Palmieri. 

Il tema del viaggio è il leitmotiv del laboratorio “I fiori blu” 2018 che inizia a partire dalla storia di Ulisse, l’eroe che deve affrontare prove difficilissime per riuscire a tornare a casa, e prosegue insieme a chi, dopo aver scontato una pena dentro o fuori dal carcere deve ridisegnare uno sguardo nuovo sulla propria esistenza e lo fa attraverso l’arte. “Questo non è un progetto buonista ma è un progetto che crede nelle identità artistiche delle persone e le va a cercare in maniera intrepida e coraggiosa e le trova sempre – spiega Palmieri nel video di presentazione del progetto – E sono disarmanti nella loro bellezza e qualità”. Al Duse andrà in scena uno spettacolo a tutti gli effetti e sul palco ci saranno degli attori, “ognuno con il suo vissuto, certo, ma il nostro obiettivo è fare in modo che chi li guarda si dimentichi di chi sono. Nessuno racconterà la sua esperienza in carcere, le storie escono comunque ma non è ciò che interessa a noi. A noi – conclude Palmieri – interessa l’integrazione. Ecco, in questo laboratorio, si sperimenta l’integrazione, il convivere al di là delle nostre storie in una comunità artistica”. (lp) 

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