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Siria, sempre più urgente che “Onu imponga il cessate il fuoco”: appello di Arci

La presidente nazionale Francesca Chiavacci, dopo il primo bombardamento “da parte dei soliti noti dal grilletto facile, chiede che “le Nazioni Unite impongano un immediato cessate il fuoco” e l'Ue “condanni qualsiasi azione unilaterale da parte dei suoi Stati membri” e “il governo riferisca in Parlamento”

14 aprile 2018

ROMA – Sulla Siria torna a farsi sentire con forza la voce di Arci, dopo l'iniziativa promossa ieri a Roma con la Rete di Pace: oggi, dopo il primo bombardamento “da parte dei soliti noti dal grilletto facile, la presidente nazionale Francesca Chiavacci chiede che “le Nazioni Unite impongano un immediato cessate il fuoco” e l'Ue “condanni qualsiasi azione unilaterale da parte dei suoi Stati membri” e “il governo riferisca in Parlamento”. 

Il riferimento è in particolare a Usa, Regno Unito e Francia: “I molti interessi in gioco, di influenza geopolitica, di utilizzo e transito delle risorse energetiche, di antagonismi religiosi – dichiara Chiavacci - trovano, nel pretesto del presunto utilizzo di armi chimiche, il modo di portare a termine un disegno che comincia 7 anni fa e che ha prodotto oltre 400 mila morti e più di 4 milioni di profughi. La guerra, purtroppo, non comincia oggi in quella regione – continua - ma da oggi assumerà un carattere globale per il coinvolgimento diretto - e non più per procura - delle grandi potenze, con conseguenze al momento inimmaginabili. Tutto il Medio Oriente è una polveriera, una scintilla potrebbe essere l'inizio di una corsa senza fine verso un esito tragico e già visto, il cui prezzo maggiore è sempre pagato dalla popolazione civile”. 

Alla luce di questa situazione, Arci rivolge il proprio appello alle Nazioni Unite, all'Unione europea e al governo italiano. Alle prime chiede che “si riapproprino del proprio ruolo e che impongano un immediato cessate il fuoco”, all'Ue “che parli con una sola voce, condanni qualsiasi azione unilaterale da parte dei suoi Stati membri”; infine al governo, che “riferisca al più presto in Parlamento, non assuma nessuna iniziativa e non conceda l'utilizzo delle basi in territorio italiano per nessun fine”. 

Da parte sua, Arci assicura: “presteremo il massimo dell'attenzione a tutte le prossime fasi di questa delicatissima vicenda, tanto a Roma e verso le istituzioni del Paese, quanto nei territori e nelle città, per un effettivo rispetto dell'articolo 11 della nostra Costituzione, insieme a tutte le forze democratiche, all'associazionismo pacifista e nonviolento, alla società civile del nostro Paese”.

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