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Carcere. Antigone: torna l’affollamento, ma diminuiscono i reati

È quanto afferma il XIV Rapporto sulle condizioni di detenzione dell’associazione presentato oggi a Roma. A marzo 2018 sono oltre 58 mila i detenuti: 6 mila in più di due anni fa. Nel 2016 il numero di reati denunciati è il più basso degli ultimi 10 anni

19 aprile 2018

ROMA - Sono passati sei anni dalla storica sentenza Torreggiani, ma in Italia il carcere ha ancora troppi detenuti rispetto alla capienza massima ufficiale: il tasso di sovraffollamento è al 115,2 per cento. A fare il punto sullo stato degli istituti penitenziari italiani è il nuovo rapporto dell’associazione Antigone presentato oggi a Roma. I dati presentati in -quest’ultimo report, quindi, rilanciano l’allarme affollamento. Al momento della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo erano oltre 65 mila i detenuti nelle carceri italiane, ma il rischio sanzioni fece crollare nel giro di poco il dato a poco più di 52 mila unità. Passata l’emergenza, però, il numero dei detenuti ha ripreso a lievitare arrivando a superare le 58 mila presenze al 31 marzo 2018, con una crescita di 6 mila unità in poco più di due anni.

Vent’anni di osservazione. Il rapporto di quest’anno coincide con un anniversario importante per Antigone. Sono vent’anni, infatti, che l’associazione è autorizzata dal ministero della Giustizia a visitare i 190 Istituti di pena italiani. Oggi sono oltre 70 le osservatrici e gli osservatori di Antigone autorizzati a entrare nelle carceri con prerogative paragonabili a quelle dei parlamentari. “Una prova importante di trasparenza dell’amministrazione penitenziaria”, spiega l’associazione. Da quest’anno, spiega Antigone, è possibile seguire il lavoro degli osservatorio anche online. “È possibile vedere in tempo reale lo stato di avanzamento delle nostre visite ed una parziale visualizzazione dei dati raccolti - si legge nel rapporto -. Si vede ad esempio come in 10 istituti tra quelli che abbiamo visitato c’erano celle in cui i detenuti non avevano a disposizione 3mq calpestabili, in 50 istituti c’erano celle senza doccia ed in 4 celle in cui il wc non era in un ambiente separato dal resto della cella”.

Diminuiscono i reati. Secondo i dati contenuti nel rapporto, il numero dei reati denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria nel 2016 è il più basso degli ultimi 10 anni. “Se si guarda al numero degli ingressi in carcere dalla libertà possiamo vedere come nel 2006 questi furono 90.714 (quando i reati commessi erano quasi 2.8 milioni) - continua il rapporto -. La decrescita è proseguita fino al 2015, quando gli ingressi in carcere dalla libertà furono 45.823 a fronte di poco meno di 2.7 milioni di reati. Così nel 2016 gli ingressi erano circa 1.500 in più dell’anno precedente, mentre i reati denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria erano 200mila in meno”.

Diminuiscono anche gli omicidi
, spiega Antigone.Tra il 2016 e il 2017 sono passati da 389 a 343, con una diminuzione dell’11,8 per cento. “Di questi 46 attribuibili alla criminalità e ben 128 consumati in ambito familiare/affettivo - spiega il rapporto . Meno di un omicidio al giorno. Una persona ogni 175 mila viene ammazzata. Negli Stati Uniti viene ammazzata una persona ogni ventimila. Nel Regno Unito una persona ogni 110 mila. Nella considerata sicura Germania una persona ammazzata ogni 120 mila abitanti”. Tra i reati per cui si finisce in carcere, al primo posto troviamo i reati contro il patrimonio (32 mila detenuti), poi ci sono quelli contro la persona (23 mila detenuti) e al terzo posto ci sono gli oltre 19 mila detenuti per la violazione della normativa sulle droghe (su questi dati va considerato che  a ciascun detenuto può essere ascritto più di un reato).

Chi esce dal carcere, spesso vi ritorna. Altro dato interessante pubblicato nel rapporto di Antigone è quello della recidiva. Secondo l’associazione, infatti, il 39 per cento delle persone uscite dal carcere nel 2007 vi ha fatto rientro, una o più volte, negli ultimi 10 anni. “Troppo spesso il carcere non aiuta la sicurezza dei cittadini - si legge nel rapporto -. Dei 57.608, solo 22.253, meno del 37 per cento, non avevano alle spalle precedenti carcerazioni. Oltre 7 mila ne avevano addirittura un numero che spazia dalle 5 alle 9”. Tra i detenuti, inoltre, non è da trascurare il numero dei presunti innocenti che rappresenta il 34,4 per cento del totale dei detenuti. Si tratta di persone in attesa di sentenza definitiva la cui presenza nelle carceri italiane è ben al di sopra della media europea che si attesta al 22 per cento. Tuttavia, si legge nel rapporto, qualche passo in avanti è stato fatto: nel 2008 la carcerazione in assenza di condanna definitiva riguardava la metà dei detenuti.

Sempre più bambini sotto i tre anni in carcere. L’ultimo dato rispetto alla presenza di bambini conviventi con le proprie madri detenute è di marzo 2018 e mostra un aumento del dato rispetto all’anno precedente: se a fine marzo 2018 erano 70 i bambini conviventi con 58 madri detenute, l’anno precedente erano 50. Non tutti i bambini, inoltre, risiedono assieme alle rispettive madri in Istituti a custodia attenuata per detenute madri (Icam). “Su 70 bambini in carcere al 31 marzo - denuncia Antigone -, in Icam ve ne sono dunque 41. Di questi, 20 sono figli di detenute straniere. Gli altri 29 bambini sono allocati in sezioni ordinarie. Di questi, 16 sono figli di detenute straniere”.

Sanità penitenziaria con più ombre che luci. Nel 2018 ricorrono anche i 10 anni della riforma della sanità penitenziaria, tuttavia ad oggi negli istituti restano diverse criticità. Secondo quanto spiega Antigone nel rapporto, “nel 69 per cento degli istituti visitati le informazioni sanitarie dei pazienti-detenuti degli istituti italiani sono ancora registrate, trascritte e annotate sulla carta - si legge nel rapporto -. Solo il 30 per cento delle carceri è adeguato ad ospitare persone con disabilità motoria”. Nelle 86 carceri visitate da Antigone negli ultimi mesi, 59 non prevedono la cartella clinica informatizzata (contro i 20 istituti che invece la prevedono, concentrati in Emilia Romagna e Toscana). 

Aumentano i suicidi nel 2017. Secondo i dati raccolti da Ristretti orizzonti, nelle carceri italiane nel 2017 sono morte 123. Tra questi decessi, però, ci sono 52 suicidi, sette in più rispetto al 2016 e sei in più rispetto al 2009. Un dato che, secondo Antigone, fa salire il tasso di suicidi da 8,3 ogni 10 mila persone del 2008 a 9,1 del 2017. Sempre nel 2017 sono, inoltre, 1.135 i tentativi di suicidio, mentre sono 9,5 mila gli atti di autolesionismo registrati a livello nazionale.

Cresce il numero dei volontari. Basta guardare il budget preventivo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria per capire il peso economico del pianeta carcere: oltre 2,8 miliardi, per un costo giornaliero per detenuto di 137 euro. Sebbene l’80 per cento del budget sia  destinato a spese per il personale civile e di polizia penitenziaria, però, tra il 2016 e il 2017 non sono mancati i tagli agli organici sia della polizia penitenziaria che agli educatori. Su questi ultimi, però, i tagli “hanno pesato in maniera sproporzionata, il cui numero (previsto) è diminuito del 27,3 per cento, passando da 1377 a 999. Il personale in divisa previsto è diminuito del 9,8 per cento, passando da 41.253 a 37.181”. Ad aumentare, invece, sono i volontari che rispetto al 2016 crescono di circa mille unità: dai 15.959 si è passati a 16.842. 

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