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Questura di Milano off limits per gli avvocati dei richiedenti asilo

Da ormai due anni i migranti non possono più farsi assistere dai loro legali quando vengono convocati in Questura. Per l'avvocato Alessandro Giungi è una regola "antidemocratica e anticostituzionale". Le proteste di Asgi, Naga e Avvocati per niente finora non sono servite

20 aprile 2018

MILANO - La Questura di Milano lascia fuori dalla porta gli avvocati che assistono i richiedenti asilo. Una prassi che dura ormai da almeno un paio d'anni, ma che ora torna di attualità per la protesta dell'avvocato Alessandro Giungi, ex consigliere comunale del Pd a Palazzo Marino. "Continua ad essere applicata la regola antidemocratica e anticostituzionale che impedisce agli avvocati di accedere con i propri assistiti richiedenti asilo o in attesa di rilascio di permesso di soggiorno in Questura - scrive sul suo profilo Facebook - . E poi sento parlare di diritti…". Nell'aprile del 2016 le associazioni Naga, Asgi e Avvocati per niente avevano scritto anche una lettera di protesta. "Fummo poi ricevuti dalla dirigente dell'ufficio immigrazione -ricorda l'avvocato Livio Neri di Asgi-. Ma non siamo riusciti ad ottenere nulla. La Questura ha confermato la decisione di non permettere l'accesso degli avvocati". 

"Quello che non riesco a capire è il motivo per cui un avvocato non può assistere un suo cliente anche quando quest'ultimo è convocato in Questura - aggiunge Alessandro Giungi -. Tra l'altro, così si possono evitare fraintendimenti tra migrante e uffici della Questura. Spesso il richiedente asilo non comprende bene la lingua italiana e tanto meno i termini burocratici e giuridici. Siamo avvocati che entrano nelle carceri, nei tribunali e in altri luoghi importanti, ma non possiamo portare la nostra competenza in Questura. È incomprensibile". Tra l'altro l'articolo 16 del decreto legislativo n.25 del 2008 prevede che lo straniero che chiede asilo ha diritto di "farsi assistere, a proprie spese, da un avvocato": "Da nessuna parte è vietato che ciò avvenga anche dentro la Questura - sottolinea Livio Neri - . Del resto, qualunque persona può farsi accompagnare in un ufficio pubblico da un avvocato. Certo di solito e per fortuna non ce n'è bisogno, ma nel caso dei migranti ci sono delle situazioni particolari e complesse che esigono una maggiore tutela". (dp)

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