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Alfie Evans, nuovo no dalla Corte Suprema: "Basta aspettare"

La Corte Suprema britannica nega la necessità di una nuova udienza e accelera i tempi: “Non c’è motivo di aspettare, l’ospedale è libero di agire”. Per i giudici “il miglior interesse” di Alfie non è il trasferimento altrove, ma la fine del trattamento a cui è sottoposto. La famiglia ricorre alla Corte europea dei diritti dell’uomo

20 aprile 2018

ROMA - Niente viaggio, nessun trasferimento a Roma. Il miglior interesse di Alfie è solo quello che il trattamento a cui è sottoposto termini il prima possibile. E non c'è ragione di attendere ulteriormente, l'ospedale Alder Hey di Liverpool ha via libera per l'applicazione della sentenza. E' questo il nuovo pronunciamento della giustizia britannica che chiude ulteriormente le porte in faccia alle richieste avanzate dalla famiglia Evans, e rilanciate in questi giorni anche da papa Francesco.

Nel pomeriggio di venerdì 20 aprile, la Corte Suprema del Regno Unito ha rifiutato alla famiglia di Alfie Evans, il bambino inglese di 23 mesi ricoverato all’Alder Hey Hospital di Liverpool, un ulteriore dibattimento contro la decisione della Corte d’Appello che nei giorni scorsi aveva rigettato la richiesta di trasferire il piccolo all’Ospedale Bambino Gesù di Roma. Basate sul principio dell’habeas corpus, quindi sull’inviolabilità della persona, le argomentazioni presentate dagli avvocati sono state rigettate analizzandole sulla carta. La decisione della Corte d'Appello, nei giorni scorsi, era stata quella che non ci fosse alcuna sostanziale limitazione della libertà del bambino e che il suo “miglior interesse” fosse solamente quello dell’interruzione della respirazione assistita. Azione che lo porterà alla morte.

La Corte Suprema oggi ha quindi deciso semplicemente considerando le argomentazioni presentate per iscritto dai legali della famiglia, negando la stessa possibilità di una udienza per dibattere il caso. Gli avvocati degli Evans hanno subito reso noto che sarà presentato un appello urgente alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), fondato sull'articolo 5 della Convenzione dei Diritti Umani dell'Unione Europea, sempre inerente alla libertà di movimento.

Ma il ricorso potrebbe non essere sufficiente a ritardare ancora l’applicazione delle sentenze. "Non c'è alcun motivo per ulteriori ritardi” – si legge nel testo. “Non vi sarà ulteriore sospensione dell'ordine della Corte d'Appello. L'ospedale deve essere libero di fare ciò che è stato deciso sia nel migliore interesse di Alfie. Questa è la legge in questo paese. Nessuna richiesta alla Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo può o dovrebbe cambiarlo". E negando che Alfie sia in una condizione di “detenzione”, la Corte Suprema afferma che "è stato sancito in modo definitivo che non è nell'interesse di Alfie, non solo rimanere all'Alder Hey Hospital con l'attuale trattamento, ma anche viaggiare all'estero per lo stesso scopo. Pertanto, non è lecito continuare a trattenerlo, all'Alder Hey o altrove. Il rilascio a cui (Alfie) ha diritto, quindi, è il rilascio dall'imposizione di un trattamento che non è nel suo miglior interesse".

“Bisogna guardare in faccia i fatti”, scrivono i giudici. “Alfie sembra un bambino normale ma è opinione unanime dei dottori che il suo cervello sia distrutto. (…) Non c'è speranza che migliori. (…) E' stato giudicato che il suo miglior interesse non sia quello che il trattamento che lo mantiene in vita sia continuato o quello di trasferirlo in un altro paese a questo scopo”.

Dopo l’interessamento diretto di papa Francesco, il team del Bambino Gesù di Roma aveva inviato in Gran Bretagna una nuova manifestazione di interesse, affermando di essere disponibile a seguire anche il trasporto del piccolo da Liverpool fino a Roma. Nelle ultime ore anche l’Ospedale Gaslini di Genova aveva dichiarato di essere disponibile ad accogliere Alfie, ma le notizie provenienti dal Regno Unito fanno comprendere che non sembrano esserci reali alternative al percorso delineato dalle sentenze. (ska)

 

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