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Migranti. Da via Vannina al ghetto sulla Tiburtina: "Condizioni indegne"

In un rapporto un team di associazioni (Medu, Alterego, A Buon diritto, Be free, Wiplf) analizza i recenti sgomberi a Roma. E chiede audizione al Comune per mettere in campo una soluzione alloggiativa: “Persone vanno prese in carico, a rischio salute fisica e mentale”

21 aprile 2018

ROMA – Da via di Vannina all’ex fabbrica della penicillina sulla Tiburtina a Roma, la distanza è di poco più di un chilometro: l’hanno percorsa a piedi circa 80 delle persone sgomberate per la seconda volta dall’edificio abbandonato nella periferia est della Capitale, il 21 marzo scorso. Con le poche cose raccolte in fretta si sono rifugiate nell’enorme scheletro, sede fino agli anni 90 di una delle industrie più importanti della farmacologia italiana, l’ex Leo. Per vivere di nuovo in modo fatiscente, in condizioni igienico sanitarie indegne, tra amianto, residui chimici, rifiuti speciali abbandonati, infestazioni di ratti, carenza di servizi. A denunciare la situazione è un rapporto realizzato da un team di associazioni (Alterego-Fabbrica dei Diritti; A Buon Diritto, Medu, Be Free, Wilpf) che hanno seguito gli sgomberati dal punto di vista legale, medico e assistenziale. Per le organizzazioni, infatti, quello di via di Vannina, è uno sgombero che “rappresenta l’emblema delle gravi e irrisolte criticità del sistema italiano di accoglienza ed inclusione sociale dei migranti”.

La storia inizia circa quattro anni fa. Più di cento persone, tutti cittadini extracomunitari e nella maggior parte dei casi legalmente soggiornanti, si erano stabilite in quel luogo a partire dal 2014. Questo vero e proprio ghetto “è nato e si è sviluppato nell’indifferenza delle istituzioni, dando rifugio ai migranti in cerca di un riparo”, spiegano -. Non è un caso che l’edificio si trovi all’estrema periferia di Roma in zona Tor Cervara, vicina alla Questura - Ufficio Immigrazione, di via Patini e a diverse strutture di accoglienza per richiedenti protezione internazionale. “Un luogo marginale e isolato, costeggiato da capannoni industriali, sale con slot-machine e compro-oro, con una forte presenza della criminalità organizzata, come testimonia l’operazione antimafia Babylonia che, il 23 giugno del 2017, ha portato al sequestro di numerose attività commerciali proprio nei pressi di quella zona. Solamente a giugno 2017, quando sia il civico 74 che il 78, a quei tempi entrambi occupati da circa cinquecento persone, furono sottoposti a una violenta operazione di sgombero, qualche riflettore si è acceso per mostrare un lato volutamente nascosto e dimenticato di Roma”.

Ex Fabbrica Penicillina3

 Secondo il report, tra i motivi che hanno spinto uomini e donne a vivere nel ghetto di via di Vannina, (rioccupato già dopo l’estate 2017 e nuovamente sgomberato un mese fa) è il mancato rinnovo dei permessi di soggiorno, a vario titolo, a causa della richiesta della -Questura di Roma - Ufficio immigrazione di fornire un indirizzo di residenza. Le associazioni ricordano che, con la delibera 31/2017, la giunta Capitolina ha deciso di affidare la procedura di iscrizione a via Modesta Valenti (residenza fittizia) ai singoli municipi. In precedenza, potevano farlo anche le associazioni del privato sociale.Chiaramente, per poter richiedere l’iscrizione anagrafica è necessario dimostrare la regolarità del soggiorno -si legge nel report - La procedura istituita dalla delibera, ormai in vigore da più di un anno, però si è dimostrata più complessa e lunga del previsto. La questione della residenza per i senza fissa dimora ha rappresentato sicuramente il principale ostacolo per tutte le associazioni impegnate a nell’assistenza degli occupanti”.

Oltre agli ostacoli burocratici le associazioni denunciano l’assenza di assistenza da parte del Comune di Roma. “L’unica risposta messa in campo in questi mesi è stata solo ed esclusivamente quella repressiva. Tanto gli sgomberi del giugno 2017 quanto quello di marzo 2018 sono avvenuti senza delineare una soluzione alternativa– scrivono -. Riteniamo queste procedure illegittime alla luce della normativa vigente, infatti, l’art. 11 della legge n. 48/2017, nel dettare disposizioni in materia di occupazioni arbitrarie di immobili, fa salva la salvaguardia dei livelli assistenziali che devono essere in ogni caso garantiti agli aventi diritto dalle regioni e dagli enti locali”. Inoltre, ricordano che la circolare del Ministero dell’Interno del 1 settembre del 2017 specifica ulteriormente le modalità applicative del suddetto art. 11 nell’attuazione degli sgomberi di occupazioni abitative, evidenziando la necessità di tenere in giusta considerazione sia i diritti dei proprietari sia i diritti degli occupati che riversano in una condizione di marginalità sociale.

Ex Fabbrica Penicillina2

“Tali disposizioni sono rimaste totalmente disattese negli sgomberi delle occupazioni informali di via di Vannina. In particolare riteniamo che l’ultimo intervento del 21 marzo 2018 si sia svolto con modalità non conformi alle prescrizioni presenti nella sopra citata circolare– si legge nel report -. Sicuramente non sono state predisposte misure finalizzate a garantire una tutela alloggiativa per le persone sottoposte allo sgombero del 21 marzo 2018. Infatti, la maggior parte degli occupanti sgomberati, in assenza di soluzioni alternative, è stata costretta a trovare riparo in un enorme capannone industriale in via Tiburtina 1040, sede dismessa della Fabbrica della Penicillina. In tale immenso edificio già vivono cinquecento persone a cui si sono aggiunti circa un’ottantina di migranti sgomberati da via di Vannina. L’immobile, completamente fatiscente e pericolante. Un contesto, dunque, totalmente inadatto alla presenza di qualsiasi essere umano, con pericoli gravi concernenti la salute fisica e mentale delle persone”.

Le associazioni chiedono, quindi, un’immediata assunzione di responsabilità da parte di tutte le istituzioni coinvolte, per la definizione in tempi brevi di un piano di evacuazione dal capannone di via Tiburtina 1040, con la presa in carico delle persone lì presenti. E di essere audite, il prima possibile, dal Comitato dell’Area Metropolitana di Roma Capitale, per presentare la relazione sulle attività di monitoraggio e di assistenza svolte in questi mesi nell’occupazione di via di Vannina 78. Di essere, infine,  portate a conoscenza dei lavori svolti dalla Cabina di regia presso il Ministero degli Interni, al fine di comprendere se possa risultare concreta ed attuabile una soluzione alloggiativa per le persone attualmente presenti nello stabile di via Tiburtina 1040. (ec)

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