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Alfie Evans resta in ospedale: "Continuare col piano di fine vita"

Il giudice Hayden esclude definitivamente il trasferimento a Roma e chiede all'ospedale (che si prende 3-5 giorni di tempo) di valutare lo spostamento a casa. Di fatto, si continua nella situazione attuale. Dopo 24 ore di stop, è stata riattivata la nutrizione. Il padre: "Siamo in ostaggio"

24 aprile 2018

ROMA - "L'Alta Corte ha deciso che è nel migliore interesse di Alfie continuare con il piano di fine vita sviluppato dal team clinico che si è preso cura di lui per tutto il tempo". E' questo il modo in cui l'Alder Hey Hospital di Liverpool riassume l'udienza tenuta nel pomeriggio di oggi a Manchester di fronte al giudice Anthony Hayden, lo stesso che aveva già scritto le precedenti sentenze del caso Alfie Evans. Nel corso dell'udienza l'avvocato della famiglia ha chiesto il trasferimento a Roma al Bambin Gesù (permesso negato dal giudice), e lo stesso giudice ha chiesto ai medici dell'Alder Hey di valutare il trasferimento a casa (ipotesi dagli stessi definita "impossibile" e comunque valutabile solo nell'arco di tre-cinque giorni). Di fatto, i medici di LIverpool sono liberi di "valutare" l'opportunità di un trasferimento a domicilio, ma non hanno ricevuto dal giudice alcun obbligo in tal senso. 

boxIl risultato di tutto ciò è che si continua nella situazione attuale, in ospedale, con un bambino che respira da solo contro ogni previsione e che però, da lunedì sera, non viene nutrito ma solo idratato. E con la cura del bambino che di fatto viene svolta direttamente dai suoi familiari (in contatto con alcuni specialisti pediatrici italiani) perché medici e infermieri dell'Alder Hey Hospital non sono tenuti - da protocollo - a prestargli delle cure volte a garantirgli sostegno vitale. Il padre di Alfie, Thomas, scrive: "Siamo arrivati a 24 ore. Alfie sta lottando in modo stupendo! Con tutte le sue meravigliose caratteristiche: labbra rosa, faccia da adulto e, ogni tanto, quel suo sorriso sfacciato. Ma è senza nutrizione da 23 ore, è affamato. Questo è umano? Dove sta la sua dignità". E ancora: "Abbiamo perso nuovamente, ci tengono in ostaggio e Alfie non viene nutrito". Qualche ora dopo, poi, durante la notte fra martedì 24 e mercoledì 25 aprile, la nutrizione è stata riattivata.

La sopravvivenza del bambino, contro ogni previsione dei medici, non ha dunque cambiato lo scenario, con il giudice Hayden fermo nel negare ogni trasferimento oltremanica e l'ospedale deciso a proseguire nel piano di fine vita. Che va avanti quindi secondo tutte le previsioni, con un'unica eccezione: il fatto che Alfie sia, al momento, ancora vivo.

Sul fronte diplomatico, la presenza del personale dell'ambasciata italiana in Gran Bretagna non ha almeno finora portato risultati. Un'ambulanza con medici del Bambino Gesù, messa a disposizione in collaborazione con il ministero della Difesa, era pronta al trasferimento a Roma, poi negato. La storia continua a Liverpool. 

L'UDIENZA. Nessun trasferimento a Roma o a Monaco di Baviera e valutazione su un possibile trasferimento a casa, a Liverpool. Con l'Alder Hey Hospital che però giudica al momento "impossibile" tale eventualità, soprattutto per la "paura" e l'ostilità che i medici subiscono dalla famiglia e dai loro sostenitori. "Almeno tre o cinque giorni per prendere una decisione", secondo i medici. L'avvocato degli Evans ha domandato che, in assenza di alternative nel giro di 48 ore, venisse riconsiderato il trasferimento verso Roma, ma il giudice Hayden ha definitivamente sentenziato che Alfie non volerà verso l'Italia. E che di fatto si sceglie di non dirimere la situazione venutasi a creare dopo l'inaspettato sopravvivere di Alfie, che a distanza di ore dal distacco del ventilatore continua a respirare da solo, assistito non dalla ventilazione che lo accompagnava ormai da mesi e che contribuiva al suo sostegno vitale, ma da una semplice mascherina per l'ossigeno. Il giudice Hayden, già estensore di numerose sentenze e autore dell'ordine che solo ieri pomeriggio ha preteso il distacco del ventilatore in orario serale, ha chiesto all'ospedale di valutare la fattibilità di un trasferimento a domicilio del piccolo. I medici hanno affermato che uno spostamento simile non si fa in una notte e che ci vorrebbero, nel caso, almeno 3-5 giorni. Anche se, dicono, occorre considerare l'ostilità subita dai medici, fra i quali regna "una paura vera". Una frase, in particolare, indica in tutta la sua evidenza la lontananza anzitutto culturale fra i medici e la famiglia: "E' veramente straziante - ha detto uno dei medici - essere di nuovo qui a discutere del caso quando tutto ciò che vogliamo fare è il meglio per la famiglia di Alfie". L'udienza è ancora in corso e non è stata ancora emessa una decisione definitiva.

IL POMERIGGIO. Per Alfie Evans, ci sarà dunque una nuova e inaspettata udienza. Dopo che la ventilazione assistita è stata staccata, ieri sera poco dopo le 22, il bambino ha iniziato a respirare autonomamente. Legali e diplomazia al lavoro per l'intera mattina, finché il giudice d’appello dell’Alta Corte britannica, Anthony Hayden, firmatario nei giorni scorsi del verdetto di via libera a staccare la ventilazione al piccolo, ha annunciato per oggi pomeriggio a Manchester, alle 15.30 locali (le 16,30 in Italia) una nuova udienza, cui sono convocati i rappresentanti legali di tutte le parti, inclusa la famiglia e l'ospedale Alder Hey di Liverpool. All'udienza prenderà parte anche l'ambasciatore italiano a Londra. Frattanto, il ministero della Difesa ha approntato un aeromobile ad uso ambulanza per accogliere il paziente Alfie Evans nel caso in cui il trasferimento sia effettivamente consentito dal giudice. 

Si tratta quindi dell'udienza decisiva per definire la situazione venitasi a creare dopo l'inatteso e inaspettato evento della sopravvivenza, fino ad ora, del piccolo Alfie. Il quale in tutte queste ore è stato stabile, ma che comunque, pur ricevendo dalle otto di questa mattina un aiuto con la mascherina dell'ossigeno, non è più assistito da una ventilazione vera e propria. E alla lunga la sua situazione, per quanto stabile lungo l'arco delle ore passate finora senza respiratore, potrebbe risentirne. 

LA MATTINA. Alle sette del mattino, dopo una notte di veglia, il padre Thomas si rivolge alla stampa affermando: "Alfie respira da solo da più di nove ore ormai, sua mamma lo tiene fra le braccia e stanno bene insieme. Ho avanzato la richiesta di ritornare ad idratarlo", richiesta accolta dopo varie insistenze gli era stato concesso. "Ho detto ai dottori: vedete, avevo ragione, ho sempre avuto ragione, dicevano persino che Alfie soffriva invece non soffre nemmeno senza la ventilazione. Lo hanno lasciato per sei ore senza cibo né acqua. Ma ora abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno dei supporti vitali". Due ore dopo, fa sapere la madre Kate, al piccolo è stato fornito anche dell'ossigeno. "Non importa cosa succederà - dice la donna - ma Alfie ha dimostrato che i medici avevano torto". A partire dalle nove del mattino dunque Alfie ha una mascherina per l'ossigeno, che non costituisce però la ripresa della ventilazione assistita di cui godeva precedentemente. Sul lato diplomatico sono ore frenetiche. "Ho parlato - dice la presidente dell'ospedale Bambin Gesù, Mariella Enoc - con l'ambasciatore Trombetta a cui ho detto che l'equipe del Bambino Gesù è allertata e pronta a partire in pochi minuti. Il ministro Pinotti si sta attivando per dare l'aereo. La situazione va risolta in pochi minuti". Ma le trattative si prolungano, fino alla decisione, alle ore 13, di un'udienza fissata alle 16,30, con la convocazione dei rappresentanti legali di tutte le parti, inclusa la famiglia e l'ospedale Alder Hey di Liverpool.

LA NOTTE. Il respiratore viene staccato alle 22:17. Alfie respira da solo, in alcuni tratti a fatica. I genitori chiedono che gli venga fornito ossigeno, i medici respingono la richiesta. Più avanti, alle 4 del mattino, viene fatto sapere che il piccolo è stabile, ha ripreso colorito e si trova nelle braccia della madre Kate. Secondo quanto riferito dagli Evans, durante la notte i genitori hanno tentato di fornire ossigeno con una mascherina, ma l'operazione non è stata autorizzata dai medici che stanno seguendo il protocollo deciso dalla Corte. Il bambino viene idratato. La famiglia spera che Alfie continui a vivere in autonomia per poter, nel corso della mattinata di oggi, rivolgersi nuovamente al giudice. Già in una precedente circostanza, nei mesi passati, ad Alfie era stato staccato il respiratore, e il piccolo aveva resistito quattro ore prima che i medici si convincessero a ripristinare la ventilazione. (ska)

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