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Dalle multe al permesso di soggiorno: in 3.700 dagli avvocati di strada

Bilancio sociale 2017 dell'associazione che si occupa di tutelare senza dimora e immigrati. Il 37,2% delle pratiche era di diritto civile, il 28,9% di diritto amministrativo, il 24,3% di diritto dell'immigrazione e il 9,6% di diritto penale. Il valore del lavoro svolto per seguire i casi è di circa 2,6 milioni di euro

26 aprile 2018

MILANO - Multe sui mezzi pubblici, perdita della residenza anagrafica, problemi con il permesso di soggiorno: sono queste le tre principali tipologie di "pratiche giuridiche" affrontate dai 982 volontari di "Avvocato di strada", associazione nata a Bologna e
che ora ha 49 sedi sparse su tutto il territorio italiano. Nel 2017 gli avvocati dell'associazione hanno assistito gratuitamente 3.769 persone: 59% extracomunitari, 28% -italiani e 13% comunitari. Il 37,2% delle pratiche era di diritto civile, il 28,9% di diritto
amministrativo, il 24,3% di diritto dell'immigrazione e il 9,6% di diritto penale. Queste alcune delle cifre contenute nel bilancio sociale 2017 dell’associazione. "In una pagina memorabile del libro ‘L’avvocato di strada’, il protagonista ideato da John Grisham dice
'Prima di tutto sono un essere umano. Poi un avvocato. È possibile essere entrambe le cose' -commenta Antonio Mumolo, presidente di Avvocato di Strada-. I numeri delle nostre attività lo confermano”.

Il valore equivalente del lavoro svolto per seguire tutti i casi è di circa 2,6 milioni di euro.  Spulciando nel Bilancio sociale dell'Associazione, emerge che i casi più ricorrenti (918) riguardano le multe ai senza dimora che viaggiano sui mezzi pubblici senza biglietto. "I nostri utenti non hanno mezzi propri con cui spostarsi e spesso sono costretti ad utilizzare i mezzi pubblici per poter raggiungere i servizi che il territorio offre, quali mense o dormitori -scrivono gli avvocati nel Bilancio sociale-. Inoltre spesso i mezzi pubblici cittadini costituiscono un riparo facilmente accessibile contro il freddo dei mesi invernali, quando passare all’esterno l’intera giornata può essere molto faticoso. Le multe che non vengono pagate aumentano negli anni e le cifre possono salire molto, fino a
costituire debiti di migliaia di euro: una cifra inaffrontabile per chiunque vive in strada e un ostacolo insormontabile per chi vorrebbe uscirne. Quello delle multe può essere un fardello che viene in rilievo anche in un secondo momento: quando queste
persone riescono a reinserirsi nella società grazie ad un lavoro o ad una piccola fonte di reddito come una pensione, vengono raggiunte da ingiunzioni di pagamento che rischiano di minare i progressi fatti".
 
Le pratiche di diritto civile costituiscono la maggioranza delle pratiche totali aperte dall’Associazione nel corso del 2017; la questione più affrontata è quella della residenza anagrafica, con 345 casi. "Molto spesso chi finisce a vivere in strada perde la residenza e viene quindi cancellato dalle liste anagrafiche -si legge nel bilancio sociale-, con conseguenze spesso drammatiche: si pensi solo che senza una residenza non è possibile esercitare il proprio diritto di voto, non si ha diritto ad un’assistenza sociale o a
prestazioni sanitarie che non siano di pronto soccorso, non si può chiedere di avere accesso al gratuito patrocinio per la difesa giudiziaria e molte altre cose ancora. Per tutte queste ragioni, quella di garantire una residenza anagrafica a quanti vivono in
strada costituisce da sempre una delle battaglie più importanti per l’Associazione".
 
I casi legati a problemi di permesso di soggiorno sono stati 466. "I nostri volontari si occupano di assistere gli utenti nelle procedure necessarie al rilascio e al rinnovo di permessi per motivi di lavoro, motivi di salute o per motivi familiari. Molte persone arrivano in Italia da sole con un permesso di soggiorno per motivi di lavoro legato ad
un regolare contratto ma, in seguito ad un infortunio invalidante, perdono la possibilità di lavorare e, di conseguenza, di rinnovare il loro permesso. In mancanza di altri appoggi sul territorio italiano, la persona entra in una spirale di emarginazione, si ritrova a vivere in
strada in condizioni di irregolarità e precarietà e senza alcun tipo di assistenza medica".
 
Pochi invece i casi di diritto penale. "Quando si pensa alle persone senza dimora il senso comune porta ad immaginarle come autori abituali di reati e come delle persone che vivono ai margini della legalità -sottolinea l'associazione-. Da anni le statistiche delle
nostre attività dicono il contrario: non solo le pratiche di diritto penale sono quelle di cui ci occupiamo meno, ma nella maggior parte dei casi le attività che portiamo avanti vedono i nostri utenti come vittime di violenze ed aggressioni, non come autori. Questo dimostra, inoltre, che la vita in strada è spesso pericolosa ed espone le persone ad ogni genere di sopruso; di questa situazione di costante insicurezza risentono soprattutto le donne e le persone più anziane, con minori risorse per potersi difendere". (dp)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: avvocati di strada

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