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I Rojava e la rivoluzione curda: a lezione da Zerocalcare

Aula magna gremita al Virgilio di Roma per l'incontro con Zerocalcare. Il fumettista, accompagnato da due studenti de La Sapienza ha incontrato gli alunni dello storico liceo capitolino per parlare del conflitto in Siria del nord che coinvolge il popolo curdo

26 aprile 2018

Foto: Agenzia DIRE
Zerocalcare al Virgilio di Roma

Roma - Aula magna gremita al Virgilio di Roma per l'incontro con Zerocalcare. Il fumettista, accompagnato da due studenti de La Sapienza (uno dei quali ex alunno del Virgilio) ha incontrato gli alunni dello storico liceo capitolino in occasione di un evento organizzato dal Collettivo autorganizzato dell'istituto, per parlare di un conflitto di cui, dopo un "flebile interessamento dei media nelle scorse settimane, non si parla già piu'".

- Il conflitto è quello in Siria del nord che coinvolge il popolo curdo, "sotto attacco in quel Paese da 7 anni e in generale da 40". Un popolo quello dei Rojava "che da solo, in quel lembo di terra, ha sconfitto l'Isis". Non grazie alla Nato, non con l'aiuto dell'esercito russo. "Da solo", con la propria forza militare e soprattutto grazie all'Unita' di Protezione delle Donne (Ypj), l'ala armata femminile di resistenza curda, totalmente autonoma e costituita da volontarie dai 18 ai 40 anni. Un ruolo centrale quello delle donne, nella società dei Rojava, "non solo dal punto di vista militare" ma anche "sociale". "Un modello, nato in medio oriente, da esportare in tutto il mondo, soprattutto quello occidentale".

Non solo potere femminile ma anche una democrazia diretta che parte dal basso. Un contesto in cui "non ci sono mille persone che decidono per 60 milioni" ma dove "tutti i cittadini partecipano - nei vari comuni di cui sono costituiti i tre cantoni della Siria curda - al processo democratico della società". Eppure, dopo aver sconfitto l'Isis, il Kurdistan da due mesi e' nuovamente sotto attacco. Questa volta ad opera dell'esercito turco. E la resistenza curda va avanti, "sempre in solitaria e sempre sotto il silenzio dei media e delle istituzioni italiane e europee".

"Noi siamo venuti qui non come politologi o giornalisti- hanno detto i tre- ma siamo 'pischelli' come voi che un giorno hanno deciso di partire e andare a vedere direttamente cosa succedeva. Era inizaito tutto per caso. Quando ci è stato proposto ci siamo detti 'certo annamo' ma nessuno credeva davvero fosse possibile. Dopo pochi emai invece eravamo li' a contatto con questa societa' incredibile dove nelle case erano appese le foto dei parenti morti. Dei 'martiri' come li definivano. In ogni muro di ogni casa ce ne erano 4 o 5. Padri che avevano perso tutti e tre i figli e nonostante questo ci raccontavano fieri chi erano i loro ragazzi e cosa avessero fatto per la rivoluzione". Si parla tanto di rivoluzioni e di come queste negli anni sono state teorizzate. Ma lì, "non molto distante da dove siamo noi ce ne è una in corso realmente partita dal basso, dal popolo".

Quindi l'appello ai ragazzi: "Informatevi, parlate di quanto sta accadendo e quando l'area sarà pacificata, fate un biglietto e partite. Andate a vedere con i vostri occhi quella realtà. Sembra una meta inesplorata, una destinazione impossibile da raggiungere, ma alla fine si tratta di poche ore di areo e un pullman...". (DIRE)

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