:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Accordo tra Pd e Movimento 5 stelle? Ecco i punti in comune sul welfare

Su povertà e immigrazione non mancano i punti di contatto, ma anche le differenze. In attesa che la direzione del Pd decida se accettare o meno la mano tesa dal presidente della Camera, Roberto Fico, per far nascere un esecutivo tra “vecchi nemici”, ecco cosa dicono i programmi

27 aprile 2018

ROMA - “È ragionevole e responsabile rimanere sui temi e sui programmi”. Così il presidente della Camera, Roberto Fico, ha annunciato il “dialogo” avviato con il Partito democratico al termine dell’incontro avvenuto ieri con il Presidente della Repubblica, -Sergio Mattarella, da cui Fico ha ricevuto un mandato esplorativo per la costituzione del nuovo governo. Dopo aver chiuso il “forno” con il centrodestra guidato dal leghista Matteo Salvini, quindi, il Movimento 5 stelle prova a convincere il Pd a deporre le armi e firmare un accordo di pace, su cui i dem decideranno nella prossima direzione nazionale, ovvero il 3 maggio. “In questa sede - ha affermato Maurizio Martina dopo aver incontrato il presidente della Camera, Roberto Fico -, decideremo come comunità se e come accedere a questo confronto”. Tra i due partiti, infatti, non mancano punti in comune, ma neanche le differenze. Come accade, ad esempio sui temi sociali, dove in alcuni casi ci sono posizioni distanti, ma anche obiettivi comuni a cui ognuno pensa di arrivare con strumenti diversi. 

Povertà. È quello che accade, ad esempio, con il tema della povertà in Italia. Sebbene con ogni probabilità non sarà il tema su cui verterà gran parte della discussione dei due gruppi, quello del contrasto alla povertà è stato sia un cavallo di battaglia per il Movimento, sia un vanto per il Partito democratico, per aver introdotto per la prima volta in Italia una misura di contrasto stabile (ovvero il Reddito di inclusione). Su questo un punto di contatto c’è: contro la povertà bisogna intervenire in modo concreto e con misure condizionate all’adesione di un percorso di reinserimento nel mondo del lavoro. La misura nata in casa Pd a luglio diventerà universale, quindi non più rivolta soltanto a determinate categorie di beneficiari, ma per arrivare alla proposta del reddito di cittadinanza targato M5s ce ne vuole. A partire dai beneficiari: se il Rei punta unicamente sulla povertà assoluta, il reddito di cittadinanza del Movimento amplia il numero dei beneficiari intervenendo anche sulla povertà relativa. Questa differenza di platea di riferimento porta, quindi, le due misure ad una distanza abissale per quanto riguarda le risorse. Se la proposta del Pd non si spinge oltre i due miliardi e poco più per i prossimi anni, per il Movimento 5 stelle, bisogna investire di più, circa 17 miliardi, di cui 2 per potenziare i Centri per l’impiego. A minare le basi di un accordo su questo punto, però, ci sono le recenti dichiarazioni del presidente dell’Inps, Tito Boeri, secondo cui la proposta pentastellata potrebbe arrivare a costare anche fino a 38 miliardi.

Immigrazione. Al centro del dibattito elettorale, tuttavia, c’è stato soprattutto il tema dell’immigrazione su cui tra Pd e M5s non mancano le divergenze. Qualcosa che accomuna le due sigle, però, sembra esserci: entrambi i partiti vogliono che l’Europa sia più presente quando si parla del fenomeno. “Vogliamo un’Europa che si faccia carico del problema immigrazione – si legge nel programma del Pd - superando il principio contenuto nell’accordo di Dublino del 2003 che impone a ciascuno stato membro di farsi carico dei migranti che arrivano nel paese di approdo”. Nel programma del M5s si chiede “il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo arrivati in Italia e la revisione del Regolamento di Dublino III che assegna gli oneri maggiori relativi all’esame delle domande di asilo e alle misure di accoglienza al primo paese d'ingresso dell’Unione europea”. Oltre questo, però, non sembra che tra Di Maio e Martina ci siano altri punti sovrapponibili, soprattutto se ci si basa sui programmi e sulle dichiarazioni politiche della passata campagna elettorale. Il Pd, infatti, vuole rilanciare la proposta dello ius soli moderato e dello ius culturae, ma proprio sul ddl cittadinanza, il Movimento 5 stelle si è astenuto in blocco. Sul tema immigrazione, inoltre, quella dei cinquestelle è sempre stata una posizione di rottura con la vecchia politica. Lo stesso programma del Movimento parla di “stop al business dell’immigrazione”, di rimpatrio immediato di tutti gli irregolari e di più risorse per potenziare le commissioni territoriali per valutare in modo più spedito “se un migrante ha diritto di stare in Italia oppure no”. Che ci sia un differente approccio sulla tematica è evidente, soprattutto quando nel programma del M5s si parla di "obiettivo sbarchi zero” e di un’Italia diventata “il campo profughi dell’Europa”. 

Welfare. Oltre a queste due tematiche che, per quanto riguarda il welfare, hanno occupato quasi tutta la scena del dibattito politico, le posizioni dei due partiti su altre questioni sociali non sempre sono comparabili o addirittura presenti negli stessi programmi elettorali. Quel che sembra emergere, però, è un’attenzione comune ad alcune priorità. Per quanto riguarda il tema della famiglia, il Pd propone una “misura fiscale unica” che abbia come obiettivo quella di inglobare le attuali detrazioni, incrementando i benefici per le famiglie, mentre il M5s propone l’introduzione dell’Iva agevolata sui prodotti per neonati, per l’infanzia e per la terza età. Anche sulla non autosufficienza i due partiti propongono interventi che vanno nella direzione di un maggiore aiuto alle famiglie. Se il Partito democratico nel programma parla di aumento dell’indennità in base ai bisogni effettivi delle persone, dando libertà di scelta tra un assegno di cura e un budget di cura, il Movimento 5 stelle, vuole introdurre un assegno per l’assistenza personale per la vita indipendente e autodeterminata delle persone con handicap grave”. Posizioni differenti, di poco o di tanto, che in un confronto potrebbero allinearsi oppure segnare, ancora una volta, un netto confine tra i due partiti.

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa