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Le scuole tedesche aiutano rifugiate ad affinare le loro competenze tecnologiche

Anan Jakich è un’ingegnere civile siriano e ha rischiato la vita per portare la sua famiglia al sicuro. Oggi è una rifugiata in Germania e si è unita a una comunità di donne appena arrivate che stanno ricostruendo la loro vita, condividendo la loro passione per la tecnologia

02 maggio 2018

- BOLOGNA - “Stavamo solo cercando sicurezza”. Anan Jakich, 48 anni, è un’ingegnere civile siriano e racconta così la decisione di abbandonare la propria casa nella città di Salamiyah nel 2014. “Non potevo più vivere con quella paura, terrorizzata dal futuro. Non potevo restare lì seduta ad aspettare che la mia famiglia affrontasse difficoltà ancora peggiori”. Oggi Anan è rifugiata in Germania e grazie al Digital Women Programme di ReDI, una scuola non profit di Berlino che offre corsi gratuiti ai nuovi arrivati sull’information technology, ha acquisito nuove competenze e ha trovato lavoro presso l’azienda dei trasporti tedesca, la Deusche Bahn. La sua storia è raccontata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati che, lo scorso 24 aprile insieme all’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo ha lanciato un piano di azione per dare opportunità lavorative ai rifugiati attraverso programmi innovativi, come ReDI. L’obiettivo è assicurare che il potenziale economico dei rifugiati sia pienamente sfruttato, offrendo una soluzione positiva per tutti, rifugiati, datori di lavoro e ospiti.

Madre di 4 figli, Anan sapeva di dover portare la sua famiglia fuori dalla Siria, “ma partire sembrava altrettanto pericoloso che restare”. Così Anan è partita da sola per la Turchia e da lì è salita su un gommone diretto in Grecia. La traversata non è stata semplice, la barca era sovraccarica e ha dovuto lasciare i passeggeri su una piccola e disabitata striscia di terra. I soccorsi sono arrivati solo dopo 24 ore, senza cibo né acqua, ore durante le quali Anan ha pensato di morire: i volontari hanno portato lei e gli altri rifugiati in Grecia. Dopo due settimane Anan è arrivata in Germania e ha iniziato le pratiche per il ricongiungimento familiare. I suoi figli sono arrivati 18 mesi dopo.

Nell’attesa Anan ha studiato il tedesco e ha fatto una serie di tirocini. Quando sono arrivati i suoi figli, due sui vent’anni che ancora studiano, e 2 più piccoli che vanno a scuola, trovare un lavoro a tempo pieno è diventata una priorità. Laureata in ingegneria civile all’Università Al-Baath di Homs e con un’azienda sua, Anan si è però resa conto che gli anni di conflitto e la fuga avevano bloccato le sue competenze, in particolare nell’information technology. La scorsa primavera Anan è diventata una delle studentesse del Digital Women Programme di ReDI, una serie di corsi al femminile organizzati per le nuove arrivate, senza accesso a un computer a casa. Nei tre mesi di corso le studentesse con competenze base arrivano al punto da essere in grado di guidare la propria azienda. I corsi sono affiancati da altri servizi come il nido per i bambini, traduttori e un servizio di catering per favorire le donne a partecipare.

Spesso le donne che hanno partecipato al corso tornano come insegnanti volontarie per condividere con altre donne quello che hanno imparato. “Educare le donne innesca un effetto domino positivo sulla comunità”, dice Edlira Kasaj, capo del Digital Women Programme. Anche Anan il sabato torna in classe e porta con sé i figli: “Ci divertiamo, chiacchieriamo, l’atmosfera è familiare. Sono brave persone che ci aiutano, siamo tutti molto più fiduciosi ora”. (lp)

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