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Festival della poesia: i migranti imparano l'italiano con le canzoni popolari

Il 12 maggio va in scena la terza edizione del Festival della Poesia Internazionale di Milano al Mudec: i migranti africani della cooperativa “Finis Terrae” presentano le canzoni della tradizione italiana riadattate per raccontare la loro storia di viaggio dall'Africa. E per imparare a usare il congiuntivo

03 maggio 2018

MILANO - Hanno imparato il congiuntivo cantando "Io son contadinella se fossi regina" e adattando i testi della tradizione italiana alle loro storie di migranti. E ora i loro componimenti finiscono al Festival Internazionale di Poesia di Milano, giunto quest'anno alla sua terza edizione che si terrà fra il 12 e il 13 maggio. E così la -grammatica diventa musica raccontando le storie degli emigrati: quelli di ieri e quelli di oggi. “Maremma maremma” -che “a me pare una Maremmma amara"- narra il dramma dei lavoratori stagionali a inizio Ottocento a rischio malaria in bassa Toscana e si trasforma nel racconto odierno di chi decide di andarsene dall'Africa centrale per cercare fortuna in Europa. “Tutti dicono in Libia c'è lavoro, ma se hai la pelle scura è molto amaro: ti pagan solo quando han voglia loro, posson picchiarti e farti prigioniero”. Testo e musica sono dei migranti africani accolti dalla cooperativa sociale “Finis Terrae” che opera nei territori lombardi dell'Oltrepo Pavese: i componimenti verranno presentati, sabato 12 maggio al Mudec di Milano, durante l'incontro “Nuovi canti migranti dal deserto ai monti”.

Tra i 60 eventi in programma e i 262 artisti presenti alla due giorni meneghina di metà maggio dedicata a musica e poesia ci sono le storie di approdo in Italia degli ultimi due anni, le memorie e i drammi dei nuovi emigranti e i loro desideri futuri. La celebre "Io son contadinella della campagna bella", e in particolare i versetti “se fossi la regina sarei incoronata, ma sono contadinella mi tocca lavorar", si trasformano in una canzone a più mani intitolata "Se non fossi un migrante". Dove Ousmane scrive: “se fossi italiano potrei girare il mondo, se andassi in America sarei un cervello in fuga”. Mentre Micheal: “Se fossi italiano sarei un dottore, se fossi un dottore potrei guarire tutti”. E poi c'è Ernest che vuole essere poliziotto “per proteggere le persone da tutte le violenze”, passando per Emmauel che se fosse imprenditore darebbe lavoro a tutti, fino ad arrivare a Noor che vuole studiare ingegneria per costruire ponti e a Moussa, il quale “vorrebbe che gli stranieri rispettassero la legge”. L'obiettivo finale non è dar sfoggio a velleità artistiche ma imparare la grammatica italiana con formule che aiutino a fissare nella memoria gli usi corretti del congiuntivo e del condizionale come strumento di integrazione. Se fossero italiani non ne avrebbero bisogno, ma sono migranti e gli tocca studiar.  

I nuovi canti migranti non sono l'unico appuntamento dedicato ai temi sociali del Festival della Poesia. Durante le mattine di sabato e domenica si terranno anche i laboratori di scrittura della comunità psichiatrica Assietta e a quello della Casa di reclusione di Opera-Milano. Verrà ripreso il tema della violenza sulle donne con una istallazione artistica organizzata da Cerchi d’Acqua Onlus dal titolo “Com’eri vestita?” e con un evento, nello spazio esterno, intitolato “La Violenza contro le donne e riflessioni sulla condizione della donna in vari ambiti internazionali”. Infine, uno sguardo inedito sul quartiere Quarto Oggiaro, la presentazione del libro “La guerra tra noi” di Cecilia Strada, una lettura-performance sulla persecuzione Rom di e con Dijana Pavlovic. Il programma completo del Festival è su www.festivaletteraturamilano.it. (Francesco Floris)

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