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Spettacoli teatrali in luoghi inconsueti per l’incontro tra migranti e italiani

“Quartieri in movimento!” si apre alla città. La rassegna teatrale di Cantieri meticci mette in scena nello spazio pubblico la narrazione dell’incontro fra italiani, migranti, rifugiati. Floridia (regista): “Lo spazio pubblica deve vivere esperienze artistiche e culturali per contrastare la crescente indifferenza”

05 maggio 2018

BOLOGNA – Si svolgerà dal 6 al 18 maggio Quartieri in movimento! I Cantieri Meticci invadono la città, la rassegna teatrale che presenta gli esiti dei laboratori annuali con cui, da tre anni, la compagnia guidata da Pietro Floridia cerca di “intercettare persone che a teatro non verrebbero e coinvolgerle in attività culturali”, spiega il regista. La novità di quest’anno è che gli spettacoli saranno proposti in luoghi inconsueti, “senza la protezione di palcoscenici e luci”, sottolinea Alessia Del Bianco, che fa parte della compagnia. A mettersi in scena saranno circa 150 persone che, da novembre 2017, si sono incontrate all’interno di 10 laboratori, formati da gruppi misti di italiani, migranti, richiedenti asilo e rifugiati, “differenti per età, religione ed estrazione sociale”. Il tema dell’incontro sarà al centro delle rappresentazioni, a partire dall’esperienza fatta nei laboratori. Sono stati guidati da equipe miste di italiani coadiuvati quasi sempre da migranti e rifugiati che avevano partecipato alle edizioni precedenti.
 
Ora sono pronti a uscire fisicamente dagli spazi chiusi in cui si sono conosciuti, sia in zone periferiche che in luoghi considerati difficili ai margini della “zona di comfort” del centro, per “invadere la città”. “È importante che lo spazio pubblico sempre di più viva di esperienze di carattere artistico, culturale, per contrastare una crescente indifferenza”, spiega Floridia. “Per esempio, quando abbiamo fatto le prove in Montagnola c’era un certo contrasto tra la nostra attività e il contesto circostante, considerato un luogo di pericolo”. Questo parco, ai margini del centro, vicino alla stazione centrale, teatro quotidiano di compravendita di sostanze stupefacenti, sarà uno degli spazi che la rassegna vuole raccontare in modo diverso, nel “tentativo di influenzare i luoghi della città agendoli anche con la ricerca estetica, interrogandoci su che tipo di spettacolo, di ritualità artistica” possa essere efficace per generare aggregazione. Le regie “esaltano la conformazione dei luoghi, in spettacoli a mezza via tra la parata e l’installazione o attraverso forme di drammaturgia sperimentale che ricevono un contributo dai luoghi attraverso le narrazioni di chi li vive”, chiarisce Floridia.
 
Uscire dal teatro è la strada scelta per “incontrare pubblici diversi, per portare il nostro pubblico in zone magari sconosciute e permettere una nuova forma di incontro anche nel momento in cui facciamo conoscere gli esiti dei nostri laboratori”, aggiunge Dal Bianco. Gli incontri di preparazione si sono svolti in luoghi che fossero facili da raggiungere anche per i ragazzi intercettati negli spazi di accoglienza per migranti e rifugiati. Hanno partecipato persone di ogni età e la media è stata abbassata  molto proprio dagli ospiti dei centri di accoglienza. Si sono cimentati nel teatro e nella scenografia, a volte mettendo a frutto competenze che avevano già, come la danza o l’artigianato. Oltre a 8 laboratori teatrali, quest’anno se ne sono aggiunti 2 speciali, uno di danza africana guidato da due ragazzi gambiani che i Cantieri meticci hanno incontrato nei laboratori degli anni scorsi, e uno dal giornalista egiziano e rifugiato Oussama Karamane, che ha permesso di imparare o praticare l’arabo attraverso il linguaggio teatrale e poetico sia a madrelingua che a italiani.
 
La condivisione è stata la chiave dei laboratori, anche nella semplice organizzazione dei passaggi in auto per riaccompagnare i ragazzi che vivono nei centri di accoglienza alla fine degli incontri serali. E sarà anche la cifra per avvicinarsi come pubblico ai luoghi della rassegna, sia quelli del centro, per esempio durante lo spettacolo itinerante dentro i Giardini Margherita, o quello nel dedalo di stradine intorno alla parrocchia di Porta S. Mamolo, che ha ospitato uno dei laboratori; sia quelli nelle periferie, dalla Croce del Biacco a via del Lazzaretto, in questo caso anche all’interno di un centro di accoglienza. Alcuni esiti dei laboratori saranno messi in scena anche al Met, la Meticceria Extrartistica Trasversale, in via Gorki 6, “campo base” da cui i Cantieri meticci partono per le loro esplorazioni urbane. (Benedetta Aledda)

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