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Disagio abitativo, in 668 hanno sperimentato la vita in casa grazie all’housing first

I dati del volume “Prima la casa”, della Fiopsd: 35 i progetti di housing first realizzati da 48 organizzazioni. I senza dimora sono 246, gli altri sono persone a rischio perdita abitazione o con situazioni abitative inadeguate. Quasi il 60% è italiano, 157 sono usciti dal programma

03 maggio 2018

BOLOGNA - Sono quasi 670 le persone (senza dimora, a rischio perdita della casa o con situazioni abitative inadeguate) coinvolte nei 35 progetti di housing first realizzati da 48 organizzazioni (Caritas, enti pubblici, fondazioni, cooperative, associazioni) tra il 2014 e il 2016: gli adulti sono 456 e i minori 232. Tra di loro il 57,8% è italiano. I senza dimora sono 246. In 157 sono usciti dalla sperimentazione: più di 6 su 10 (il 62,3%) per raggiunta autonomia, mentre il 31,6% con esito negativo. Sono i dati contenuti in “Prima la casa. La sperimentazione housing first in Italia” (Franco Angeli), il volume promosso dalla Fio.PSD (Federazione italiana organismi per le persone senza dimora) curato da Paolo Molinari e Anna Zenarolla che rende noti i risultati, i numeri e le criticità del programma italiano di housing first attraverso l’analisi dei progetti di Bologna, Ragusa, Torino, Pisa, Padova, Siracusa, Noto, Milano, Pordenone, Chioggia, Rimini, Verona. “La possibilità di dare una casa a una persona senza dimora esiste, è concreta e si chiama housing first: prevede una casa, un operatore, tanto coraggio, cultura dell’accoglienza, lavoro di rete e costa 20 euro al giorno”, precisa Cristina Avonto, presidente della fio.PSD. Dai dati risulta che in poco meno di 2 anni sono 61 gli adulti estremamente poveri e fragili che con il progetto housing first sono riusciti a raggiungere un’autonomia economia/lavorativa, un’indipendenza abitativa, hanno goduto di un ricongiungimento familiare e hanno superato le loro criticità. L’housing first non è un servizio che va bene per tutti: sono 31 gli adulti che hanno abbandonato il programma per incompatibiltà, rifiuto, mancato rispetto del patto.

La sperimentazione housing first prevede una casa, un affiancamento sociale, un progetto personalizzato e come patto anche la compartecipazione ai costi dell’abitare delle stesse persone o delle famiglie accolte a seconda delle possibilità: a dicembre 2016 poco più della metà (il 51,4%) degli adulti accolti stava compartecipando in varia misura alla spesa. “Il progetto richiede impegno, costanza e voglia di recupero – dicono da fio.PSD – I risultati sono promettenti e se osservati considerando la residualità spesso associata a servizi emergenziali bassa soglia, fanno pensare che i fondi recentemente stanziati dal ministero delle Politiche sociali (50+20 milioni di euro per la grave marginalità previsti dal Pon inclusione e Fead) troveranno una risposta adeguata nei servizi già esistenti o nel promuoverne altri”.

La sfida dell’housing first è trovare alloggi adeguati nel mercato privato e in quartieri “normali”. Sono 190 le unità immobiliari usate dalle organizzazioni per accogliere le persone senza dimora (il 29% alloggi singoli, il 40% alloggi singoli per famiglie, solo il 31% alloggi condivisi da 2 o più persone), di cui il 70% acquisito a libero mercato privato. “Socialità e integrazione, partecipazione e attivazione all’interno della comunità sono alla base di un percorso inclusivo concreto soprattutto per le persone senza dimora che, a fianco delle eterne problematiche legate al reddito insufficiente, lavori occasionali e abitazioni precarie, presentano alti livelli di isolamento, fragilità psicologica post trauma o perdite, dipendenza”, dicono da fio.PSD. (lp)

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