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Senegalese allontanata dalla casa di riposo, garante: "Avvieremo un’istruttoria”

Il Garante dei diritti interviene sul caso verificatosi in una casa di risposo di Senigallia, dove una 40enne senegalese è stata allontanata dalla cooperativa per cui lavora dopo i commenti razzisti degli anziani. Ribadita la ferma condanna contro ogni azione di tipo discriminatorio

04 maggio 2018

ANCONA - Il Garante dei diritti, Andrea Nobili, interviene sul caso della ragazza straniera, aspirante operatrice socio sanitaria presso una casa di riposo di Senigallia. La ragazza non avrebbe ottenuto il contratto di lavoro perché alcuni ospiti della struttura avrebbero espresso perplessità sul colore della sua pelle.
“Avvieremo subito un’istruttoria – sottolinea Nobili – per capire cosa sia accaduto. Non possiamo che ribadire la ferma condanna di questa Autorità di garanzia contro ogni forma di razzismo, che non può essere giustificato in alcun modo e per nessuna circostanza. Difendiamo sempre e comunque il diritto della persona ad essere rispettata e deve avere la possibilità di accedere a qualsiasi posto di lavoro, al di là del colore della sua pelle”.

La vicenda. La storia è quella di Fatima, una lavoratrice senegalese allontanata dalla casa di riposo di Senigallia, nelle Marche, dove era in prova. Ieri la Fondazione Opera Pia Mastai Ferretti, che gestisce la casa di riposo, ha indetto una conferenza stampa alla presenza della cooperativa che dapprima ha chiamato la 40enne senegalese e poi ha chiuso subito il rapporto di lavoro, non appena gli anziani ospiti della struttura hanno manifestato contrarietà alla sua presenza, attraverso commenti razzisti. La struttura ha disponibilità di 90 posti letto.
La donna è stata allontanata dalla casa di riposo con l’intento – ha sostenuto la cooperativa Progetto Solidarietà – di metterla al riparo da occhiate intolleranti e frasi razziste. Per Fatima, però, è stato come ricevere il benservito, senza essere difesa. E il presidente dell’Opera Pia, Mario Vichi, ha affermato: “Non possiamo chiudere noi la bocca a persone 85enni malati, che pagano rette da 1700 euro al mese. La cooperativa ha preso l’iniziativa di non confermare Fatima, che era in prova, per precauzione nei suoi confronti. Ho subito voluto verificare appena appreso dell’accaduto e mi hanno assicurato che avrà comunque un lavoro”. La donna però è amareggiata: “A questo punto non so se voglio accettare un lavoro da questa cooperativa”, ha affermato.

Tornando al Garante, Andrea Nobili non manca di ricordare che quello delle Marche è da sempre “un territorio solidale e sensibile alle problematiche dell’integrazione, fornendo in questo modo la possibilità di costruire le fondamenta per una tutela di tipo compiuto. Stiamo lavorando proprio in questa direzione e non è pensabile che episodi discriminatori, seppur contenuti, intacchino la bontà dei traguardi fin qui raggiunti”.

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