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Case popolari, fa discutere il criterio della residenza. Così nelle città italiane

A Firenze il sindaco Nardella propone di innalzare a 10 anni l'anzianità di residenza sul territorio come requisito per accedere ai bandi. In Lombardia servono 5 anni di residenza, in Emilia Romagna bastano 3. A Roma l’anzianità di residenza non fa parte dei requisiti fondamentali

04 maggio 2018

FIRENZE - Il diritto alle case popolari si conquista con l’anzianità di residenza. Questa la filosofia che vorrebbe introdurre il sindaco di Firenze Dario Nardella, favorendo così i cittadini italiani a scapito di quelli stranieri, arrivati più recentemente sul territorio. In particolare, come requisito per accedere ai bandi, Nardella punta ad aumentare gli anni di residenza sul territorio da 5 a 10 anni. Ma come funziona nel resto d’Italia? 

Nella regione Lombardia, tra i requisiti per accedere agli alloggi Erp bisogna essere residenti o aver lavorato nella regione negli ultimi cinque anni consecutivi. Inoltre, viene assegnato un punteggio maggiore in base al numero di anni effettivi di residenza nel comune. E proprio relativamente a questo punto, Cgil e Avvocati per niente hanno presentato un ricorso nei confronti della regione contestando sia il peso eccessivo dato al punteggio per i numeri di anni effettivi di residenza sia perché, mentre gli italiani e i comunitari possono fare un’autocertificazione in cui escludono di avere altre proprietà, gli extracomunitari devono invece presentare la documentazione completa. Tra gli altri requisiti, quello di non essere titolari del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento su alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare nel territorio nazionale e all’estero.

Anche in Emilia-Romagna - dove per accedere ai bandi è richiesta la residenza anagrafica o l’attività lavorativa in regione da almeno tre anni - si sta pensando a modificare le regole per escludere chi possiede una casa all’estero, estendendo un requisito che al momento riguarda solo l’eventuale proprietà di immobili in Italia. La proposta è contenuta nell'Atto unico in tema di edilizia pubblica approvato appena due giorni fa dalla Giunta regionale e presto all'esame dell'Assemblea legislativa per l'approvazione definitiva (prevista entro l'estate). 

Nel caso invece del Lazio (e di Roma in particolare, dove le graduatorie hanno una lista d’attesa di circa 10 mila persone) non viene richiesta nessuna prerogativa relativamente agli anni di residenza: nella pratica, quasi tutto è basato esclusivamente sul numero dei componenti familiari e sulla gravità delle condizioni socioeconomiche che presentano. In Piemonte, invece, è richiesta la residenza nella regione da almeno 5 anni o in Italia da almeno 10 anni. In Veneto il primo requisito però per accedere agli alloggi popolari è proprio quello di avere 5 anni di residenza nella regione, anche discontinui, negli ultimi 10 anni.

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