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Roma, via al piano sgomberi. "Pensare all'alternativa, sono tutti vulnerabili"

Sei gli immobili in cima alla lista, tra cui l'ex fabbrica della penicillina su via Tiburtina. Le organizzazioni umanitarie cercano un dialogo con il municipio e l'amministrazione per evitare una seconda piazza Indipendenza. "Chiediamo tutela per chi vive in situazioni degradanti"

07 maggio 2018

ROMA - A Roma riparte il piano sgomberi, da sei immobili occupati: via Carlo Felice 69, via Cardinal Capranica 37, via Collatina, via dell'Impruneta 51, via Raffaele Costi e via Tiburtina 1040. La lista, resa nota dal quotidiano Il messaggero, è contenuta in un documento del gabinetto del sindaco di Roma, datato 17 aprile, in cui si ricordano le modalità secondo cui operare gli sgomberi, a partire dal protocollo operativo per il censimento degli occupanti abusivi degli immobili, approvato dal comitato metropolitano.

-La tempistica non si conosce, ma il documento ha già messo in allarme le organizzazioni umanitarie. In particolare quelle operano al fianco dei migranti e che temono una seconda piazza Indipendenza: alcuni degli edifici prossimi allo sgombero sono infatti occupati da cittadini stranieri, fuoriusciti dal circuito dell'accoglienza, o che vivono da anni in Italia ma non sono riusciti a trovare un alloggio. Una mappatura della situazione nella capitale è contenuta nell'ultimo rapporto di Medici senza frontiere Fuoricampo, che stima solo su Roma 3500 persone in accampamenti informali e palazzi occupati. Tra le situazioni monitorate, per le condizioni di vita  particolarmente degradanti, ci sono l'edificio di via Raffaele Costi, che sorge vicino una discarica, e l'ecomostro di via Tiburtina 1040: un'ex fabbrica della penicillina (stabilimenti Leo) inaugurata nel '50 dallo stesso scopritore della sostanza antibiotica, sir Alexander Fleming. Presentato come complesso industriale, che doveva rappresentare la più grande fabbrica di antibiotici d'Europa, lo stabile fu dismesso negli anni 90, diventando da allora rifugio di italiani e stranieri senza dimora.

Negli ultimi anni ci vivono soprattutto rifugiati e migranti transitanti, che a Roma non hanno trovato un altro posto dove stare. E che qui provano a ricostruire una parvenza di normalità tra rifiuti chimici e organici, topi e tetti di amianto. Da tempo le associazioni denunciano le condizioni di vita all'interno della fabbrica, definita dagli stessi occupanti "il grande ghetto". In un recente rapporto un team di associazioni (Medu, Alterego, A Buon diritto, Be free, Wiplf) hanno chiesto l'evacuazione della fabbrica attraverso una modalità che contempli prima il reperimento di una situazione alloggiativa alternativa. "Venerdì 4 maggio siamo stati auditi dalla commissione politiche sociali del 4 municipio - spiega a Redattore sociale Federica Borlizzi di Alterego - alla riunione erano presenti anche rappresentanti del Comune. Abbiamo chiesto che il censimento venga fatto tenendo conto della vulnerabilità di tutti i soggetti che vivono all'interno - aggiunge - rifiutiamo la categoria di fragilità, spesso utilizzata in maniere escludente, per prendere in carico solo alcuni soggetti tra cui donne e minori. La maggior parte delle persone che vivono nella fabbrica hanno problematiche di carattere psicologico, sono stati esposti per anni all'amianto, vivono in condizioni inumane e degradanti: per questo chiediamo la presa in carico di tutti".

Le associazioni chiedono se il Comune stia predispondendo un piano di alloggi per dare alternativa agli sgomberati: "Sappiamo che a novembre il Comune ha stilato una lista di beni confiscati da destinare all'emergenza abitativa - continua Borlizzi - vorremmo capire se saranno utilizzati oppure no, per ora ci risultano vuoti". A preoccupare è anche la situazione dello stabile in via Raffaele Costi: " dentro ci vivono circa 30 minori, chiediamo che i nuclei familiari vengano tutelati senza smembrare le famiglie - continua Borlizzi - noi per primi diciamo che in quegli stabili non si può abitare, ma chiediamo un'evacuazione ragionata, che tenga conto delle situazioni vulnerabili".  (ec)

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