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Dall’hikikomori alla vita dietro le sbarre: 10 libri raccontano il sociale

Nella rubrica che segnala le novità editoriali: il carcere raccontato dalle donne e dagli uomini liberi; la crisi e il cambio di paradigma; il manicomio dei bambini; il profondo legame con la terra; gli hikikomori un fenomeno di autoreclusione giovanile; l'Italia senza gli immigrati; un paese in overdose da gioco d’azzardo

13 maggio 2018

10 libri sociali - maggio 2019

FERMO - Se è vero che “il carcere può essere compreso davvero solo da chi ne ha fatto esperienza diretta” questo non vuol dire che “conoscerlo sia impossibile per le donne e gli uomini liberi”. È l’assunto di base di “Reclusi” di Anna Paola Lacatena e Giovanni Lamarca (Carocci, 2017). Uno studio analitico per mostrare come la vita ristretta e le sue vicende umane appartengano in realtà a contesti sociali più ampi. Il 2008 ha segnato l’inizio di una crisi economica che si è rivelata anche politica e culturale e ha portato alla fine di un’epoca. Per uscirne serve un “Cambio di paradigma”. La pensa così Mauro Magatti che nel saggio edito Feltrinelli (2017) propone una riflessione a tutto tondo su un “futuro ancora possibile”, a patto che, si sia in grado di cambiare regole e prospettive, avendo chiara una direzione e un modo nuovo di interpretare la realtà. Questa, per Magatti, è una grande occasione. Scrittori, cosmologi, musicisti, monaci, artisti, eco-stilisti, funamboli, bioagricoltori, politici e scalatori raccontano la loro idea di terra. Edito Add Editore (2018) “La terra non è mai sporca” di Carola Benedetto e Luciana Ciliento è un libro che nasce da un viaggio tra Francia, Svizzera, Olanda e Italia, attraverso l’incontro con persone molto diverse fra loro, accomunate dal profondo legame con la terra.

C’è un fenomeno allarmante, che ha avuto origine in Giappone ma che negli ultimi decenni sta prendendo piede anche nei paesi non asiatici, tra cui l’Italia. È quello degli "hikikomori", adolescenti che decidono di isolarsi completamente nella loro stanza per lunghi periodi (addirittura anni), rifiutando qualsiasi forma di contatto con il mondo esterno anche con i propri familiari. Ragazzi che “non sono in grado di rispondere alle continue e pressanti aspettative sociali e ai quali l’isolamento sembra l’unico modo per sopravvivere”. Ce ne parla il volume di Karin Bagnato (Carocci, 2017). Entrato negli ultimi decenni, prepotentemente, nel campo della prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi psichici, il concetto di recovery “ha saputo porre al centro dell’intervento terapeutico-riabilitativo la personalità del paziente e ciò che per lui significa guarire, rifiutando una concezione della malattia mentale troppo concentrata sui deficit e che non lasciava spazio alle potenzialità individuali”. Si concentra sul rapporto tra Recovery & territorio il testo di Gianuario Buono e Maria Pompa (Alpes Italia, 2017). Raccogliendo le cronache e le testimonianze di chi ha passato la propria infanzia dentro i manicomi, Alberto Gaino ne “Il manicomio dei bambini. Storie di istituzionalizzazione” (Gruppo Abele, 2017) costruisce un racconto di quello che avveniva fra gli anni ’60 e ’70, prima della Legge Basaglia, senza trascurare il presente e il futuro del disagio psichico.

"Il lavoro e le catene globali del valore", scritto da Vando Borghi, Lisa Dorigatti e Lidia Greco (Ediesse, 2017) fornisce una solida chiave di lettura critica del rapporto tra trasformazioni del capitalismo, regolazione del lavoro e modalità di rappresentanza, esplorando piani di indagine fra loro strettamente interconnessi. I titoli forti sugli immigrati, spesso costruiti su dichiarazioni di politici, sovrastano la realtà delle cifre. Eppure i numeri dicono tutt'altro, dicono che senza gli immigrati l'Italia semplicemente si fermerebbe. Altro che invasione, "la verità è che non possiamo fare a meno di "loro". Questa è la tesi del testo di Francesco Ohazuruike (Piemme, 2018), ingegnere chimico, figlio di due nigeriani arrivati in Italia negli anni Settanta, l'autore, commentando i dati reali sull'immigrazione e analizzando fatti di cronaca, cerca di capire come stanno davvero le cose. Il gioco d’azzardo in Italia è un business da quasi 100 miliardi l’anno per migliaia di imprese e lavoratori, ma dietro slot machine e lotterie si nasconde l’inferno delle dipendenze patologiche, la perdita del lavoro e della dignità, la rovina di intere famiglie. Il saggio “Lose for life. Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo” di Claudio Forleo e Giulia Migneco (Altreconomia, 2017) propone “una rivoluzione culturale contro il gioco patologico e le mafie”. Di Davide Giacalone “Viva l'Europa viva” (Rubbettino, 2017) propone una riflessione sull’Europa e gli europei in un momento in cui “dirsi europeisti non è più lo scontato e indistinguibile luogo comune, dirsi europeisti è diventato un problema, un'affermazione che desta reazioni vivaci”. Lui che europeista lo è.

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