Adriano Pallotta, ex infermiere al Santa Maria della Pietà: “Quel giorno aprimmo le porte”

“Per la prima volta le persone potevano uscire e passeggiare nel parco. Furono eliminate le fasce di contenzione e altre regole istituzionali assurde, soprattutto perché è vero che c’erano alcune persone con disturbi seri, ma erano una minoranza”

11 maggio 2018

ROMA - Oggi del Santa Maria della Pietà restano alcuni padiglioni ristrutturati e altri in rovina. Adriano Pallotta, ex infermiere, racconta di sentire ancora i brividi quando ripensa agli anni trascorsi tra i padiglioni dell’ex manicomio.

Di lui si parla nell’inchiesta pubblicata sul numero di marzo della rivista SuperAbile Inailche rappresenta una sintesi del progetto "Matti per sempre", curato da Maria Gabriella Lanza e Daniela Sala, e finalista della sesta edizione 2017 del Premio di giornalismo investigativo Roberto Morrione.

Mattipersempre

Adriano era un tipografo, fino a quando non ha deciso di lavorare nell’ospedale. Correva l’anno 1959. “Per me il Santa Maria della Pietà all’inizio è stato una cosa tremenda, ha significato essere obbligato ad assistere e collaborare durante pratiche come l’applicazione dell’elettroshock”, ricorda. Nel 1974, quattro anni prima della legge che chiuderà definitivamente i manicomi, Pallotta lavorava al padiglione 16, quello dei tubercolotici: l’unico dove, su piani diversi, vivevano sia uomini che donne. 


Insieme ad altri infermieri diede il via a una rivoluzione: con il tacito accordo del direttore dell’epoca, Ferdinando Pariante, si aprirono le porte del padiglione: “Per la prima volta – racconta – le persone potevano uscire e passeggiare nel parco. Furono eliminate anche le fasce di contenzione e altre regole istituzionali assurde, soprattutto perché è vero che c’erano alcune persone con disturbi seri, ma erano assolutamente una minoranza”. Salvo alcuni infermieri predisposti al movimento basagliano (il lavoro di Basaglia era iniziato dieci anni prima nell’ospedale psichiatrico di Gorizia, dove aveva abolito i letti di contenzione e l’elettroshock), molti erano contrari: “Quando camminavamo per i viali, i colleghi degli altri padiglioni ci dicevano che eravamo noi i veri matti”. Oggi gli ospedali psichiatrici non esistono più: non ci sono fossati né reti o fili spinati a separare i “normali” dai “malati mentali”. Ma questo non elimina il rischio di nuove forme di esclusione, meno evidenti e più nascoste, con identici meccanismi di privazione dei diritti della persona. Recentemente Il Saggiatore ha riproposto di Franco Basaglia gli Scritti 1953-1980, pubblicati originariamente da Einaudi un anno dopo la sua scomparsa.

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