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Dieci anni di pet therapy nel reparto oncologico: così si "alleviano" solitudine e paura

Migliorare le condizioni psicofisiche dei pazienti oncologici, alleviare la degenza ospedaliera, il momento della chemioterapia e la preoccupazione per il futuro. Sono alcuni degli obiettivi delle attività di Noa Pet-therapy. La relazione con l'animale suscita importanti benefici di ordine medico e psicologico, col suo modo diretto e privo di giudizio, l'animale riesce a superare barriere e difese

13 maggio 2018

Le attività nel reparto oncologico dell’ospedale di Macerata
Noa Pet-therapy reparto oncologico macerata 1

MACERATA - Sono passati 10 anni da quando l’associazione Noa Pet-therapy è entrata in punta di piedi e “di zampe” nel reparto oncologico dell’ospedale civile di Macerata. Una presenza costante a partire da quel 19 marzo del 2008, data di partenza di un progetto “coraggioso e fortemente desiderato dall’allora primario dottor Latini, poi confermato dall’attuale primario dott. Battelli" che vede in Macerata uno dei pochi ospedali in Italia a tentare un’esperienza del genere e, ad oggi "a sostenere con tale continuità una co-terapia suffragata da ricerche e progetti in ambito internazionale”. A raccontare l’esperienza decennale è Monia Isidori, pedagogista di Noa Pet-therapy, un'associazione che sin dalla nascita diffonde e promuove l'importanza della relazione uomo-animale nelle attività e nelle terapie assistite dagli animali. Il progetto è stato finanziato dall’Associazione oncologica maceratese, e, per il nuovo anno, grazie anche al contributo della Fondazione Colonna e del Rotary club di Macerata. “Il legame dell’uomo con l’animale ha radici antiche e fondative nella nostra storia - spiega la Isidori - la pet-therapy nasce nel 1961 dallo psichiatra americano Levinson, che fortuitamente, scopre l’effetto positivo della presenza del suo cane in studio nelle sedute con un bambino autistico e da lì inizia le sue prime ricerche”.

Noa Pet-therapy reparto oncologico macerata 2

L’intervento in ospedale ha una cadenza settimanale: “l’esperienza nasce dalla consapevolezza che la relazione con l’animale suscita importanti benefici di ordine medico e psicologico”. Gli obiettivi sono indirizzati al miglioramento delle condizioni psicofisiche dei pazienti, ad alleviare la degenza ospedaliera e la preoccupazione per il futuro. Inoltre, lo scopo, sottolinea la pedagogista: “è quello di puntare sul decentramento del paziente dal proprio vissuto di malato, sia semplicemente attraverso l’elemento distraente portato dal cane, sia attraverso le potenzialità evocative che il cane ha rispetto alla sollecitazione di vissuti personali e biografici, per cui in sua presenza, i pazienti rievocano e raccontano agli altri, spaccati di vita personale legati al mondo animale, in particolare, emozioni forti che hanno condiviso con cani e gatti di famiglia”.
L’attività è svolta da una équipe composta da pedagogiste e veterinarie, formate in pet therapy secondo le Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA) emanate dal ministero della Salute, in collaborazione con il personale del reparto oncologico e dei loro assistenti a quattro zampe (Asha, Nana, Violetta, Pepita e Turbo), che hanno sostenuto, insieme ai conduttori, un percorso di formazione e un esame di certificazione di idoneità per un’attività così preziosa e delicata.

Noa Pet-therapy reparto oncologico macerata

Ci si ritrova principalmente in una delle stanze destinate alle persone in day hospital, che si sottopongono alla chemioterapia e che si trasforma, una volta a settimana, "in uno spazio di dialogo tra pazienti abitualmente solitari e silenziosi nell’affrontare il momento della terapia”. Una stanza "assordante per il suo silenzio", confida Monia Isidori "poiché ciascuno è assorto nei propri pensieri, sonnecchia, legge le proprie analisi, fa parole crociate, comunque, inganna il tempo in completa solitudine".

Supportati dalle operatrici, i pazienti vengono accompagnati in un clima di partecipazione e di “possibile leggerezza” in cui raccontarsi, non soltanto come malati. Ci si apre con l’altro, si condividono "contenuti emotivi e un pezzetto della propria vita esterna in ospedale”. In tutto questo, l’animale non ha un ruolo passivo "ma è protagonista attivo nelle sedute, poiché in grado di agire e interagire anche autonomamente in risposta alle situazioni che si trova ad affrontare. “Il cane col suo modo diretto e privo di giudizio, coclude la Isidori, travalica barriere e difese, si muove direttamente sul piano delle emozioni e rende possibili aperture e comunicazioni a volte sorprendenti e inaspettate”. (slup)

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