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Infortuni nel settore tessile, Anmil presenta i dati. E il concorso di moda

Tessile e abbigliamento sono i soli settori manifatturieri in cui la quota di occupazione femminile è maggiore di quella maschile (54% e 75% circa,. E sono i meno pericolosi: 8 infortuni indennizzati ogni 1.000 addetti l'anno. Anmil presenta agli studenti i dati e il primo concorso “Moda, design e disabilità: uno stile unico per ogni donna”

14 maggio 2018

ROMA – Tante lavoratrici donne e pochi infortuni: sono le caratteristiche virtuose dei settori terssile e dell'abbigliamento, di cui oggi Anmil presenta i dati a Napoli, di fornte a una platea di 220 studenti dell’Istituto Scolastico “Isabella d'Este Caracciolo” (Via Giacomo Savarese, 60). Occasione per lanciare anche il primo Concorso nazionale “Moda, design e disabilità: uno stile unico per ogni donna”. 

Fabbrica tessile. Rotoli di stoffe

Tante donne, pochi infortuni. I settori del tessile e dell’abbigliamento rappresentano infatti un comparto produttivo di grande importanza per l’economia del Paese, con oltre 50 miliardi di euro di produzione nel 2016 e un saldo della bilancia commerciale di oltre 8 miliardi. Peraltro, il tessile e, in misura ancora maggiore, le confezioni di articoli di abbigliamento sono i soli settori manifatturieri in cui la quota di occupazione femminile è maggiore di quella maschile (54% e 75% circa, rispettivamente). Le donne imprenditrici rappresentano circa il 60% in entrambi i settori. Dal punto di vista infortunistico, il comparto tessile e abbigliamento resta uno dei meno pericolosi e presenta un indice di frequenza pari a circa 8 infortuni indennizzati per 1.000 addetti/anno, contro un indice di circa 20 dell’Industria manifatturiera e 22 del complesso delle attività di industria e servizi. 

Fabbrica tessile. Rotoli di stoffe

Il concorso. L'incontro con gli studenti è anche l'occasione per lanciare la prima edizione del concorso “Moda, design e disabilità: uno stile unico per ogni donna”, che ha lo scopo di sensibilizzare i giovani e tutto il mondo della moda su questi temi, puntando i riflettori sull’inclusione e la pari dignità che deve essere riservata alle persone, e in particolare alle donne, che si ritrovano a fare i conti con un corpo che presenta delle menomazioni o alterazioni. Alterazioni che, di fatto, impediscono a chi ha delle disabilità, di indossare un capo di abbigliamento senza sentirsi pari agli altri e non solo in termini di gradevolezza, ma anche in termini di difficoltà per una funzionalità che non permette la piena autonomia di chi li indossa. Il Concorso punta dunque a stimolare la creatività approfondendo innanzitutto le problematiche delle donne con disabilità e per questo i partecipanti avranno a disposizione delle “consulenti” d’eccezione cui potranno rivolgere domande on line per chiedere consigli, informazioni e supporto tecnico. Il Concorso si concluderà il prossimo anno con la premiazione dei vincitori cui andrà non solo un premio in danaro ma la possibilità di vedere realizzata la propria creazione e per gli studenti uno stage presso un’azienda di abbigliamento. 

L'appello di Bettoni: “siate responsabili della vostra incolumità”. Rivolgendosi agli studenti, il presidente nazionale di Anmil, Franco Bettoni, ha detto: “Io sono stato tra i primi a credere nel coinvolgimento della scuola su questo tema sin dalle elementari, perché la maggior parte della nostra vita fuori dal mondo della scuola gli studenti si troveranno a trascorrerlo sul lavoro e bisogna pensare, prima di tutto, che uno stipendio non vale alcun rischio per la nostra salute e la nostra vita. Io l’ho capito quando era ormai tardi, anche se avevo appena 15 anni – ha raccontato - quando ho subito la mutilazione delle dita della mano destra lavorando in un bottonificio. Era un macchinario difettoso che aveva già tranciato un paio di braccia ad altri lavoratori ma io non lo sapevo perché nessuno me lo aveva detto. Ecco io sono qui a dirvi che dobbiamo essere noi stessi i primi responsabili della nostra incolumità. Dobbiamo capire che la formazione è importantissima e non si può affrontare il lavoro, anche quello che sembra più 'innocuo', con leggerezza. Oggi la nostra attenzione va alle donne che - sappiamo bene - oltre all’attività propriamente professionale fuori dalle mura domestiche, spetta principalmente ad esse la cura della 'società familiare', dei figli, degli anziani e spesso anche di chi è disabile.I l legislatore non ha finora brillato nel riconoscere le differenze di genere - che pure esistono - nonostante le nostre ripetute sollecitazioni di interventi specifici. Ad oggi, quindi, il nostro ordinamento non tiene conto dei diversi riflessi che un infortunio sul lavoro o una malattia professionale hanno su una donna piuttosto che su un uomo: dalla perdita di un arto, ad esempio, ad una cicatrice, alla riduzione di funzionalità, che ledono capacità ed abilità, ma prima ancora dignità personale e sociale”. (cl) 

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