Napoli, a 40 anni dalla legge Basaglia in vendita la "cittadella della follia"

La regione ha deciso l’alienazione di una parte dei beni immobili del Leonardo Bianchi. Resteranno alla città l'edificio principale, la biblioteca e l’archivio, trasformati in un polo archivistico. “Vogliamo farne un luogo di inclusione sociale". A Napoli 15 mila persone in cura ai servizi

15 maggio 2018

NAPOLI – Era considerata la cittadella della follia, oggi è per gran parte in disuso e pericolante ma resta un monumento storico all’interno della città. A quarant’anni dalla legge Basaglia, la Regione Campania (con delibera n.7 dell’11  gennaio 2018) ha deciso l’alienazione dei beni immobili del Leonardo Bianchi  per quasi 200 milioni di euro, lasciando alla Asl di Napoli solo alcune parti, che saranno destinate ad archivio storico e a sede del Dipartimento di Salute Mentale e che verranno rimesse in sesto con parte del ricavato della vendita. Stiamo parlando del più grande ospedale psichiatrico di Napoli, chiuso dal 1999 e che avrà un uso sociale, dopo essere stato il simbolo della reclusione della follia. “Il valore catastale è di 600 milioni – spiega il direttore del Dipartimento di Salute Mentale della Asl Napoli 1 Centro Fedele Maurano – ne sarà venduta solo una parte per un valore che va tra i 150 e i 200 milioni di euro. È importante che finalmente venga messo a reddito un patrimonio  della Asl di Napoli così rilevante, e sia destinato alla salute mentale e ad altri scopi sociali, così come prevede la legge”. Saranno alienati i padiglioni, le strutture di cura, gli appartamenti dei custodi, il grande parco che circonda l’ospedale. Non il grande edificio principale, la biblioteca, l’archivio che sarà trasformato in un vero e proprio polo archivistico per ricerche e studi.

Ci sono più ipotesi in campo per la diversa destinazione d’uso: “Vogliamo farne un luogo di inclusione sociale e di socialità – dice ancora Maurano - che valorizzi i quartieri circostanti. Un luogo di vita dove confluiscano non solo i pazienti della salute mentale ma anche i cittadini, soprattutto quelli provenienti da zone degradate di Napoli. Vorremmo dare spazio alle associazioni, in particolare le polisportive, e recuperare allo stesso tempo la memoria attraverso la realizzazione di biblioteche e archivi”. Il direttore del Dipartimento napoletano pensa anche a una struttura diurna per sofferenti psichici e a utilizzare una delle palazzine del complesso per un centro per l’inclusione sociale e lavorativa al tempo stesso. “Magari un albergo – dice - gestito da persone provenienti dai circuiti della salute mentale, che potrebbe avere successo per la sua posizione strategica, a metà strada tra l’aeroporto e la stazione centrale”.

A Napoli sono circa 15 mila le persone con disturbi psichici in cura ai servizi di salute mentale, e di queste circa 1700 sono minorenni. A ciò bisogna aggiungere un dato “sommerso” di circa 700 ragazzi all’anno che si rivolgono al pronto soccorso per situazioni di emergenza: disturbi psichici collegati all’abuso di droghe o di alcol. I disturbi più diffusi sono le sindromi nevrotiche e somatoformi che riguardano 3 mila persone, cui seguono la depressione (2860 persone), la  schizofrenia e psicosi funzionali (2839 persone), i disturbi della personalità e del comportamento (943 persone), la mania e i disturbi affettivi bipolari (858 persone), l’alcolismo e le tossicomanie (469), le demenze  e i disturbi mentali organici (215 persone), il ritardo mentale (193); di “altri disturbi psichici” soffrono 913 persone mentre hanno diagnosi in accertamento 1559 persone. “Di fronte all’emergere di nuove sofferenze urbane – conclude Fedele Maurano – come quelle dei migranti e dei ragazzi, dobbiamo prevedere anche figure diverse di operatori della salute mentale, come educatori e antropologi ad esempio, per attivare progetti reali di concertazione con il territorio”. (Ida Palisi)

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