Disabili, anziani e "diversi": i reclusi del Leonardo Bianchi di Napoli

Nel 1999 (anno di chiusura) nel più grande ospedale psichiatrico della città erano recluse 700 persone, 60 mila le cartelle cliniche ritrovate. Nel 1994, grazie alla pressione dei media fu avviato il processo per la sua dismissione

15 maggio 2018

- NAPOLI - Settecento i pazienti ancora reclusi nel 1999 (anno della chiusura), sessantamila in tutto le cartelle cliniche ritrovate nel Leonardo Bianchi, il più grande ospedale psichiatrico di Napoli, da cui emergono storie assurde. Come quella della “donna scimmia” raccontata pure in un film di Tognazzi, rinchiusa a 15 anni perché “uscita pazza” a causa delle prime mestruazioni (in realtà era un’orfana perfettamente normale, che alla prima visione del sangue ebbe una reazione sconsiderata: tanto bastò per rinchiuderla per quasi tutta la sua vita. Oggi ha 82 anni). Si poteva finire rinchiusi anche solo perché si era “diversi” (omosessuali, ad esempio, o con un leggero ritardo) o perché spinti tra le sbarre – in padiglioni divisi per “tranquilli”, “agitati”, “furiosi” e “zozzosi” (sudici) - da parenti che si accordavano tra di loro per questioni di eredità.

Il manicomio è un complesso costituito da un enorme corpo centrale e 53 palazzine, progettato dall’architetto Tango, poi intitolato al suo primo direttore, Leonardo Bianchi (che vi introdusse l’elettroshock), e costruito su un’area di 220 mila metri quadrati (di cui 85 mila metri quadrati coperti) nell’arco di 19 anni, dal 1890 al 1909.  Nel 1994, grazie alla pressione dei media (alcune telecamere del Tg3 riuscirono a entrare nell’ospedale e a denunciare la condizione disumana dei reclusi) fu avviato il processo per la sua dismissione. Per nessuno dei 700 pazienti allora rinchiusi – molti provenienti dalla provincia di Napoli, dove non esistevano ancora strutture alternative al manicomio – si configuravano le condizioni per un ricovero al Bianchi. Centocinquanta di loro erano “normali”, il 56 per cento erano persone con disabilità e anziani, gli altri erano abbrutiti solo dal fatto di essere lì da molto tempo. Ci vollero cinque anni per ricollocarli e per chiudere definitivamente il manicomio. (ip)

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