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In Montagnola non solo spaccio e degrado ma anche "altre forme di vita"

La redazione di Piazza Grande è andata in Montagnola, parco monumentale al centro della città, conosciuto solo per i problemi legati a spaccio e consumo di droga e ha incontrato chi lo vive e cerca di farlo tornare a essere un luogo di incontro, molto frequentato. Il giornale è già in strada

16 maggio 2018

Piazza Grande maggio 2018 cover

BOLOGNA - “Quando un luogo diventa inaccessibile si tratta di privazione di una libertà”. A parlare è Massimiliano “Max” Princigallo, titolare del chiosco del parco della Montagnola che si occupa, oltre che di gelati, di rivitalizzare luoghi in stato di abbandono o caduti in disgrazia. L’ultimo è il chiosco. “Questo è il mio capolavoro”, dice nell’intervista rilasciata a Piazza Grande, il giornale di strada di Bologna, che, nel numero di maggio, pubblica un’inchiesta proprio sul parco monumentale. Obiettivo? “Cercare altre forme di vita che non fossero i problemi, innegabili, legati allo spaccio e al consumo di droghe”, dice Leonardo Tancredi, direttore del giornale. “Sono pochi a voler fare impresa in un posto come questo parco, per me questa è una battaglia”, continua Max. Il suo chiosco ha subito numerosi furti e atti di vandalismo e lui stesso ha dovuto confrontarsi duramente con chi spaccia nel parco. Ma è sufficiente colpire chi traffica sostanze per risolvere il problema? “Qui ci vuole un sociologo”, provoca Max.

Confinante con il quartiere Bolognina, la Montagnola è una cerniera che collega la stazione dei treni, quella degli autobus e il centro della città. Una posizione che la rende un “porto di mare” in cui prende vita un incredibile crocevia di gente e vite. “Nonostante la sua vicinanza al centro, il parco non è più percepito dai cittadini come un luogo sicuro da vivere”, dice Chiara Affronte, coordinatrice di FreeMontagnola, associazione nata nel novembre 2016 con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni e la città alla riqualificazione del parco. “Quest’estate abbiamo riesumato dall’archivio nazionale dei film di famiglia dei filmati che raccontano com’era la Montagnola fino a metà anni ’80 – continua – Abbiamo scoperto che era un luogo di incontro, molto frequentato. Vorremmo che tornasse a essere così”.

“Dove c’è vita non c’è spaccio”, dice Simona, operatrice di Dynamo, la velostazione della Montagnola. Aperta dove un tempo c’era un’autorimessa, Dynamo è diventato un luogo dove stazionano biciclette (che lì vengono riparate e parcheggiate) ma dove è possibile concedersi una pausa al bar, lavorare in coworking o godersi l’aria aperta nel cortile che sorge sotto la scalinata del Pincio. “Il parco è un’area molto bella dal punto di vista turistico – dice Simona – Noi vediamo che molti turisti si fanno le foto proprio lì, sulla gradinata e chi abita a Bologna non lo farebbe mai perché la considera una zona degradata”. Da quando sono aumentate le retate, per Simona la situazione è migliorata ma “è chiaro che questa non può essere la soluzione, bisognerebbe intervenire sulla progettualità. Dove c’è attività non c’è spaccio mentre tutto quello che è abbandonato viene colonizzato dai disperati”. (lp)

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