Gaza: 2.700 feriti, molti rimarranno disabili. "Sistema sanitario al collasso"

Le strutture sanitarie locali non sono in grado di far fronte all'emergenza e sono costrette a rinviare interventi urgenti. Dal 30 marzo 21 palestinesi feriti durante le manifestazioni hanno subito l'amputazione degli arti. La testimonianza di una cooperante e i dati dell'Onu

16 maggio 2018

scontri a Gaza

ROMA - Oltre 2.700 feriti, “molti dei quali dovranno convivere con disabilità croniche vista l’impossibilità di ricevere adeguata assistenza medica a causa del collasso del sistema sanitario della Striscia di Gaza”: è il bilancio, provvisorio e approssimativo, che arriva da Gaza, tramite le Ong presenti sul territorio, che ieri hanno denunciato in una nota congiunta la situazione gravissima provocata dalla violenta repressione israeliana di fronte alle protese palestinesi, iniziate il 30 marzo e intensificate, da luned scorso, per l'apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme. Sempre piùà dura la reazione istraeliana e più violenti gli scontri nella Striscia.

E mentre resta altissimo l'allarme e la situazione completamente instabile, in attesa che venerdì si riunisca il Consiglio Onu per i diritti umani, particolare preoccupazione destano le condizioni dei moltissimi feriti, destinati a ricevere assistenza e cure inadeguate e condannati quindi a riportare “disabilità croniche”, così come denunciato dalle Ong. “E' molto difficile avere dati aggiornati, perché la situazione è assai critica – racconta stamattina Ilaria Masieri, che si trova in Palestina per la ong Terre des Hommes – Il sistema sanitario locale è assolutamente incapace di far fronte all'emergenza, come ieri riferiva un articolo su Al Jazeera”. Secondo quanto riportato, “martedì l'ospedale principale di Gaza City è affollato di pazienti e famiglie”. Ayman al-Sahabani, capo del dipartimento di emergenza di al-Shifa, ha dichiarato ad Al Jazeera che “almeno 18 persone sono morte mentre aspettavano di ricevere cure mediche lunedì sera. Ad un certo punto, abbiamo avuto 500 casi in una sola volta - ha riferito al-Sahabani - Questo è molto più di ciò che la capacità dell'ospedale può prendere”. Al-Sahabani ha aggiunto che “lo staff medico rispondeva agli infortuni al meglio delle proprie capacità, nonostante la mancanza di forniture mediche”. Per quanto riguarda il tipo di ferite, al-Sahabani ha riferito che “la maggior parte dei pazienti è stata colpita nella parte inferiore del corpo e degli arti, mentre alcuni sono stati colpiti nell'area del torace”. 

Al Jazeera riporta il caso di “Tamer Farouk Abu Ghaben, padre di due bambini, che ha subito un infortunio alla mano quando un missile è esploso vicino a lui nell'area di confine lunedì. Ha bisogno di un intervento chirurgico immediato, che però è stato rinviato a causa delle difficoltà in cui si trova l'ospedale”. Il ritardo dell'intervento sanitario, in questo come in molti altri casi, potrebbe facilmente portare a una invalidità permanente

Ed ecco alcuni dati raccolti attraverso le agenzie delle Nazioni Unite da Aida, il network di ONG internazionali che operano in Palestina: “sono molto recenti – ci spiega Ilaria Masieri – ma sono precedenti gli ultimissimi giorni”, quindi i numeri sono certamente molto inferiori a quelli attuali”. Si legge nel rapporto che “anche il personale medico e le strutture sono stati colpiti, con conseguente ferimento di 211 personale medico e danni a 25 ambulanze. Gli ospedali sono sull'orlo del collasso, incapaci di affrontare il vasto numero di feriti a causa di un blocco durato un decennio e per l'inadeguatezza di elettricità, forniture mediche e attrezzature. Essendo quasi impossibile ottenere una visita medica per un intervento chirurgico al di fuori della Striscia di Gaza – riferisce Aida – dal 30 marzo 21 palestinesi feriti durante le manifestazioni hanno subito l' amputazione degli arti”. 

Una situazione confermata da Ilaria Masieri: “il sistema sanitario nella Striscia di Gaza soffre di una cronica mancanza di medicine essenziali e attrezzature anche banalissime, come siringhe, garze ecc. E poi ci sono le difficoltà dovute alla mancanza di energia elettrica, necessaria per far funzionare macchinari e sale operatorie. Basta purtroppo molto meno di quanto successo nelle ultime settimane per far sì che il sistema vada in tilt e diventi incapace di fornire cure anche banali come medicazioni, trasfusioni di sangue o iniezioni di eparina”. (cl)

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