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Sangue, donano operai e impiegati. Avis: "Le aziende non li ostacolino”

Domani a Lecce l’Assemblea generale dell’Avis. Oltre mille delegati da più di 3 mila sedi. Circa 1,3 milioni i donatori, ma solo 1 su 5 utilizza la giornata di riposo post-trasfusionale. Il presidente Argentoni: "Alcune aziende mettono sullo stesso piano la malattia con la giornata di riposo"

17 maggio 2018

ROMA - Donatori di sangue tra riforma del terzo settore, regionalizzazione della sanità e buone pratiche da potenziare per rendere più semplici le donazioni anche ai lavoratori. Sono questi alcuni dei temi che verranno affrontati in occasione dell’82a Assemblea generale dell’Avis che si terrà a Lecce dal 18 al 20 maggio 2018. L’evento, dal titolo “Un sistema in evoluzione. Avis tra piano plasma, riforma del terzo settore e buone pratiche”, vedrà circa mille delegati in rappresentanza di 3,4 mila sedi e 1,3 milioni donatori di sangue. Ospite d’eccezione dell’Assemblea, nella mattinata di domenica 20 maggio, il procuratore della repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, intervistato da Enzo Romeo. “Abbiamo cercato di essere molto concreti - spiega Alberto Argentoni, presidente di Avis nazionale -, a partire dal tema del sistema trasfusionale. Con la regionalizzazione della sanità e con la riorganizzazione che in ciascuna regione si sta facendo c’è il pericolo che venga perso il concetto di sistema nazionale che è proprio dei sistemi trasfusionali di tutto il mondo. Per raccogliere quanto serve e avere l’autosufficienza in tutte le regioni bisogna che ci sia una regia nazionale. Spesso le regioni in rientro, per quel che riguarda i problemi di bilancio, o che fanno determinate scelte di riorganizzazione possono penalizzare l’obiettivo finale. Finora non è mai accaduto, ma riteniamo che ci sia un rischio concreto”.

-Riforma e buone pratiche da potenziare. La tre giorni di Lecce servirà all’Avis anche per riflettere su ciò che la riforma del terzo settore chiede al mondo delle organizzazioni di volontariato. “I nostri sono tutti donatori volontari e vorremmo rendere più evidenti due concetti - spiega Argentoni -: la gratuità che per i donatori di sangue è assoluta, poiché non è previsto dal Codice neppure il rimborso di spese forfettarie; poi l’utilità sociale che è un concetto che va oltre l’interesse generale che è invece il trait-d’union di tutti gli enti di terzo settore. Su questo si inserisce anche la nostra volontà di mantenere comunque il socio persona fisica a tutti i livelli con la sua capacità di intervenire, magari soltanto per delega. Si tratta di un’aspetto di democraticità, partecipazione e senso di unitarietà e di identità da valorizzare e tutelare”. Terzo tema dell’assemblea è quello delle buone pratiche da potenziare. “Oggi abbiamo un buon ricambio all’interno dell’associazione - spiega il presidente di Avis nazionale -. In quasi tutte le regioni abbiamo l’8 o il 10 per cento di nuovi donatori, ma abbiamo bisogno di migliorare l'accoglienza e la promozione della donazione perché è importante fidelizzare i nostri donatori. Se migliora la fidelizzazione avremo la possibilità di rispondere meglio alle esigenze di programmazione sanitaria e alle esigenze di acquisire, oltre all’autosufficienza per quanto riguarda i globuli rossi che già avevamo consolidato da alcuni anni, anche il nuovo obiettivo che è l’autosufficienza per quanto riguarda i plasma-derivati dove invece c’è ancora molto lavoro da fare”.

L’identikit del donatore. Oggi a donare sangue, spiega Argentoni, sono soprattutto persone tra i 35 e i 55 anni. Sono per lo più impiegati o operai. Se al di sotto dei 35 anni non ci sono differenze tra uomini e donne, inoltre, passati i trent’anni, gli uomini rappresentano la maggioranza dei donatori: sono circa i due terzi. A livello territoriale, il maggior numero di donatori è al Nord Italia. Sebbene molti dei donatori siano operai o impiegati, spiega Argentoni, solo il 20 per cento dei donatori dipendenti utilizza la giornata di riposo post-trasfusionale, l’altro 80 per cento non la utilizza. Tuttavia, ci sono dei problemi anche dal punto di vista degli orari di apertura dei centri pubblici che non consentono ai donatori di poter donare in orari diversi da quelli lavorativi. “Abbiamo individuato alcune grandi aziende, ma anche qualche piccola realtà, che mettono sullo stesso piano la malattia con la giornata di riposo per andare a donare il sangue - spiega Argentoni -. Con questa grande flessibilità del lavoro, con le piccole aziende o con imprese che hanno delle turnazioni, però, ci sono oggettivamente dei problemi a concedere la giornata per la donazione del sangue. Dall’altro lato, ci sono i centri che chiudono tutti prevalentemente verso le 11 del mattino ed è chiaro che non facilitano la donazione alla fine del turno di lavoro. È una coperta un po’ corta. Noi cerchiamo di integrare le attività del pubblico con le risorse dell’associazione, ma inizia ad essere gravoso”. La raccolta associativa, spiega Argentoni, arriva ad essere il 30 per cento di quella complessiva nazionale, “con una prevalenza soprattutto delle attività domenicali - spiega il presidente -, quando i centri di raccolta pubblici sono chiusi”.

L’appello al mondo delle aziende. Per il presidente di Avis nazionale, Alberto Argentoni, il mondo del profit potrebbe dare un contributo importante. “Non dico avere un occhio di riguardo - spiega Argentoni -. Pensare che nella responsabilità sociale di un’azienda ci sia anche il fatto di favorire o per lo meno di non ostacolare pratiche di tipo sociale come quella della donazione, però, ci sembra una cosa importante. Poi potrebbero interessare anche collaborazioni e partnership con le associazioni, soprattutto a livello locale. Potrebbero essere un ulteriore stimolo per le istituzioni, anche rispetto alla creazione di reti sussidiarie o strutturali sempre più adeguate e importanti. Abbiamo un welfare che sta cambiando e in questo cambiamento ci siano anche noi”.(ga)

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