:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Migranti. La moda? "Un ponte per abbattere i pregiudizi"

A Taranto 10 richiedenti asilo hanno seguito un corso di formazione in sartoria e produzione di accessori. Oggi lavorano nell’atelier La maison de la mode. Le loro creazioni sono vendute nel negozio “Abiti dal mondo”. Se ne parla a Italia-Italie, la trasmissione multiculturale di Radio Città del Capo

17 maggio 2018

Abiti dal mondo
Abiti dal mondo

BOLOGNA – “Gli abiti possono essere un ponte per abbattere i pregiudizi e creare integrazione”. Lo dice Ida Chiatante, direttrice creativa del progetto La maison de la mode. Promosso dall’associazione Salam di Taranto, il progetto – premiato nel contest “Children First” organizzato e promosso da Usaim/Oim per favorire l’inclusione dei minori stranieri non accompagnati – ha visto 10 richiedenti asilo, accolti nei centri di accoglienza straordinaria gestiti dall’associazione, partecipare a un corso di formazione di taglio, cucito e produzione di accessori artigianali. “Alcuni di loro avevano già competenze nella sartoria e gestivano una piccola attività nel loro Paese di origine – spiega Chiatante – mentre altri -hanno iniziato da zero”. Tutti hanno seguito un percorso di formazione curato da Ars Formandi che ha permesso loro di rafforzare le competenze di taglio e cucito e imparare le tecniche della sartoria italiana insieme alla sarta modellista Patrizia Solito. Tra loro c’è anche Lamin, giovane di origine senegalese, che faceva il sarto anche nel suo Paese e che adesso a La maison de la mode realizza anche accessori artigianali. Dal 21 marzo le creazioni dell’atelier sono in vendita da “Abiti dal mondo”, negozio aperto in centro a Taranto sempre dall’associazione Salam e sulla piattaforma di e-commerce www.abitidalmondo.com. Se ne parla a Italia-Italie, la trasmissione multiculturale di Radio Città del Capo.

Nella puntata si parla anche dell’editto che il re nigeriano Ewuare II (massima autorità politica e religiosa del Paese) ha emesso poche settimane fa contro i riti “juju” che vincolano le donne nigeriane vittime di tratta al volere delle organizzazioni criminali e dei trafficanti. Ora le cose potrebbero cambiare ma non tutte le donne nigeriane che si trovano in Italia sono informate di questa nuova possibilità di riscatto. Per questo, a Bologna, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha promosso un progetto speciale: una unità di strada per incontrare le ragazze, far vedere loro il video del re e spiegare che possono sottrarsi a questo giuramento. Ne parla Nicola Pirani, responsabile del progetto. (lp)

 

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa