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Ramadan, il digiuno? Anche da cattivi pensieri e volgarità

Valeria è sposata con Elia, arrivato in Italia da piccolissimo con i genitori marocchini e cresciuto a Brescia. Insieme hanno realizzato una web serie per sfatare i luoghi comuni sulla cultura araba, una puntata è sul Ramadan. Valeria: “Qualche volta ho digiunato anch’io, anche se solo per pochi giorni. È un bell’esercizio”

18 maggio 2018

BRESCIA - “Qualche volta ho provato a digiunare anch’io, è un bell’esercizio. Ma mancandomi la motivazione spirituale, il tentativo si è ridotto a qualche giorno”. Valeria è sposata con Elia, arrivato in Italia da piccolissimo insieme ai genitori marocchini e cresciuto a Brescia. Elia è musulmano e segue il Ramadan, il mese del digiuno dell’Islam. “In questo periodo, cerco di essere più discreta, di non abbuffarmi davanti a lui, ma in un’ottica di rispetto reciproco lui non si lamenta del fatto che io mangi e io non mi lamento del contrario”, continua. Il Ramadan è il mese in cui l’Arcangelo Gabriele ha trasmesso i versetti del Corano a Maometto e ha un’importanza fondamentale per i musulmani. Oltre al digiuno totale da cibo e bevande, i praticanti seguono una serie di regole come astenersi da calunnia, menzogna, litigi, scontri e conflitti e ravvivano altri comportamenti come visitare parenti e amici, fare offerte per i poveri. “È un digiuno anche dai cattivi pensieri e dalla volgarità per cercare di ripulirsi da tutto ciò che può nuocere”, afferma Valeria.

Valeria ed Elia hanno realizzato Arabiscus, una web serie in cui provare a sfatare qualche luogo comune sulla cultura araba e spiegare il significato di alcune espressioni della lingua araba o di tradizioni come il Ramadan in modo divertente. Nella puntata dedicata al mese del digiuno, insieme a Elia c’è Battista, un contadino bresciano che, in dialetto, esprime la sua diffidenza verso questa pratica (che storpiando il nome chiama Rataplan) mettendo in dubbio che una persona possa davvero digiunare per tutto il giorno. “Credo che le persone di fede musulmana si sentano ripetere all’esasperazione ‘ma perché lo fai?’, ‘ma come fai a resistere?’ che è un po’ come dire ‘lascia perdere e mangia’ – continua Valeria – In realtà la sostanza non è molto diversa da alcune tradizioni cattoliche, come il digiuno prima della Pasqua, che pur ridotte all’osso o vissute con un’interpretazione più libera, hanno comunque l’obiettivo di purificare il corpo, pregare meglio e avvicinarsi di più a Dio”.

Anche i riti iniziali e finali del Ramadan possono essere ricondotti ad altre tradizioni, come quella del Natale. “La fine del Ramadan è festeggiata con una celebrazione condivisa in moschea in cui ognuno porta qualcosa da mangiare da condividere con gli altri, come si fa abitualmente ogni sera dopo la preghiera – racconta Valeria – L’anno scorso noi abbiamo deciso di farlo a casa nostra con amici e parenti ed è stata un’occasione di festa per condividere insieme un avvenimento importante”. (lp)

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