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"Le cicatrici dei migranti": storie di sofferenza e resilienza

A Como il convegno dedicato ai traumi vissuti dai profughi. Gaffuri (Lachesi): “Pochi malati psichiatrici, ma disturbi post traumatici da stress”. Pedroni (Padri Somaschi): “Sono la personificazione della resilienza, sviluppano attaccamento per il territorio che si è preso cura di loro”

19 maggio 2018

BOX MILANO - Insonnia, attacchi di panico, ansia: storie di sofferenza mentale e resilienza fra rifugiati e migranti dopo un lungo viaggio. Se ne parla oggi a Como, con il convegno “Cicatrici preziose. Viaggio verso la ricostruzione dell'identità”, all'auditorium “Don Guanella”. In una delle città di frontiera italiane che ha visto passare centinai di migranti nel tentativo di andare verso il nord Europa, “metteremo il dito nelle piaghe psicologiche delle migrazioni”, dichiara Valerio Pedroni di Fondazione Padri Somaschi, che promuove la giornata informativa assieme a Centro servizi per il volontariato dell'Insubria, l'associazione Lachesi e il Centro nazionale comunità d'accoglienza. “Si parla di quei disturbi non ascrivibili sempre alla psichiatria, ma a una zona d'ombra intermedia fatta di diffidenza verso tutto e tutti, angosce, paure”. 

“Di malati psichiatrici in senso stretto ne incontriamo pochi. Sono soprattutto casi di disturbo post traumatico da stress, traumi non elaborati durante il viaggio. E anche una volta giunti in Italia vivono situazione di sofferenza e di frustrazione delle aspettative”, aggiunge Maria Gaffuri dell'associazione Lachesi, che con quattro mediatori gestirà l'intervento dedicato alle testimonianze vere e proprie. “Esistiamo dal 2014 ma dal 2016 lavoriamo su Como, Milano e Varese e cerchiamo di affiancare la terapia e il sostegno psicologico e terapeutico con l'attività di 20 mediatori. Valorizzare gli elementi della cultura di provenienza integrandoli con quelli del Paese d'arrivo è fondamentale per la stabilità mentale”. 

“Abbiamo voluto chiamarle cicatrici preziose proprio perché i migranti sono la personificazione del concetto di resilienza. Sviluppano un senso di attaccamento verso il territorio che si è preso cura di loro e restituiscono in termini di volontariato civico o di esperienze lavorative - prosegue Valerio Pedroni - Il terzo settore si sta strutturando per rispondere alla sfida dei disturbi mentali e non solo fisici sviluppando competenze che innovano la disciplina, ma una cosa è già chiara: se gli si riserva quell'attenzione, dopo corrono da soli”. (Francesco Floris)

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