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Come aiutare gli homeless Lgbt: la guida degli avvocati di strada

Capita più spesso di quanto si possa immaginare, ma molti giovani si allontanano dalla famiglia e diventano senza dimora perché non hanno il coraggio di confessare la propria omosessualità. L'associazione bolognese ha curato una guida per gli operatori di centri di ascolto, dormitori e mense

19 maggio 2018

BOX MILANO - Un ragazzo di 17 anni se ne va di casa e inizia a vivere per strada. Lo fa perché omosessuale. Non è detto che sia stato cacciato dalla famiglia. È solo spaventato da come potrebbero reagire i genitori a questa notizia e preferisce non affrontarli. Spaesato, il ragazzo decide di rivolgersi a un'associazione del terzo settore che si occupa di senza dimora oppure a uno degli sportelli messi a disposizione dal comune e che ha trovato su internet. Spiega solo di essersene andato di casa per una rottura dei legami famigliari, senza specifiche ulteriori. “Se gli operatori provano a convincerlo a tornare a casa l'esito più probabile è che questa persona scompaia dai radar, della famiglia come dei servizi socio-sanitari e di accoglienza. Noi la chiamiamo aspettativa di pregiudizio”. La definisce così Carlo Francesco Salmaso, della cooperativa sociale bolognese “Piazza Grande”, che assieme a Giulia Galizioli ha curato il report “Una strada diversa – parte seconda” per conto di Avvocato di strada onlus. Un report-azione, che va a completare una prima pubblicazione con lo stesso titolo nel 2014, per mettere a punto una serie di consigli operativi destinati a chi lavora con gli homeless Lgbt. La pubblicazione verrà distribuita in 5 mila copie gratuite ed è figlia di una serie di tavoli di discussione condotti a Milano, Bologna, Torino e Genova fra gli operatori del settore. 

“Faccio degli esempi concreti – prosegue Dalmaso –: gli operatori sociali hanno l'impressione che le persone che si rivolgono a loro necessitino di una risposta immediata. È così per il pasto o per un posto letto, ma non per le motivazioni e le cause che portano a vivere in strada. Nessuno dice di essersene andato di casa perché gay o lesbica e non accettato dalla famiglia. Nel report pubblichiamo un lungo spezzone di colloquio avvenuto tra un ragazzo e un'operatrice in casa-famiglia mentre preparano da mangiare. Lui parla sempre di questo amico che ovviamente è il suo compagno. Dopo mesi lo ammette. Serve la sensibilità e la pazienza per arrivare a farsi raccontare la verità. Il primo mostro da abbattere è l'invisibilità, come sempre quando esiste lo stigma sociale”. Altri consigli operativi che si trovano in “Una strada diversa” riguardano gli ambienti, per esempio di un dormitorio o di una mensa: “Se lascio l'unico bagno presente con la porta aperta potremmo pensare a una situazione di assoluta tolleranza per tutti. Non è così. Lo standard e la normalità sono percepiti come discriminatori e la persona Lgbt tende a sentire legittimata la situazione di omofobia praticata o subita”. Senza gesti eclatanti si può rompere questo circolo vizioso. Per esempio con un cartello comparso sui bagni di un supermercato americano che recita: “Abbiamo un bagno unisex perché a volte i bagni specifici pongono gli altri in situazioni spiacevoli. E visto che abbiamo molti amici che ci visitano vogliamo fornire un posto a tutti che siano: padri con figlie, mamme con figli, genitori con disabili, persone della comunità Lgbtq, adulti con anziani e mentalmente o fisicamente disabili”. Per Dalmaso “solo il nominare o segnalare il cambiamento è importante”. 

O ancora: “Una rivista nella sala d'aspetto dell'avvocato a cui ti sei rivolto con un servizio di copertina che parla di transessualità. Lascia capire che lì quell'argomento non è un tabù. Non sei obbligato a parlarne, ma se vuoi farlo nessuno te lo impedirà”. Perché occuparsi di questo fra i tanti problemi di un senza dimora? “La discriminazione legata all'orientamento sessuale o all'identità di genere è una delle cause inaspettate o concause che porta le persone a vivere in strada - sottolinea in una nota il presidente di Avvocato di strada, Antonio Mumolo –: secondo una ricerca condotta negli Usa sui ragazzi di San Francisco e New York gli adolescenti Lgbt in strada costituirebbero il 40 per cento dell'intera popolazione homelessness”. Sull'Italia dati numerici non ne esistono, ma per Dalmaso “basta una solo caso per aprire contraddizioni nell'intero sistema dei servizi socio-sanitari. Una sola persona transessuale che si rivolge a un dormitorio e nemmeno sappiamo dove farla dormire”. La guida è scaricabile dal sito dell'associazione. (Francesco Floris)

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