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Violenza sulle donne, "il contratto di governo preoccupa le associazioni"

D.i.Re "Done in rete contro la violenza" scrive una lettera aperta al presidente della Repubblica Mattarella, esprimendo "l'estrema preoccupazione delle 81 organizzazioni per l'approccio securitario e repressivo

21 maggio 2018

- Roma - Il contratto di governo di Lega e M5S "si pone in aperto spregio e violazione alla stessa Costituzione, di fatto esautorando il Parlamento della sua funzione legislativa primaria". Lo sottolinea Lella Palladino, presidente di D.i.Re Done in rete contro la violenza, in una lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, esprimendo "l'estrema preoccupazione delle 81 organizzazioni che in 18 regioni italiane gestiscono centri antiviolenza e case rifugio per donne e bambini/e sopravvissuti/e alla violenza maschile, rispetto al 'Contratto del governo per il cambiamento'".

Nel contratto "l'approccio scelto è meramente securitario e repressivo, pur essendo ormai nota e scientificamente provata l'inefficacia di tale orientamento ai fini della prevenzione. Alle donne vittima di violenza non servono inasprimenti di pena, ma il riconoscimento della violenza e il rispetto in tutti gli ambiti giudiziari. Le misure proposte - si legge - si pongono tutte in aperto contrasto con quanto stabilito dalla Convenzione di Istanbul. Manca qualsiasi accenno ai dispositivi che permettono alle donne che hanno subito violenza e ai loro figli e figlie. Viceversa, si propone una pericolosa equiparazione tra le due figure genitoriali per quanto riguarda l'affidamento della prole, e una normazione della cosiddetta alienazione parentale a prescindere dalla valutazione dei singoli casi, non tenendo in alcun conto l'enorme asimmetria esistente tra l'autore delle violenze e la sua vittima e il fatto che questo concetto si presta a essere strumentalizzato dall'autore della violenza, con totale disprezzo e noncuranza nei confronti del clima di paura nel quale si troverebbero a vivere i/le figli/e di un uomo violento qualora la legge non li/le tutelasse piu'".

Per questo, si ricorda, "la Convenzione di Istanbul vieta esplicitamente la mediazione nei casi di separazione a seguito delle violenze subite da una donna. Ci allarma- conclude la complessiva violazione dei diritti umani fondamentali di donne, bambini/e e migranti". (DIRE) 

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