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Da Roma a Bologna: la preoccupazione delle associazioni sotto sfratto

Associazioni allarmate per il destino degli immobili che utilizzano, per finalità sociali, di proprietà del Comune o di altri soggetti privati. Dopo Roma il caso di Bologna, dove in questi giorni almeno altre due realtà attendono di sapere la sorte del luogo che hanno contribuito a valorizzare

23 maggio 2018

- BOLOGNA - Se a Roma si piange, nel resto d’Italia non sempre si ride. Anche lontano dalla Capitale, dove la vicenda della Casa Internazionale delle Donne  in questi giorni sta raccogliendo notevole attenzione, non mancano problematiche legate all’utilizzo, per finalità sociali, di immobili di proprietà del Comune o di altri soggetti privati. Situazioni in cui un bene, di fatto abbandonato e in una situazione di generale incuria, viene riportato in vita da organizzazioni, associazioni culturali o comitati di quartiere, e restituito all’utilizzo comune di tutta la cittadinanza. Un beneficio collettivo, che talvolta poggia su una convenzione e qualche altra volta invece non ha alcun fondamento giuridico, e anzi passa per un’occupazione abusiva.

Se la vicenda di Roma ha portato alla luce la situazione di decine e decine di organizzazioni alle quali il Campidoglio ha chiesto di corrispondere un canone a valori di mercato (chiedendo gli arretrati), prevedendo per alcune strutture anche un modello di gestione tramite bandi, a Bologna in questi giorni ci sono almeno altre due realtà che attendono di sapere la sorte del luogo che col tempo hanno contribuito a valorizzare.

È il caso di Oz, il parco multisportivo e culturale alla prima periferia di Bologna che rischia di essere sgomberato. Il motivo? L’ex officina Samputensili di via Stalingrado, poco fuori porta, utilizzata dall’associazione Eden (che coordina le attività di Oz) in comodato gratuito, è stata acquistata all’asta per 3,1 milioni di euro da una società controllata del Gruppo Unipol che ha chiesto a Oz di lasciare la struttura entro il 31 maggio. Gli associati di Oz hanno dai 4 ai 64 anni, nell’ultimo anno sono arrivati a 6 mila, di cui 3.400 per attività sportive, artistiche e di danza (parkour, arti circensi, mountain bike, break dance, pilates, yoga), gli altri per attività culturali (museo del flipper, laboratori di arti visive, assistenza alla produzione musicale, teatro. Da un momento all’altro potrebbero rimanere senza strutture per allenarsi e senza spazi di condivisione. Senza contare le 260 persone che perderebbero il lavoro. Ora Oz chiede almeno il tempo per trovare un altro spazio adatto ad accoglierlo: “Se mettiamo tutto in un magazzino, la città ci dimenticherà”.

Un altro spazio che va incontro a un futuro incerto è A Skeggia, lo spazio creato dai Forever Ultras, lo storico gruppo della curva Bulgarelli dello stadio Dall’Ara. Nato all’interno di una ex officina di proprietà comunale, occupata a fine 2014, A Skeggia è gestito dall’associazione omonima grazie a un Patto di collaborazione firmato con il Comune con una clausola: se l’area dove si trova lo spazio rientrerà tra quelle di interesse del Bologna FC per il progetto di riqualificazione dello stadio la convenzione dovrà essere ridiscussa. La scadenza è prevista per il 2019 ma gli ultras ancora non sanno che cosa ne sarà di loro. Nel frattempo, A Skeggia è diventato un punto di riferimento nel quartiere: i ragazzi frequentano la palestra, gli anziani ci vanno la sera a giocare a carte, la domenica è attivo uno spazio bambini per i figli di chi va a vedere la partita e ci sono tanti altri progetti attivi o che stanno per partire. “Se ci tolgono questo spazio, il quartiere perderà un luogo che funziona”, dice Giovanni Palermo, responsabile dello spazio.

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