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“Corro nel buio e mi sento libero”. L'atleta non vedente con 75 ori

Storia di Stefano Gori, ex campioncino di calcio che ha perso la vista a 28 anni. “Sono tornato a vivere grazie alla corsa”. E da venerdì in Toscana al via i Campionati toscani paralimpici

24 maggio 2018

- FIRENZE – Stefano è non vedente però corre veloce, velocissimo, come una gazzella lungo le piste d’atletica. “Corro e mi sento libero, è come se tornassi a vedere, correre nel buio è fantastico, indescrivibile, una sensazione di estrema libertà”. Stefano Gori ha 58 anni. Lavora come centralinista all’agenzia delle entrate di Pietrasanta, in provincia di Lucca. Ha una passione sfrenata per la corsa. Correndo, dimentica di non vedere, dimentica quella retinite pigmentosa che all’età di 28 anni gli ha fatto perdere completamente la vista. All’inizio fu traumatico, soprattutto per uno come lui, sportivo per natura.

Da giovanissimo era un talento del calcio, potenziale stella del pallone. “All’età di 15 anni – racconta – ero una piccola promessa, ho fatto provini nel Milan, nella Juventus, nell’Inter, squadre importanti come Arezzo, Perugia e Lucchese erano pronte a farmi un bel contratto”. Poi però arriva la malattia, la scopre durante l’adolescenza, quando la vista si appanna durante le partite in notturna. “Non vedevo bene il pallone, non riuscivo a colpirlo come prima”. La malattia è sempre più invasiva, fino alla perdita completa della vista. “Non volevo credere a questa malattia, per anni sono rimasto senza far niente, tranne qualche attività di volontariato”.

Poi è ripartito, lentamente, gradualmente. Ha trovato la forza dentro di se. E ha ricominciato a correre. Stavolta senza vedere, inizialmente con incertezza, poi sempre più veloce, sempre più sicuro. Ogni volta accompagnato da una guida, un atleta che costituisce i suoi occhi a cui è legato attraverso una cordicella da braccio a braccio. E’ questo il modo di gareggiare per i non vedenti. “Ti devi fidare della guida, altrimenti correre diventa impossibile, devi avere fiducia, abbandonarti alla sua fiducia”. Si instaura così un rapporto di reciprocità, un rapporto di unicità attraverso il quale anche i non vedenti riescono a correre.

Stefano Gori 2

Ed è così che Stefano è tornato a vivere, è tornato a gareggiare, è tornato a correre e vincere medaglie nello sport paralimpico: 75 ori, 34 argenti, 12 bronzi. Tanta corsa su pista: 100 metri, 200 metri, 400 metri. E poi lancio del peso, giavellotto, salto in alto, salto in lungo. Allenamenti intensivi, due o tre volte ogni settimana. La riscoperta di se stessi attraverso lo sport, attraverso la corsa al buio che suona come libertà.

Lo sport che salva la vita, lo sport che ridona quella dignità smarrita. E proprio a partire da venerdì 25 maggio, in Toscana sbarcano i Campionati italiani paralimpici, dove gareggeranno in numerose discipline oltre mille atleti disabili. L'evento, assegnato a Firenze dalla Fisdir (Federazione italiana sport paralimpici degli intellettivo relazionali), è organizzato in collaborazione con il Cip (Comitato italiano paralimpico) della Toscana, la Regione Toscana ed il Comune di Firenze.

Stefano Gori 3

“Lo sport non è soltanto divertimento – ha detto l’assessore toscano allo sport Stefania Saccardi - ma costituisce spesso uno strumento per riaffermare la dignità delle persone, un potente mezzo attraverso il quale le persone più sfortunate sono in grado di ritrovare quella felicità smarrita per qualche tempo, di ritornare a vivere e farlo con gioia. E' con questa convinzione che la Toscana ospita quest'anno i campionati italiani paralimpici, un momento di sport e di vita per oltre mille atleti con disabilità”.

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