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Prodotti (e buone pratiche): arriva il Festival dell'economia carceraria

A Roma per il 2 e 3 giugno il primo Festival con conferenze, concerti, proiezioni e una mostra mercato dei prodotti che arrivano da tutta Italia. Paolo Strano: “Far nascere una piattaforma che metta in rete e valorizzi le iniziative italiane che creano percorsi di inclusione”

26 maggio 2018

ROMA – Due giornate di promozione dell’economia carceraria e del contrasto alla recidiva, per entrare nelle carceri italiane dalla porta più virtuosa: quella che produce, ogni giorno, da anni, buone prassi, ottimi prodotti e contribuisce ad abbattere, numeri alla mano, le percentuali dei detenuti che una volta in libertà tornano a delinquere. E’ il primo Festival dell’Economia Carceraria, in programma per il 2 e 3 giugno nella Città dell’Altra Economia a Roma, pensato per promuovere la conoscenza e l’aggregazione delle attività produttive intra ed extra murarie. Organizzato da “Semi di Libertà Onlus” si snoderà tra una serie di conferenze, workshop e tavole rotonde sul tema della recidiva e -dell’inclusione sociale. In programma anche un concerto, una mostra mercato di realtà produttive che operano fuori e dentro gli istituti, un’esposizione di opere realizzate nelle carceri, una proiezione di audiovideo e altre attività promosse dalle realtà carcerarie proveniente da tutta Italia.

“Lo scopo di questa due giorni – spiega Paolo Strano, organizzatore dell’evento e presidente della Onlus - è far nascere una piattaforma aggregativa di Economia Carceraria che metta in rete e valorizzi tutte le iniziative italiane che contribuiscono a creare, attraverso il lavoro in carcere, percorsi di inclusione per le persone in esecuzione penale, contrastandone la recidiva. I prodotti dell’Economia Carceraria meritano una piattaforma da cui essere promossi e apprezzati, in quanto buoni e di qualità perché frutto di impegno ed orgoglio, fatti da persone che con essi correggono traiettorie di vita, e in grado di creare circoli virtuosi che diminuiscono recidiva e reati. Acquistarli è un gesto di responsabilità sociale, semplice ma di grande impatto e soddisfazione”.

Tra i progetti presenti con i propri prodotti: Caffè Galeotto, da Rebibbia Nuovo complesso, Vale la Pena, birrificio artigianale con detenuti ammessi al lavoro esterno, Il Pane della terza bottega, sempre da Rebibbia, Sartoria Sociale dal Pagliarelli di Palermo, Coop Lazzarelle, la cooperativa di sole donne che dal femminile di Pozzuoli producono caffè artigianale e La Sfera Galeorto, progetto di agricoltura sociale del carcere di Gardolo (Trento). Mentre dagli istituti minorili: Cotti in Fragranza, laboratorio per la preparazione di prodotti da forno dal Malaspina di Palermo, Ciortino di Nisida, biscotto in pasta frolla a forma di cornetto, rigorosamente rosso, con copertura di cioccolato fondente, realizzato dai ragazzi provenienti dall’area penale esterna che frequentano il laboratorio professionalizzante di pasticceria curato dall’ Associazione Scugnizzi nell’istituto minorile di Nisida. E il Fagottino di Casal del Marmo, fagottino con crema al cioccolato e al latte ideato da minori e giovani adulti dell’istituto romano Casal del Marmo.

“Attraverso il festival il pubblico potrà convincersi del potenziale produttivo dell’Economia Carceraria – sottolinea il presidente -, un business virtuoso, pulito, solidale, dall’alto valore sociale e rigenerativo, in quanto ogni cosa che viene generata nel carcere è sinonimo di qualità ed ha nella sua anima un valore aggiunto, quello del riscatto sociale e della scommessa su se stessi: è quindi un prodotto di valore, e valori”.

“L’evento – si legge nella presentazione – vuole essere la dimostrazione della forza riabilitativa del lavoro e dei percorsi di formazione e istruzione come strumenti di valore legati alla dignità della persona. E’ per questo che nasce l’idea di aggregare modelli portatori di virtù, professionalità e voglia di fare nel sistema penitenziario del nostro Paese”. Per contrastare una recidiva che “costituisce un costo insostenibile per lo Stato, sia in termini economici che di sicurezza”. (Teresa Valiani) 

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