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“Ventimiglia e il passo della morte": il sentiero al confine e il suo guardiano

Dedicata al sentiero che ogni giorno viene percorso dai migranti per arrivare in Francia dall’Italia senza passare dalle dogane la mostra fotografica di Max Cavallari che ha come protagonista Enzo Barnabà, l’uomo che di quel percorso si prende quotidianamente cura. Inaugurazione il 25 maggio

24 maggio 2018

mostra ventimiglia

BOLOGNA – È la storia di un sentiero e del suo guardiano la mostra del fotografo Max Cavallari “Ventimiglia e il passo della morte”. Un sentiero sterrato nelle prime Alpi Marittime, un tratto ai piedi delle montagne che uniscono Ventimiglia – in Italia – e Mentone – in Francia. Per tutti, è il “passo della morte”: se lo percorri, non incroci nessuna dogana ma rischi la vita. Sul confine c’è il filo spinato e se per aggirarlo svolti dalla parte sbagliata, puoi scivolare in un profondo dirupo, che ha già inghiottito diverse vite. Usato già dai partigiani in fuga dal regime fascista, dagli ebrei colpiti dalle leggi razziali, dagli abitanti della ex Jugoslavia in cerca di salvezza, oggi è molto frequentato dai migranti, soprattutto africani, alla ricerca di un modo per arrivare senza documenti in Francia, e da lì magari proseguire verso altri Paesi europei. 

Il fotografo Max Cavallari – cremonese d’origine ma bolognese d’adozione – “il passo della morte” l’ha percorso nel 2015 accompagnato da Enzo Barnabà, l’uomo che ogni giorno si prende cura di quel sentiero, l’uomo che, proprio nel 2015, dopo un’opera di riqualificazione l’ha ribattezzato “il cammino della speranza”. E proprio Enzo e quel sentiero sono i protagonisti della mostra che inaugura venerdì 25 maggio alle Serre dei Giardini Margherita di Bologna, evento di apertura di Itacà, il festival sul turismo responsabile in calendario nel capoluogo emiliano fino al 3 giugno

Nelle 20 immagini della mostra, il filo spinato, le indicazioni e i messaggi d’amore e di speranza incisi in tante lingue diverse sui muri, i documenti, i biglietti, gli effetti personali e le foto strappate di chi, a quel passo alpino, affida il suo futuro. (Ambra Notari)

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