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Livorno, festa del volontariato per i “bimbi della mota”

Domani una festa promossa dal Cesvot dedicata ai tantissimi ragazzi che hanno spalato il fango durante l’alluvione che ha colpito la città toscana nella notte tra il 9 e 10 settembre

25 maggio 2018

LIVORNO – La festa del Volontariato sarà dedicata ai “bimbi della mota”, alle centinaia di ragazzi e ragazze che spontaneamente, all’indomani del terribile nubifragio che ha colpito a Livorno nella notte tra il 9 e il 10 settembre, hanno dato una mano per riportare il più presto possibile la città alla normalità e con secchi e pale hanno svuotato garage e scantinati, hanno raccolto rifiuti, hanno spazzato via il fango dalle strade. A loro è indirizzato l’appello: “Venite a raccogliere il grazie della città, è il vostro giorno”, dice Fiorella Cateni, presidente del Cesvot Livorno.

L’appuntamento è domani, sabato 26 maggio dalle 15 alle 20 in piazza Grande. Sarà una festa per grandi e piccini con stand, eventi musicali con la partecipazione di bambini e studenti, video, dimostrazioni di soccorso e animazioni per far conoscere ai cittadini le attività del volontariato livornese. All’inaugurazione parteciperanno il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, Stella Sorgente, vicesindaco di Livorno, Alessandro Franchi, presidente Provincia di Livorno, Riccardo Vitti, presidente Fondazione Livorno e Lorenzo Bacci sindaco di Collesalvetti.

Alle 16,30 una rappresentanza di giovani volontari che si sono impegnati per aiutare i cittadini colpiti dall’alluvione, che ha causato nove morti e decine di milioni di danni, sarà invitata sul palco per ricevere il grazie della città di Livorno e un riconoscimento per l’impegno e la dedizione dimostrata. “Sono passati mesi da quelle tragiche giornate – commenta Cateni – ma le immagini del fango che invade la città resteranno ben impresse nella memoria insieme alle immagini di questi ragazzi e ragazze con i secchi, con le pale, le magliette e le facce sporche di mota appunto e con il sorriso pronto, tanto che il ricordo di quei giorni è di sofferenza ma anche di orgoglio”.
 

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