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Un "Orto in Corsia" per aiutare i piccoli pazienti a guarire

Parte da Condotta Slow Food Ancona e Conero e dalla Fondazione Ospedale Salesi il progetto che vede i bambini del reparto di Pediatria alle prese con piantine e ortaggi da curare e lasciare come preziosa dote per i piccoli che prenderanno il loro posto, una volta dimessi

28 maggio 2018

ANCONA - Un orto in corsia, tra i letti dei piccoli pazienti, “per vivere con più serenità un momento difficile ma anche per parlare ai bambini di corretta alimentazione, rispetto per l’ambiente, rispetto per i beni comuni, amore per il bello”. E’ l’obiettivo dell’omonimo progetto che ha preso il via questa mattina nell’ospedale dei bambini del capoluogo dorico, avviato in sinergia tra la Fondazione Ospedale Materno Infantile “G. Salesi” e la Condotta Slow Food Ancona e Conero.
“Slow Food porta la natura nel reparto di pediatria del Salesi – spiega il presidente di Slow Food Ancona e Conero, Roberto Rubegni -, dove i bambini pianteranno e cureranno le piantine, per poi lasciarle ‘in dote’ ai piccoli pazienti che prenderanno il loro posto, una volta dimessi. Una attività che è a tutti gli effetti una co-terapia”.

-“La sfera sensoriale dell’uomo si è notevolmente impoverita – hanno spiegato alla stampa i responsabili del progetto -. Il tempo stretto e la velocità ci stanno privando di molteplici e privilegiati canali per assaporare lentamente il mondo. In particolare, le giovani generazioni rischiano di perdere, insieme ai legami con il territorio e al rapporto con le stagioni, il senso stesso dell’atto nutritivo, le sue valenze culturali e salutari”.
Slow Food da molti anni ha attivato una serie di iniziative sull’educazione alimentare nelle scuole, denominate ‘Orti in condotta’, rivolte sia agli insegnanti che ai ragazzi, guadagnando, nel 2000, il riconoscimento da parte del ministero della Pubblica Istruzione come agenzia di formazione nel settore dell’educazione alimentare e sensoriale.

L’associazione “promuove un approccio consapevole al cibo – si legge nella nota che presenta il progetto -, che diventa un atteggiamento complessivo di fronte alla vita, proprio di chi non nega il piacere ma lo coltiva, di chi instaura intensi rapporti con la radice delle cose, di chi riconosce l’importanza della cultura materiale e della convivialità. In questa ottica viene privilegiato il discorso legato al momento dell’analisi sensoriale del cibo buono, pulito e giusto rispetto alle nozioni teoriche dell’educazione alimentare tradizionale”.
Attualmente sono stati avviati oltre 500 ‘Orti in condotta’  in tutta Italia e il progetto Orto in corsia è considerato a tutti gli effetti uno spin off dell’orto in condotta.

“In pratica all’interno del reparto, o dei reparti, le piantine (ortaggi, piccole piante da fiore, erbe aromatiche) verranno messe a dimora in appositi contenitori per la coltivazione, posti su un carrello sistemato in terrazza – spiega Rubegni -. All’occorrenza, in maniera prestabilita, il carrello e le sue piantine vengono trasportate nell’aula didattica, ma anche nelle stanze di degenza, così da poter permettere ai bambini di osservare la crescita del loro orto ed entusiasmarsi per il lavoro svolto, condividendo l’esperienza con il gruppo. Questo servirà da spunto ai docenti Slow Food per affrontare argomenti come ad esempio l’importanza nella dieta di alcuni alimenti che spesso non sono molto amati dai bambini (frutta e verdura), la stagionalità dei cibi e così via”.

L’attività formativa sarà dedicata in seguito anche ai docenti della sezione distaccata scolastica all’interno dell’ospedale e “i bambini ricoverati in reparto – sottolinea il presidente - avranno la possibilità di familiarizzare con le tecniche di coltivazione, con la manutenzione delle piantine, sperimentando le soddisfazioni nel veder crescere fiori e ortaggi, di apprezzare ciò che la terra ci offre, come curare un orto-giardino, per arrivare infine ad un nuovo rapporto con il cibo, in virtù del fatto che molti di loro hanno disturbi alimentari”. Il primo incontro del progetto è avvenuto questa mattina nel reparto di Pediatria con la docenza del Presidente di Slow Food Marche, Ugo Pazzi.
“L’iniziale timidezza dei bambini – racconta Roberto Rubegni – è sparita al contatto con la terra e con quel ponte virtuale che si è creato con la propria casa, in un momento complesso che per alcuni di loro può essere anche traumatico”. (Teresa Valiani)

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