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Una parola di cinese al giorno, l’iniziativa di un bar di Bologna

C’è chi entra incuriosito e prova a ordinare il caffè in cinese, chi propone parole nuove e chi si annota gli ideogrammi sul taccuino. L’idea dei gestori della Caffetteria Galliera ha coinvolto clienti e passanti. “C’è uno scambio di culture, al di là della lavagna”. Se ne parla a Italia-Italie

29 maggio 2018

Bar che insegna il cinese

BOLOGNA – I gestori di origine cinese di un bar di Bologna hanno pensato di insegnare una parola al giorno della loro lingua ai clienti o ai passanti. Come? Esponendo una lavagna all’esterno del locale, davanti alla vetrina, con una parola in cinese e la sua traduzione in italiano. “Tanti clienti vedendo la gestione cinese ci chiedevano di insegnare loro qualche parola, magari quelle più semplici come ‘ni hao’ che significa ‘ciao’ o ‘xiè xiè’ che vuol dire ‘grazie’ le conoscevano già ma volevano impararne altre – spiega Enza, la figlia 20enne dei titolari – Da lì ci è venuta l’idea di estendere la ‘lezione’ ai passanti”. Le parole sono scelte un po’ a caso: in un anno sulla lavagna sono state scritte parole che fanno riferimento a cibi, sentimenti, stagioni, parentele, luoghi. I clienti si sono appassionati e hanno iniziato a proporre le parole da scrivere.

- “C’è una nostra cliente abituale, una signora anziana, che ogni giorno passa qui davanti e, anche quando non si ferma al bar, si annota la parola del giorno sul suo taccuino – racconta Enza – Noi lo abbiamo scoperto perché un giorno non riusciva a leggere bene la scritta sulla lavagna ed è entrata per chiedere aiuto”. Tra i frequentatori della Caffetteria Galleria, all’angolo tra via Galleria e via dei Mille, ci sono persone di diverse nazionalità e di lingua non italiana, “noi insegniamo una parola in cinese e loro ci dicono la traduzione nella loro lingua: mia mamma in questo modo ha imparato qualche parola di arabo. È uno scambio di culture, al di là della lavagna”. Se ne parla a Italia-Italie, la trasmissione multiculturale di Radio Città del Capo di Bologna.

Tra i primi a parlare dell’iniziativa della Caffetteria Galliera c’è Roberto Grandi, presidente dell’Istituzione Bologna Musei, che ne ha scritto sul suo sito. “Si tratta di un’iniziativa piccola ma significativa - ha detto ai microfoni di Italia-Italie - perché riporta il bar a un luogo di socializzazione dove si definiscono relazioni”. Grandi ha anche suggerito che l’idea potrebbe essere adottata anche di bar gestiti da italiani, “che potrebbero prendere una parola italiana e in due righe spiegarne il significato”.

Nella seconda parte della puntata si è parlato di “Casa Birba”, il progetto della cooperativa Società Dolce che accoglie donne richiedenti asilo o protezione internazionale e mamme con minori in condizioni di fragilità. Tra le prime a entrare a Casa Birba c’è Nassode, originaria della Costa d’Avorio e arrivata in Italia da un anno, che vuole perfezionare l’arte della cucina e la lingua italiana. Cardine del progetto è l’accompagnamento nel percorso di autonomia della persona: lavorativo, linguistico, dell’approccio culturale e l’integrazione nel territorio attraverso laboratori di comunità. (lp)

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