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Simone Mahdi, l’italiano a capo della comunità islamica fiorentina

E’ nato e cresciuto nel rione di Santo Spirito. E’ fiorentino doc. E musulmano doc, convertito all’Islam dieci anni fa. E’ il punto di riferimento della comunità islamica fiorentina, eletto presidente quattro anni fa

31 maggio 2018

Simone Hamdi
Simone Hamdi

FIRENZE - Lui si chiama Simone. Anzi no, si chiama Mahdi. E’ nato e cresciuto nel rione di Santo Spirito. E’ fiorentino doc. E musulmano doc, convertito all’Islam dieci anni fa. Oggi Simone, che preferisce essere chiamato Mahdi, è il punto di riferimento della comunità islamica fiorentina, eletto presidente quattro anni fa.

Simone Mahdi Benedetti ha 56 anni. E’ sposato con una donna marocchina, ha tre figli fiorentini, un maschio e due femmine, entrambe portano il velo. “E’ una loro libera scelta”. Mahdi è artigiano, ha un laboratorio vicino Ponte Vecchio. Ha abbracciato l’Islam. Si ferma cinque volte al giorno per pregare, anche in bottega. 

E’ uno dei pilastri della comunità islamica fiorentina. Durante la preghiera del venerdì, quando il flusso di fedeli è elevato verso la sala di preghiera di piazza dei Ciompi, si aggira con la pettorina arancione per dirigere il traffico e sorvegliare che sia tutto sotto controllo. Soffre per il fatto che a Firenze non ci sia una vera e propria moschea. “Soffro come musulmano e come fiorentino, è incredibile che nella città di La Pira non ci sia spazio per un luogo di culto islamico dignitoso. Le istituzioni si riempiono di buoni propositi e belle parole, ma quando si arriva al dunque sfuma sempre tutto”.

Ricorda ancora con amarezza quelle due aste perse su terreni privati: “Sembrava fatta, poi all’ultimo ci hanno soffiato i terreni offrendo cifre più alte, ci mettono sempre i bastoni tra le ruote e questa ostilità fa soffrire molto la nostra comunità, crea rabbia e frustrazione dentro di noi”. Il sindaco Nardella ha detto che la comunità islamica dovrebbe essere capace di trovare autonomamente una sala di preghiera: “E’ vero, però c’è troppa ostilità nei nostri confronti, servirebbe una mano dalle istituzioni, invece a volte sembra che perfino la politica remi contro di noi, magari per trovare consenso elettorale”.

L’avvicinamento all’Islam è cominciato nel 1989, su quel pullman da Firenze a Prato. Fu lì che conobbe Auatef, una giovane ragazza marocchina che l’anno successivo divenne sua moglie. “Mi convertii all’Islam per sposarmi in Marocco. Fu una scelta inizialmente forzata per avere la mano di Auatef, però da lì ho cominciato un’approfondita conoscenza dell’Islam e ho deciso di abbracciare a pieno questa religione”. Difficile spiegare le radici profonde di questa scelta. “Sono stato battezzato in chiesa, poi ho fatto la comunione e la cresima, ma non sono mai stato un vero praticante cattolico, non trovavo nel cristianesimo una spinta spirituale forte”.

Che invece ha trovato nell’Islam. Erano lontani i tempi del terrorismo islamico, l’11 settembre sarebbe arrivato soltanto molti anni più tardi, non c’erano ancora i pregiudizi di oggi: “Le persone musulmane mi apparivano più serene, vedevo in loro una tranquillità d’animo invidiabile. Mi ha sempre affascinato il rapporto diretto che si instaura tra il fedele e Dio. Lo percepisci in particolare durante la preghiera, un momento di alienazione, dove abbandoni problemi, paure, angosce. Così ho cominciato a studiare i testi sacri, il Corano, i libri sull’Islam”. E arrivò alla conversione definitiva: “Mia mamma non voleva crederci, mi chiedeva se fossi sicuro, alla fine ha compreso le mie scelte”.

La cosa più importnate per superare i pregiudizi, secondo Mahdi, “è conoscersi reciprocamente, andare oltrei pregiudizi. Come fiorentino e come musulmano, invito tutti a venire a trovarci in moschea, parlare con noi, capire chi siamo davvero. Dicono che i musulmani discriminano le donne, ma non è vero. Dicono che i musulmani non possono ascoltare la musica, ma succese solo in estremi fanatismi. Venite a conoscermi, io personalmente adoro Baglioni e i Pink Floyd”.

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