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Il "gigante buono" che non voleva il Tso: 4 condanne per la morte di Andrea Soldi

Morto nella piazza in cui tutti lo conoscevano. Riconosciuto l'omicidio colposo per tre vigili e uno psichiatra che avevano il mandato di caricarlo in ambulanza e portarlo in ospedale per il Tso concordato da psichiatra e famiglia. La stretta al collo gli fu fatale: oggi la condanna a 20 mesi

30 maggio 2018

Andrea Soldi

ROMA – Andrea Soldi “morì di Tso” e oggi le condanne sono state emesse: i quattro imputati – un medico psichiatra e tre vigili urbani – dovranno scontare una pena di un anno e otto mesi per omicidio colposo. Sono stati loro, il 5 agosto 2015, a causare la morte di Andrea, 45 anni, un “gigante buono” con una mente schizofrenica, che con i suoi oltre 100 chili di peso si rifiutava di salire sull'ambulanza che lo avrebbe portato in ospedale. Lì lo attendeva il "Trattamento sanitario obbligatorio", concordato il giorno prima dalla famiglia con lo psichiatra. Così, per vincere la sua resistenza, mentre due vigili lo immobilizzavano, il terzo lo cingeva con forza al collo. E quella stretta – così ha svelato l'autopsia – gli fu fatale. Nella piazza di Torino di cui era frequentatore abituale e ormai familiare, Andrea si era accasciato al suo, privo di conoscenza. Così era stato caricato in ambulanza, con le manette ai polsi, sdraiato in barella a pancia in giù, senza alcun tentativo di rianimazione né la possibilità che, in quella posizione, riprendesse a respirare. Arrivato in ospedale, per lui non c'era più niente da fare. I quattro responsabili sono stati fin dall'inizio inchiodati dalle dichiarazioni di diversi testimoni, tra cui il volontario alla guida dell'ambulanza. Oggi, dopo quasi 3 anni, la sentenza conferma le loro gravi responsabilità. 

box Andrea, dunque, morì per colpa di un Tso che non voleva. Ma cos'è il Tso? In quali casi viene disposto? Il “Trattamento sanitario obbligatorio” consiste nella somministrazione di cure mediche contro la volontà del paziente ed è previsto dalla legge del 23 dicembre 1978, articolo 34. Si verifica quasi esclusivamente in ambito psichiatrico e comporta il ricovero e la cura presso reparti di psichiatria degli ospedali pubblici. In base a quanto stabilito dalla legge, si può procedere al Tso quando la persona, secondo i sanitari che l'hanno visitata, ha bisogno di cure mediche, che però rifiuta. Nel caso di Andrea, è stato riferito che saltuariamente smettesse di assumere i farmaci che gli erano prescritti per via della sua schizofrenia. Qualora la persona metta in pericolo, con il suo rifiuto, la sicurezza propria o altrui, si può attivare la procedura per il Tso, che è disposto con provvedimento del sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria, solo in presenza di due certificazioni mediche che attestino che: primo, la persona si trova in una situazione di alterazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici; secondo, gli interventi proposti vengono rifiutati; terzo, non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere. Ricevute le certificazioni mediche, il Sindaco ha 48 ore per disporre il Tso, facendo accompagnare la persona dai vigili e dai sanitari presso un reparto psichiatrico di diagnosi e cura. Se la persona si rifiuta di seguire vigili e sanitari nel reparto ospedaliero, viene prelevata con la forza, caricata in ambulanza e trasferita al reparto ospedaliero.

Il monitoraggio per prevenire maltrattamenti. Recentemente, il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma, ha annunciato l'avvio di un monitoraggio delle strutture sanitarie nelle quali vengono eseguiti trattamenti sanitari obbligatori (Tso). “È innanzitutto un obbligo di legge – ha spiegato Palma -. Il Garante nazionale, che è anche organismo terminale della convenzione delle Nazioni unite sulla prevenzione dei trattamenti inumani e degradanti, ha l'obbligo di visitare tutti i luoghi di privazione della libertà da parte di un'autorità pubblica. Questa norma, che sul piano internazionale riguarda anche quelli che genericamente potremmo chiamare manicomi, nell'ambito della normativa italiana riguarda i Trattamenti sanitari obbligatori. La parola 'obbligatorio' significa privazione della libertà personale e quindi scatta l'obbligo come meccanismo nazionale di prevenzione rispetto a possibili maltrattamenti o trattamenti inadeguati delle persone private della libertà”. 

Nel 2015, 8.777 trattamenti sanitari obbligatori. Secondo dati riportati dal Rapporto salute mentale 2015 del ministero della Salute, in Italia, sempre nel 2015, sono stati registrati 8.777 trattamenti sanitari obbligatori nei vari Spdc. Un dato che rappresenta l'8,8 per cento dei ricoveri avvenuti nei reparti psichiatrici pubblici e che, rispetto al 2013 è sostanzialmente stabile in quasi tutte le regioni. Se compariamo invece i dati del 2015 con quelli del 2010, i Tso risultano in calo negli ultimi anni. Nel 2010 i Tso sono stati poco più di 10 mila. Nonostante questi dati non mettano in evidenza un fenomeno in crescita, per Palma i dati mostrano delle peculiarità che occorre approfondire. "Se si legge la mappa dei Tso e i dati Istat, ci si accorge che c'è una fortissima disomogeneità - spiega Palma -. Ci sono province dove c'è una rarità di Tso e altre invece dove sono particolarmente frequenti. All'origine di questa indagine, tuttavia, c'è anche un'altra questione: spesso c'è il rischio di avere dei Tso impropri, soprattutto in strutture della privazione della libertà come il carcere. È tutta una materia su cui rimettere un po' di trasparenza. Cosa che non c'è sempre". A livello europeo, l'Italia stavolta non si piazza agli ultimi posti. Anzi. La situazione sembra essere migliore che altrove. "Prima di fare il garante, per 12 anni sono stato a Strasburgo e ho presieduto il Comitato che ha lo stesso compito in ambito europeo e ho sempre misurato i dati italiani rispetto a quelli di altri paesi - racconta Palma -. E l'Italia è abbastanza avanti rispetto ad altri stati. La lezione basagliana ha segnato un cambiamento culturale, per cui a ciò che è non volontario si ricorre come extrema ratio. In alcuni paesi, invece, c'è la tendenza a prenderla come prima misura, quello di un trattamento contro la volontà di una persona. In generale, noi abbiamo una cultura dove la parola chiave è la presa in carico”.

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