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Dall’Iftar alle app, il Ramadan dei giovani musulmani

Digiuno, preghiera, socialità ma anche iniziative di solidarietà. Islam, Rassmea e Fatima raccontano ai microfoni di Italia-Italie il mese del digiuno dal punto di vista delle nuove generazioni

04 giugno 2018

BOLOGNA - È iniziato il 16 maggio ed è il mese del “calendario lunare islamico” durante il quale “è stato prescritto uno dei Cinque pilastri dell’Islam: il digiuno”. Così Islam Said, studente musulmano della Comunità islamica di Bologna, spiega cos’è il Ramadan. Il principio del digiuno ne regola l’intera durata e non riguarda solo l’astensione “dagli alimenti e liquidi” ma anche “dai rapporti con il coniuge” e “si può rompere di notte”. Una festività che si inizia a celebrare “fin da quando si ha la capacità fisica” da bambini, motivo per il quale “gli anziani e le donne in gravidanza” ne sono esentati. “Anche i giovani seguono molto il Ramadan”, racconta Islam, e a dimostrarlo ci sono i numeri degli utenti che utilizzano app come Muslim Pro, che ha superato 1 milione di download. Anche perché non rappresenta solo astinenza ma anche “socializzazione”, oltre ad essere un mese in cui “bisognerebbe implementare le opere di bene”, anche attraverso iniziative come quella dell’ong Islamic Relief. Se ne parla a Italia-Italie, la trasmissione multiculturale di Radio Città del Capo.

Rassmea Salah della Comunità islamica bolognese conferma che “il bello del Ramadan è proprio l’aggregazione” nei momenti dei pasti. Infatti, quando si rompe il digiuno con la preghiera serale arriva il momento di sedersi a tavola per l’Iftar, “un pasto molto ricco con succhi di frutta, pasta, riso, carne, pesce…” e tutto quello che si mangerebbe normalmente. “In generale – specifica Fatima Zahra dell’associazione Next Generation Italy – ogni musulmano prega cinque volte al giorno” e durante il Ramadan alle preghiere consuete se ne aggiungano “altre, chiamate le veglie notturne”. È con queste che viene consumato l’ultimo pasto delle 3 di notte, il Suhoor, dopo il quale inizia il digiuno. I momenti di preghiera sono quelli in cui “si riunisce l’intera comunità musulmana” ma solo chi ha la possibilità di raggiungere le moschee riesce a prenderne parte. La stessa Fatima racconta di non poter andare tutte le volte che vorrebbe alla sala di preghiera del quartiere di Bologna in cui vive perché è comunque troppo lontana da casa.

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