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Accoglienza per chi si cura lontano da casa. Max Giusti: "Doniamo anche il tempo"

E' attiva fino al 9 giugno la campagna di solidarietà dell'associazione CasAmica che gestisce 6 strutture a Milano, Roma e Lecco per i malati che devono curarsi lontano da casa e per i loro familiari che, a causa di difficoltà economiche, non possono permettersi un alloggio. Testimonial l'attore Max Giusti

03 giugno 2018

Roma - Fino al 9 giugno è attiva la campagna sms solidale di CasAmica onlus, associazione impegnata da oltre 30 anni a offrire accoglienza e supporto ai "pendolari della salute" - persone costrette a sottoporsi a cure lontano da casa - e ai loro familiari. Per aiutare CasAmica a garantire loro non solo un posto letto ma anche il calore di una famiglia basta un sms o chiamata da rete fissa al 45588. 

In Italia, ogni anno sono circa 400 mila le persone con gravi patologie che per ricevere le cure necessarie devono spostarsi lontano dalla propria città: un numero importante che ingloba anche tante persone che, a causa di fragilità economiche, oltre alle preoccupazioni per la loro salute devono affrontare le difficoltà logistiche di una sistemazione per sè e per la propria famiglia e che finiscono per dormire in macchina fuori dagli ospedali, tra mille disagi. 

"CasAmica da anni cerca di dar loro un aiuto concreto - spiega la presidente Lucia Cagnacci Vedani - grazie alle proprie case di accoglienza, dove queste persone disorientate e angosciate trovano il conforto e il sostegno dei numerosi volontari e operatori, nel rispetto di uno stile di accoglienza che negli anni si è fatto sempre più attento a creare un ambiente confortevole e familiare. E' però fondamentale rafforzare ulteriormente questo servizio per garantire il supporto a un numero sempre maggiore di persone: per questo abbiamo lanciato la campagna #comeacasa". 

Testimonial della campagna è l'attore Max Giusti, da anni impegnato nella solidarietà. "Da quando ho conosciuto la vulcanica Lucia - racconta - mi sono prodigato per divulgare il messaggio di CasAmica. Mi fido di lei totalmente, perchè ho visto con i miei occhi che tutto il denaro che viene donato all'associazione viene investito nella creazione di case famiglia con stanze bellissime e confortevoli che permettono ai malati lontani anche mille chilometri dalla loro città di vivere il periodo delle cure insieme ai loro cari. Non ci metterei la faccia se non fossi sicuro di questo e se non avessi visto che là dove non arrivano le donazioni, Lucia continua con incredibile tenacia a investire il proprio patrimonio con l'unico obiettivo di sostenere chi è in difficoltà". "Molti dicono che bisogna aiutare gli altri - continua Giusti - , io invece penso che CasAmica siamo noi, perchè la vita è bizzarra e piena di fasi e un giorno ognuno potrebbe avere bisogno di cure e accoglienza". Max Giusti invita anche a donare il tempo: "Per sostenere CasAmica si può diventare volontari ed entrare a far parte dell'associazione mettendosi a servizio delle persone malate". 

Attualmente CasAmica gestisce sei strutture di accoglienza distribuite a Milano, Roma e Lecco per un totale di circa 200 posti letto. A Milano, in particolare, sono presenti tre strutture per adulti e una pensata appositamente per i bambini e i loro familiari. La casa di Roma, immersa in un grande spazio verde, accoglie sia adulti sia bambini e la casa di Lecco è nata in particolare per accogliere i malati che devono affrontare una lunga riabilitazione e non hanno una rete di parenti e amici in grado di aiutarli. Le strutture sono aperte 365 giorni l'anno e si trovano nei pressi di grandi centri ospedalieri.  

Il periodo medio di permanenza nelle case è di circa 10 giorni e la maggior parte degli ospiti arriva dopo aver affrontato un lungo viaggio: il 73% infatti proviene dal Sud Italia e dalle isole e l'1% viene dall'estero, soprattutto dal Sud Europa. "Mediamente- sottolinea la presidente - riusciamo ad assistere circa 5 mila persone l'anno ma grazie al sostegno di tutti sarà possibile far crescere questo numero. E' moralmente inaccettabile che al dolore di una malattia debbano aggiungersi anche gravi disagi pratici, economici e organizzativi".  

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