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Riforma regolamento Dublino. Asgi: “Va sostenuta, Salvini ambiguo”

L’associazione studi giuridici sull'immigrazione commenta le parole del neoministro dell’Interno: “Forse si è confuso con la proposta bulgara. La proposta votata dal Parlamento europeo supera il criterio che l’esame della domanda d’asilo spetti al primo paese”

04 giugno 2018

ROMA - Dichiarazione “ambigue” e poco comprensibili. L’associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) definisce così le parole del neoministro dell’Interno, Matteo Salvini, sulla riforma del Regolamento Dublino.  In particolare in merito alla decisione di votare "contro" il Regolamento Dublino. “Non si comprende, infatti, contro cosa il neoministro annuncia di voler votare dal momento che l'Italia, come tutti gli altri paesi dell'Unione è chiamata ad esprimersi sull'innovativo testo di riforma votato nel novembre 2017 dal Parlamento Europeo a larga maggioranza, fondato su due pilastri - spiega Asgi -. Il primo pilastro è rappresentato dal superamento del criterio in base al quale la competenza all'esame delle domande di asilo si radica nel primo paese nel quale il richiedente fa ingresso irregolare a favore di un nuovo criterio basato sulla distribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo in tutti i paesi UE, indipendentemente dal Paese di primo ingresso, sulla base di parametri oggettivi quali il Pil e la popolazione”.

Asgi evidenzia come nello stesso "contratto di Governo" la riforma del Regolamento Dublino con l'introduzione delle quote obbligatorie per ogni Paese Ue è indicata come una priorità politica dell'attuale esecutivo. Inoltre, il secondo pilastro della riforma “è rappresentato dalla necessità di tenere conto, nell'assegnazione della competenza, dei legami significativi dei richiedenti asilo con uno specifico paese dell'Unione per ragioni familiari (allargamento della nozione di famiglia) per precedenti soggiorni per lavoro o studio, per sponsorizzazione del richiedente da parte di enti”.

I due pilastri, entrambi ispirati al rispetto del principio di solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità, anche finanziarie, tra gli Stati dell'Unione, rappresentano una "rivoluzione copernicana" rispetto alla situazione attuale che da un lato penalizza gli Stati (come l'Italia) che hanno frontiere esterne e dall'altro non tiene in alcun conto dei legami e dei percorsi migratori dei richiedenti (rallentando così i processi di integrazione sociale) - conclude Asgi -. Forse nelle sue dichiarazioni il neoministro Salvini ha inteso fare riferimento a una recente proposta avanzata dall'attuale Presidenza bulgara che è in netta opposizione al testo di riforma del Parlamento europeo in quanto mantiene fermo il criterio della competenza del primo Paese di ingresso (prevedendo quote di ripartizione solo di fronte a situazioni di assoluta emergenza e carico abnorme su un solo Paese) e ignora completamente i legami significativi del richiedente con un dato Paese. In tale caso si tratterebbe di una posizione condivisibile”. L’associazione ritiene pertanto che l'Italia debba sostenere pienamente la riforma del Regolamento Dublino III come votato dal Parlamento europeo, eventualmente proponendo modifiche migliorative del testo stesso, specie in relazione alla condizione del minori stranieri non accompagnati.

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