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Sollicciano, Radicali in visita con Bernardini e Lensi

La delegazione dei Radicali: “Andremo a verificare se dopo le promesse qualcosa è cambiato. Basterebbe un piccolo segnale”

07 giugno 2018

FIRENZE – “La prossima settimana saremo nuovamente in visita ispettiva nel carcere di Sollicciano con una delegazione del Partito Radicale. A distanza di tre mesi dall’ultima visita effettuata, verificheremo se all’interno di quell’istituto penitenziario qualcosa in meglio sia cambiato, oppure no. Basterebbe un piccolo segnale, un’inversione di tendenza per capire se vi sia qualche intenzione di riformare Sollicciano, un carcere in condizioni disumane e degradanti come lo ha definito recentemente anche un giudice del tribunale di Genova”.

Queste le parole della delegazione di Rita Bernardini (Presidenza Partito Radicale) e Massimo Lensi (Associazione radicale ”AndreaTamburi”) in merito all’imminente visita nel penitenziario fiorentino. “C’è un’altra ragione per cui riteniamo importante la visita della settimana prossima. Sembra, infatti, che il nuovo Governo abbia intenzione di rendere le carceri sempre più dure, riducendo le misure alternative alla carcerazione e stravolgendo la funzione rieducativa dell’esecuzione di pena specificata nell’articolo 27 della Costituzione. Dopo la mancata approvazione della riforma penitenziaria da parte del governo Gentiloni, ci si avvia quindi nella direzione della sua completa cancellazione e dell’approvazione di un Piano Carceri per la costruzione di nuovi istituti penitenziari”.

E infine: “A tutto questo noi ci opponiamo e continuiamo a invitare le istituzioni a tornare al dettato della Costituzione rientrando nella legalità e rendendo il pianeta carcere, e quindi anche Sollicciano, un luogo in cui la pena non calpesti la dignità della persona e dove gli autori di reato trovino percorsi di risocializzazione potenziati e resi visibili a tutti. Il carcere non può e non deve essere il luogo della “tortura democratica” e della vendetta sociale, ma una struttura di servizi all’interno della quale trovare una strada diversa dal reato per tornare a vivere nella società e renderla più sicura. Fino a che questo non si concretizzerà appieno, il carcere continuerà ad essere per noi e per chiunque abbia a cuore la Costituzione un luogo di lotta nonviolenta”.

 

 

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