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Governo alla prova di tasse e povertà. Ferrera: "Il razzismo uccide il welfare"

Maurizio Ferrera, ordinario a Milano esperto di politiche pubbliche, sul programma economico del governo Conte: “È merito dei 5 Stelle se parliamo di povertà”. Flat tax? “Si può fare progressiva”. Pensioni? “No quota 100, sì contributo solidarietà”. Migranti? “Servono se vogliamo avere un welfare”

07 giugno 2018

MILANO - Il Movimento cinque stelle ha avuto un grande merito, dice Maurizio Ferrera, ordinario di scienza politica all'Università degli Studi di Milano ed esperto di politiche pubbliche e sociali. “Siamo tornati a parlare di povertà e vulnerabili dopo anni di colpevole assenza dall'agenda politica – spiega il docente –. Se i governi Letta, Renzi e Gentiloni hanno introdotto forme embrionali di reddito di inclusione è avvenuto anche perché incalzati dai discorsi del Movimento sul cosiddetto reddito di cittadinanza”.
Per il professore milanese il problema è che i grillini hanno impostato la discussione “parlando di reddito di cittadinanza per i disoccupati, fingendo che non esista in Italia un sistema di tutele per chi perde il lavoro, e che il Jobs Act sia stato anche e sopratutto un'incisiva riforma del sistema Naspi”. Una scelta da “irresponsabili” perché “non esiste che il programma di governo non sia a collegato a ciò che già esiste come il Rei, le sperimentazioni connesse  al Rei o i centri per l'impiego: quando si parla di politiche pubbliche si parte dal concreto, non ci si pone  in astratto la domanda “dove andiamo?”

Per il docente già collaboratore dell'Organizzazione internazionale del lavoro, il nuovo governo deve prendere bene la mira: “La disoccupazione non è l'unico problema. Più grave è l'esclusione, totale e prolungata, dal mercato del lavoro: disoccupati di lungo periodo, chi ha lavorato in nero per anni senza versare contributi e quindi non accede alla Naspi, lavoratori saltuari. Figure che sfuggono al sistema di welfare e protezione”. Loro e sopratutto “i loro figli”, perché la povertà infantile in Italia è “drammaticamente aumentata e collegata al peccato originale di genitori, uomini e donne, non ancorati al lavoro”. È qui, per Ferrera, “che il reddito di cittadinanza va pensato e disegnato”.

Nonostante le aperture, il professore dell'ateneo meneghino mantiene riserve e scetticismo sul programma economico del governo Conte: “È la prima volta nella storia della Repubblica che un esecutivo si presenta al Parlamento senza una minima tabella di marcia, un dettaglio sulla sostenibilità delle misure espansive di spesa e sulla riforma del fisco con le conseguenze in termini di mancato gettito. Siamo nell'impossibilità di valutare il programma sul piano macroeconomico e finanziario”.

Stesso discorso per l'ipotesi di flat tax, su cui Ferrera è meno drastico di molti: “Il reddito di cittadinanza in alcuni modelli è accompagnato da flat tax. Può anche essere progressiva con un sistema di deduzioni e detrazioni ben congegnato. Il governo ci dica come la vogliono fare”. Duro invece sulle pensioni: “Ci abbiamo messo 20 anni a disboscare una serie di privilegi pensionistici, che oggi sarebbe una beffa ripristinarli” mentre apre all'idea di “un contributo di solidarietà” delle pensioni sopra i 5mila euro, che “può valere centinaia di milioni all'anno e se presentato non come un taglio ma come contributo solidale sarebbe anche congruo con quanto stabilito dalla Corte costituzionale e incontrerebbe il beneplacito dei rappresentanti dei pensionati”.
Ma il rischio che Ferrera vede all'orizzonte è “un ripristino della quota 100 per l'età pensionabile”. Una scelta che “non ha alcuna motivazione redistributiva o di giustizia sociale: usino i soldi per la povertà e la scuola tagliata negli anni della crisi, invece che per garantire un ritiro precoce dal lavoro”. E ancora su giovani e lavoro: “La manifattura italiana assorbe pro quota giovani fra i 18 e i 28 anni più di quanto non facciano le manifatture tedesca o francese”. E quindi “il problema dell'inserimento lavorativo sta altrove. Ci sono settori atrofici per i giovani, dei colli di bottiglia che vanno analizzati nel dettaglio e poi rimossi il mondo delle cultura, servizi privati per imprese e famiglie e servizi pubblici, addirittura il turismo, dove abbiamo meno occupati di nazioni con patrimoni culturali e paesaggistici inferiori al nostro:”.

Infine una stoccata al nuovo governo: “Il razzismo uccide il welfare”, come recita il dialogo sul futuro dello stato sociale, pubblicato sul blog “Secondowelfare”, fra Maurizio Ferrera e Ellen Immergut, docente di politica comparata all'Università Humboldt di Berlino. “Il saldo con cui gli immigrati regolari contribuiscono al bilancio pubblico è positivo, tutte le ricerche empiriche lo dimostrano”. Il motivo? “Sono giovani, gravano meno su sistema pensionistico e sanitario degli italiani – afferma il docente –. Se la nostra piramide demografica e le dinamiche di invecchiamento non si riequilibrano, abbiamo bisogno di immigrazione e aumentare la base degli occupati, per garantire un welfare solvibile”. Chiude con un monito Maurizio Ferrera: “Su queste basi, chiunque volesse intestarsi una battaglia fra italiani e stranieri sulle prestazioni sociali, deve sapere che nessuna discriminazione è oggi possibile secondo diritto Ue e Costituzione”. (Francesco Floris)

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