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Fondazioni di origine bancaria: dal 2000 erogati 21 miliardi

Il bilancio nell’intervento del direttore Acri, Giorgio Righetti, che ha aperto i lavori pomeridiani del XXIV Congresso nazionale delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa a Parma. “Fondazioni non sono enti erogatori. Il ruolo istituzionale non va trascurato”

07 giugno 2018

box PARMA - Sono circa 21 i miliardi di euro di risorse erogate dalle Fondazioni di origine bancaria a favore di migliaia di iniziative nei settori di intervento che la cosiddetta Legge Ciampi ha individuato. A fare un bilancio sull’impegno delle Fondazioni a partire dal 2000 è il direttore Acri, Giorgio Righetti, il cui intervento ha dato il via agli incontri previsti nel pomeriggio della prima giornata del XXIV Congresso nazionale delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa dal titolo “Identità e Cambiamento” in corso a Parma.
"Nel 2017, le erogazioni sono state pari a circa 1 miliardo di euro - ha spiegato Righetti -, in linea con l’anno precedente e probabilmente cresceranno nel 2018, visto che l’avanzo di esercizio 2017 che le alimenterà ha registrato uno straordinario incremento di oltre l’80 per cento rispetto all’anno precedente”.

Per Righetti, tuttavia, è arrivato il tempo di non guardare più alle Fondazioni di origine bancaria soltanto come enti erogatori. “La tendenza a far coincidere l’identità delle Fondazioni con l’attività erogativa è, a mio avviso, alquanto bizzarra e contiene almeno due limiti macroscopici - spiega Righetti -. Il primo è che questa visione trasforma un mezzo in un fine. Le erogazioni, o meglio le risorse erogative, non sono un fine, sono uno strumento attraverso il quale le Fondazioni perseguono i propri obiettivi di missione che sono, come indicato dalla Legge Ciampi, quelli di perseguire esclusivamente scopi di utilità sociale e promozione dello sviluppo economico. Il secondo limite è che fa implicitamente intendere che le erogazioni siano l’unica leva a disposizione delle Fondazioni”. 

Due gli aspetti sottovalutati, secondo il direttore Acri. Il primo riguarda l’impiego del patrimonio in investimenti correlati alla missione. “Nel perseguire la propria missione - ha spiegato Righetti -, le Fondazioni si sono progressivamente rese conto che avevano a disposizione una ricchezza che non usavano a pieno. Utilizzare il patrimonio in correlazione alla missione consente di perseguire l’obiettivo di produrre rendimenti che vanno ad alimentare l’attività erogativa, perseguendo contestualmente anche l’obiettivo di missione”. Sulla base delle rilevazioni effettuate da Acri, inoltre, “l’ammontare complessivo di investimenti che presentano le caratteristiche di correlazione agli obiettivi di missione delle Fondazioni sono pari a circa 4,6 miliardi di euro e rappresentano circa l’11,5 per cento del patrimonio”, ha chiarito Righetti. C’è poi il ruolo istituzionale. Per Righetti, oggi, le Fondazioni “nell’essere parte integrante dei territori, sono capaci di captarne i bisogni, comprenderne le esigenze, identificare le priorità di intervento - ha aggiunto Righetti -. Sono antenne sul territorio, grazie alla loro capacità di dialogo con gli attori, pubblici e privati, che hanno a cuore la crescita delle comunità secondo i valori della solidarietà e del bene comune”. Per Righetti, le Fondazioni sono anche “enti catalizzatori”, in grado di “chiamare attorno al tavolo tutti coloro che, su specifiche problematiche, hanno esperienze e competenze e soprattutto, hanno a cuore la soluzione dei problemi. Grazie alla loro autorevolezza e alla loro neutralità, sono in grado di svolgere questo ruolo di coordinamento e di chiamata alla responsabilità”. Fondazioni che sono anche “propulsori di innovazione”, in grado di “stimolare direttamente o attraverso la partnership con i tanti soggetti operanti sul territorio, processi di innovazione in campo sociale, culturale e formativo, di cui beneficiano i cittadini e che rappresentano punti di riferimento cui si ispirano frequentemente anche le politiche pubbliche locali”.

Per Righetti, questo ruolo istituzionale “non va quindi trascurato, anzi, rappresenta e forse sempre più rappresenterà, una leva fondamentale, non tanto a causa della riduzione delle risorse a disposizione sia pubbliche che private, ma soprattutto perché una azione corale e concertata con le tante realtà pubbliche e private, profit e non profit presenti sul territorio, mette a fattor comune competenze, esperienze e risorse, conferendo agli interventi più efficacia e efficienza operativa”. Tutto questo, ha concluso Righetti, ha consentito alle Fondazioni di “intraprendere percorsi innovativi, efficaci e di ampia portata - ha aggiunto -. D’altra parte, se fosse mancata questa chiara presa di coscienza sulle proprie potenzialità, programmi di ampio respiro e di ampia portata quali l’Housing Sociale, la Fondazione con il Sud e, più recentemente, il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, non sarebbero stati sicuramente possibili. Per non citare le centinaia di progetti a livello locale realizzati da ciascuna Fondazione”. (ga)

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