:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Dopo 80 ore di navigazione, sbarco a Reggio Calabria di 232 migranti

Finisce così l'odissea della nave della ong Sea-Watch, che ha dovuto effettuare più interventi. Non solo mancano navi per i soccorsi, ma Malta continua a rifiutarsi di accogliere, anche quando la situazione per il mare mosso è drammatica. Solo il sì del Ministero dell'Interno italiano ha sbloccato la situazione

08 giugno 2018

MILANO - Dopo più di 80 ore di navigazione, sbarcheranno sabato 9 giugno, alle ore 8, a Reggio Calabria i 232 migranti salvati dalla Sea-Watch, nave della ong tedesca impegnata nel Mar Mediterraneo. Per queste persone e l'equipaggio si conclude così un lungo peregrinare nelle acque del Mediterraneo, causato sia da "una preoccupante assenza di mezzi di soccorso" , sia per il rifiuto di Malta di accogliere. "Le persone sono sempre più indebolite", comunica Sea-Watch. La nave della ong tedesca, dopo aver soccorso i migranti, ha dovuto infatti rispondere ad altre richieste di aiuto, sempre sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana. In particolare, ha dovuto assistere "per più di 24 ore" la piccola nave della ong "Sea-Fuchs": l'obiettivo era di prendere a bordo anche i profughi saliti su questa imbarcazione, ma il mare mosso ha impedito l'operazione. E nonostante la situazione drammatica, Malta ha rifiutato l'approdo alla Sea Fuchs.

Foto Sea watch
Salvataggio sea watch - 6 novembre 2017 3



Ora la Sea Fuchs è ancora in mare, assistita dalla Guardia Costiera Italiana, mentre la Sea-Watch ha ricevuto l'autorizzazione a dirigersi verso le coste italiane ed è rimasta in attesa che il Viminale decidesse in quale porto potesse approdare. Solo a mezzogiorno di oggi le è stato indicato quello di Reggio Calabria. Secondo la Sea Watch i migranti vengono ormai considerati persone di serie B. "Abbiamo modo di pensare che sarebbe diverso l'approccio al soccorso se i casi in difficoltà avessero riguardato cittadini europei -scrive la ong-. Questo denota a sua volta una diversa applicazione delle norme regolanti il rispetto dei diritti umani, riflesso nella strategia europea di potenziamento delle capacità operative dei libici in mare, ai fini di intercettare e riportare le persone in Libia, dove sono soggette a detenzione illimitata, in condizioni disumane, e soggette a gravi e ampiamente documentate violazioni dei diritti umani". (dp)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa