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Migranti, un libro di stoffa con cucite le storie delle donne del mondo

Si chiama “Punteggiatura” ed è firmata dall’artista eritrea Muna Massie: un "tessuto" sociale costruito grazie al dialogo. L’opera sarà presentata il 15 giugno, appuntamento che apre “Right to the City | Diritto alla città”, i 10 giorni bolognesi dedicati ai migranti, nel progetto "Atlas of Transitions"

10 giugno 2018

BOLOGNA - Si chiama “Punteggiatura” il libro di stoffa su cui Muna Massie, nata in Eritrea e residente a Bologna ha cucito le storie di donne di diverse provenienze – Nigeria, Somalia, Iran, Albania, Serbia, Camerun, Russia, Lettonia, Marocco, Brasile, Congo, Moldavia, Guinea – incontrate sul territorio. Un vero e proprio “tessuto” sociale costruito grazie al dialogo.
“Gli incontri con le diverse donne, avvenuti per lo più singolarmente, si sono rivelati un dibattito in divenire – spiega l’artista –. Ogni donna è stata libera di rispondere a domande formulate da me o di trattare argomenti propri. Ho aperto i miei dialoghi ponendo come centro il libro; domandare cosa sia un libro è stato già in parte scriverlo. Domandare cosa si vorrebbe scrivere a chi lo leggerà ha acceso in tutte un senso di responsabilità verso l’altro che mi ha commosso”.

La presentazione di “Punteggiatura”, in calendario al MAMbo venerdì 15 giugno, segna l’inizio di “Right to the City | Diritto alla città”, i 10 giorni bolognesi (fino al 24 giugno) curati da Piersandra Di Matteo che avranno al centro le esperienze comuni tra residenti italiani e stranieri, migranti, richiedenti asilo, rifugiati politici. Obiettivo, sperimentare l’incontro, la relazioni, le forme della partecipazione in uno scenario inclusivo, collettivo e festoso. “Non esiste discorso sulla migrazione senza interpellare i confini della cittadinanza, il diritto all’abitare – spiega Di Matteo –. Per progettare ‘Right to the City’ siamo partiti da questo nodo. Le 10 giornate abbracciano il fare e il poter fare, convocando il diritto di tutti a manifestare la propria presenza e a rendersi visibili”.

Muna Massie, artista eritrea

Right to the City | Diritto alla città” è parte del progetto europeo Atlas of Transitions, nato per elaborare, attraverso diverse pratiche artistiche, nuovi modi di interazione e reciprocità tra cittadini europei, residenti stranieri e nuovi arrivati. Capofila, Emilia-Romagna Teatro Fondazione. Dieci i partner appartenenti a 7 Paesi: Italia, Albania, Belgio, Polonia, Francia, Grecia e Svezia.
Performance itineranti, dj-set collettivi, musiche del mondo, trasmissioni radiofoniche sono alcuni degli strumenti di un’esplorazione urbana che coinvolge diversi luoghi di Bologna, dal centro alla periferia, dal Teatro Arena del Sole a Piazza dei Colori, nel quartiere che ospita l’hub regionale.

La città, insomma, diviene protagonista di questa avventura collettiva. Camminare rallentando il passo, registrare e riascoltare altrove i suoni di un mercato rionale, disegnare le traiettorie dei propri itinerari giornalieri e percorrerli con altri abitanti, danzare in gruppo in una delle vie principali o in una piazza periferica, lasciare sui muri del teatro della città il segno della propria mappa personale, rimanere bloccati in un ingorgo automobilistico appositamente creato per raccontare storie possibili e impossibili (per mano del collettivo Cantieri Meticci), condividere il cibo in una tavolata multietnica: gli appuntamenti in programma sono i più diversi. “’Right to the city’ chiede a un gruppo di artisti di pensare progetti capaci di fare agire insieme cittadini, abitanti, migranti – senza tematizzare l’essere migrante come fosse un marchio d’esistenza –, lavorando dentro i centri d’accoglienza, camminando, mappando, oltre all’orizzonte architettonico, anche quello sensoriale degli odori, del tatto, dei battiti e del respiro”, continua Di Matteo. 

Tra gli altri appuntamenti, domenica 17 giugno, “Unleashing ghosts from urban darkness” (Scatenare i fantasmi dall’oscurità urbana), performance itinerante – la partenza alle 18 al Memoriale della Shosh – sotto la guida di Alessandro Carboni, artista interdisciplinare che esplora le relazioni tra corpo, spazio urbano e cartografia. Il progetto coinvolge performer e giovani di diverse provenienze geografiche che hanno mappato un’area estesa della città, dalla periferia al centro: una guida tradotta in 8 lingue scandisce le fasi del lavoro a partire dall’acquisizione di forme, situazioni e accadimenti urbani, declinati in scritture coreografiche. Martedì 19 giugno alle 19 nel Chiostro dell’Arena del Sole ci sarà la presentazione di “Sconfinate. Terre di confine e storie di frontiera”. Nel volume, curato da Emanuele Giordana, 10 autori provano a disegnare una nuova mappa geografica che tenga conto del “confine che non c’è” del Somaliland, della frontiera liquida del Mediterraneo, dei confini di sabbia dei deserti africani, dei lasciti coloniali della linea Durand tra Afghanistan e Pakistan, del muro di Trump tra Stati Uniti e Messico. 

Il 20 giugno, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, avrà luogo, sempre nel Chiostro dell’Arena del Sole, “Maps of Transitions. Trasversalità metodologiche: paura, amore, inclusione”, seminario concepito come un mini-tour tra mappe geografiche e linguistiche, ideato in collaborazione con Amnesty International e il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Università di Bologna. Saranno analizzati i risultati raccolti dal “Barometro dell’odio”, strumento di monitoraggio dei discorsi di odio in campagna elettorale ideato da Amnesty International Italia. (Ambra Notari)

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