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Migranti, Paleologo: "Chiudere i porti è contro le norme internazionali"

L'analisi del giurista: "Si sta saldando dal basso un vasto fronte di società civile e di giuristi che non arretra. Ciascuno farà la sua parte, quotidianamente e nei tanti luoghi di scontro che si determineranno, per difendere il diritto alla vita"

11 giugno 2018

PALERMO - Chiudere i porti non si può fare perché è una violazione delle norme internazionali. Lo sostiene Fulvio Vassallo Paleologo, docente di Diritto di asilo all'università di Palermo, a poche ore dalle dichiarazioni del ministro Salvini sulla eventuale chiusura dei porti italiani per gli sbarchi dei migranti e dello scontro diplomatico con Malta.

-Su che cosa si basa la linea espressa dal ministro dell'Interno?
Il Governo, in questo momento, sostiene che si può prestare assistenza ai migranti anche senza fare entrare la nave nei porti. L'obiettivo è però quello di utilizzare il dramma che stanno vivendo queste persone soltanto per ricattare gli Stati europei. In particolare gli Sati di bandiera di queste navi umanitarie che secondo il governo dovrebbero essere chiamati in causa. Tutto ciò però sarebbe in contrasto con tutte le norme internazionali.

Ci sono dei precedenti?
Anche nel processo sulla nave Open Arms questa argomentazione era stata portata avanti dalle procure in sinergia con il Governo ma è stata respinta perché il tribunale di Ragusa ha stabilito che la competenza dello sbarco toccava all'Italia. L'Italia non può certo portare avanti una linea che è contraddetta anche dalle pronunce recenti dei tribunali. 

Il Governo potrebbe realmente chiudere i suoi porti ai migranti?
Un Governo, in violazione delle norme internazionali, può fare anche delle scelte di forza tenendo conto però di quelle che saranno le conseguenze nelle eventuali e successive misure che prenderanno gli organismi internazionali. La Commissione europea in precedenti occasioni già aveva ricordato all'Italia le sue responsabilità di soccorso per le operazioni coordinate dalla nostra Guardia costiera. Credo che adesso questo richiamo diventerà ancora più forte. Nessun Paese europeo e nessuna istituzione europea a partire dal Consiglio della commissione europea accetteranno una politica del ricatto come quella che sta facendo Salvini nei confronti di Bruxelles.

Quali organismi internazionali potrebbero intervenire?
Qualora si prospettasse un conflitto tra Stati, dovrebbe intervenire la Corte di giustizia di Lussemburgo dell'Unione europea. Se ci saranno invece ricorsi individuali da parte delle singole persone si può adire la Corte Europea dei Diritti dell'uomo. Se poi c'è un conflitto tra Stati in applicazioni delle regole sulla zona Sar si può adire il tribunale internazionale dei diritti del mare di Amburgo.

Riguardo alla posizione di Malta cosa si può aggiungere?
A livello di convenzioni internazionali, c'è la previsione se non l'obbligo di accordi di gestione congiunta delle emergenze tra Paesi che hanno zone Sar confinanti. Il vero problema è che non c'è certezza sulla zona Sar di Malta che in parte è sovrapposta con quella italiana. Malta, inoltre non ha accettato degli emendamenti alle convenzioni che rafforzano l'obbligo del Paese responsabile nella zona Sar di fare sbarcare le persone. L'ex ministro Minniti con la sua politica contro le Ong e con gli accordi fatti con la Libia ha creato proprio l'argomento forte per fare sì che Malta possa dire che non è più sua la competenza del soccorso. Se nell'ultimo anno, infatti è stato detto che in quelle acque intervengono i libici e poi i soccorsi dell'Italia, Malta si sente autorizzata a dire che non deve intervenire perché le regole sono altre. Il governo per cambiare le regole deve cambiare le leggi e le leggi le cambia il Parlamento e non un ministro dell'Interno. 

E' interessante il segno forte che in queste ore stanno dando alcuni sindaci italiani.
Sì, è significativa in questo momento la presa di posizione di alcuni sindaci italiani che rappresentano certamente quella parte della società civile solidale che crede nell'accoglienza. Si sta saldando, infatti, dal basso un vasto fronte di società civile e di giuristi che non arretra. Ciascuno farà la sua parte, quotidianamente e nei tanti luoghi di scontro che si determineranno, per difendere il diritto alla vita, la portata costituzionale del diritto di asilo, la dignità delle persone, tutte, di qualunque provenienza siano, e le garanzie dello stato di diritto sancite nella nostra Costituzione. Gli operatori dell’informazione ed i difensori dei diritti umani vigileranno perchè la continua diffusione di notizie false non continui a creare ulteriori spaccature  tra la popolazione, alimentando processi sommari che servono soltanto a garantire una narrazione distorta, una involuzione autoritaria dello stato e la predominanza di una parte politica al di fuori delle regole sancite dalla Costituzione. Resteremo sempre dalla parte delle vittime, e di chi le assiste, per i diritti di tutti e di tutte.

Intanto abbiamo le navi Sos Mediterranee e Sea Whatch con a bordo tante persone, tra cui donne e bambini, a cui si devono dare delle risposte immediate
Temo che il governo insista su questa linea della durezza. E' però importante in questo momento il ruolo delle comunità locali e della società civile perché possano mettere delle barriere 'antiruspa' contro questo tipo di politica proprio per salvaguardare la nostra umanità e la vita dei migranti. Se noi permettiamo alla ruspa di abbattere le loro vite mettiamo in discussione la nostra stessa possibilità di sopravvivenza come società civile. Non c'è una contrapposizione tra diritti umani e diritti sociali e chi oggi sta negando il diritto umano alla vita e alla sopravvivenza domani non manterrà quelle promesse di miglioramento del tenore di vita sociale che sono state al centro della campagna elettorale.

Riguardo agli accordi di Dublino che succede?
Salvini fa la voce grossa in Europa ma si allea con quei governi che di fatto mantengono l'attuale regolamento di Dublino che penalizza proprio l'Italia. Viene fuori quindi tutta la contraddizione che però purtroppo a livello di propaganda elettorale continua a riscuotere consensi. Nell’ultimo consiglio europeo (dei ministri dell’interno) il governo italiano si è trovato alleato con Ungheria ed Austria che mai e poi mai vogliono un superamento del criterio base dell’attuale regolamento di Dublino, quello della competenza del primo paese di ingresso, dunque ad evidente sfavore della Grecia e dell’Italia. (set)

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